La città diventa lo spazio di lavoro: il progetto Venezia

Dario Colombo

13/04/2022

Con il progetto Venywhere Cisco sperimenta il nuovo lavoratore: digitale, consapevole, partecipe della città

La città diventa lo spazio di lavoro: il progetto Venezia

Il futuro del lavoro passa per Venezia, con il progetto Venywhere, idea portata avanti dal professore di management Massimo Warlgien, nata nel 2020 a inizio pandemia, sostenuta da Fondazione di Venezia e Università Cà Foscari e tradotta in progetto concreto a inizio marzo con la partecipazione attiva di Cisco.

In sintesi l’idea è di attrarre nuovi talenti a Venezia, per non avere più solamente temporary citizen, ma persone che riescano a inserirsi nel tessuto cittadino. Lavoratori felici di essere in un luogo e disposti a contribuire alla crescita del tessuto sociale.

Chuck Robbins Cisco Chuck Robbins Cisco

Tema, questo, caro alla società hi-tech, come ha detto il suo ceo Chuck Robbins, che in transito in Europa ha voluto tenere a battesimo l’iniziativa: “l’happy employee è la garanzia del successo. Sono le persone, i team stessi che devono decidere quanti giorni di lavoro fare in ufficio e quanto altrove”.

La genesi della partecipazione di Cisco al progetto Venywhere l’ha spiegata l’amministratore delegato di Cisco Italia, Gianmatteo Manghi: “Il team People e Community di Giancarlo Barozzi stava cercando un luogo in Italia che unisse il concetto di lavoro distribuito e le nuove forme di lavoro ibrido. Si è creata una connessione con il professor Varglien. E il risultato sono 16 giovani colleghi che oggi stanno vivendo questo esperimento”.

Il test durerà tre mesi, dopodiché Cisco tirerà le somme e queste avranno un doppio livello di lettura.
Le informazioni che Cisco trarrà serviranno a capire come le persone si comportano se li si lascia libere di scegliere luoghi e modi di lavoro.
Dal canto suo Venezia potrà capire in che misura le persone in arrivano da tutta Europa possono eleggere la città lagunare a loro luogo di lavoro e di nuova cittadinanza.

Gianmatteo Manghi Cisco Gianmatteo Manghi Cisco

Il lavoro del futuro è quello che sa fare la storia

Un’azienda, ha detto Manghi, viene ricordata nella storia, oltre che per i propri risultati economici, anche per l’impatto che riesce ad avere sul tessuto sociale economico e ambientale.
L’Amministratore delegato ha così sintetizzato la visione di Cisco sul futuro del lavoro: «deve essere sempre più inclusivo: ciascuno deve poter esprimere i propri valori, le proprie idee e le proprie competenze e agire per avere un impatto sulla comunità in cui lavora. Deve essere sostenibile sia sul piano ambientale, sia su quello sociale, in armonia con le esigenze personali e familiari. Deve essere digitale e far parte di un sistema di lavoro aperto con le atre aziende, le start up, le università».

Venezia laboratorio con sedici pionieri

Proprio Gianpaolo Barozzi, direttore gruppo People Experience Innovation Global, del gruppo People & Commiunities (ex HR) ci ha spiegato perché Venezia è il luogo ideale per sperimentare sul campo il futuro del lavoro.
Il lavoro ibrido è molto diverso dal remoto: “richiede una struttura ambientale, cultura aziendale e leadership. La città in 15 minuti sta avvenendo: Venezia lo è by design, è un laboratorio di innovazione vivente. 16 pionieri di Cisco lavorano qui per tre mesi partecipando alla città".

Il modo di lavorare delle sedici persone di Cisco, provenienti da Italia, Spagna, Francia e Grecia, darà risposte a più domande: quanto impegno serve, quanta autonomia e senso di responsabilità, quanta flessibilità, quali tecnologie?

Utilizzeremo le loro opinioni ma anche, in modo consenziente, i loro dati di utilizzo delle infrastrutture, così capiremo i tempi e i luoghi di lavoro”, ha spiegato Barozzi.

Il grafo del lavoro ibrido

Per consentire i meeting sono stati creati quattro spazi condivisi con piattaforme di comunicazione (terminali video HD, con noise canceling) presso Istituto di scienze marine dell’Arsenale, Cà Bottacin dell’Università, presso la Fondazione di Venezia e nell’Innovation Hub della Facoltà di economia.

Obiettivo di Cisco è capire quali sono le soluzioni migliori per gestire il lavoro ibrido e come ridisegnare lo spazio di lavoro distribuito.

«Misuriamo ingaggio, performance e metodo di lavoro - ha detto Barozzi -. Teniamo conto che l’obiettivo non è il controllo ma sono le preferenze di lavoro: ci servono informazioni su spazi e movimento delle persone”.

Ne nascerà, allora, un grafo capace di descrivere il lavoro tramite le relazioni che le persone intrattengono fra dei loro e con i luoghi e gli spazi in cui lavorano e vivono.

Proprio per questo i 16 pionieri di Cisco saranno un riferimento anche dopo i tre mesi di permanenza a Venezia, per lo studio sul futuro di lavoro, per vedere cosa accade dopo il rientro nella sede di provenienza.

Imma De Rosa e Irene Zabala Imma De Rosa e Irene Zabala

Cosa dicono i giovani lavoratori?

Fra i sedici pionieri c’è la bolognese Imma De Rosa: “mi sveglio con i turisti sotto casa, vado al lavoro scegliendo fra ufficio, centro di ricerca, università, vedo colleghi diversi ogni giorno, con la garanzia che la tecnologia mi assiste in ogni attività”.
La madrilena Irene Zabala Alonso definisce la sua partecipazione al progetto “un’esperienza pazzesca. Vogliamo aiutare a trasformare Venezia, farla diventare una città per il lavoro ibrido. Abbiamo fatto design thinking su problemi come l’acqua alta, turisti e lavoratori”.

Com’è allegra Venezia

L’entusiasmo di Cisco e delle sue persone è il viatico per vedere in profondità il progetto Venywhere.
Massimo Warlgien, fondatore del progetto spiega la matrice socio economica; “Il crollo del turismo conseguente alla pandemia ha messo allo scoperto la debolezza di Venezia. Ma l’emergere del lavoro remoto ha dato lo spunto per farne un luogo di lavoro per italiani stranieri e veneziani di ritorno».
Quello con Cisco è il primo progetto pilota “sta dando risultati per progettare il futuro. Abbiamo capito che sono tanti che vogliono venire a Venezia. Sono persone con meno di 45 anni, molte donne, vengono da settori IT, creativi, finanza, e da varie aree geografiche”.

Gli ha fatto eco Michele Bugliesi, presidente di Fondazione di Venezia, per il quale è doveroso creare un’alternativa al turismo, con interpretazione dei macro trend: digitale sostenibilità e inclusione: “La residenza avviene con il lavoro. La città deve tornare a produrre”. Logico allora che Tiziana Lippiello, rettore dell’Università Cà Foscari, si auguri che i 16 pionieri di oggi possano diventare 16mila.

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