La Cina si sta preparando alla guerra mondiale?

Luna Luciano

01/07/2023

01/07/2023 - 08:05

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Il mondo guarda con preoccupazione la nuova simulazione di “guerra totale” condotta dalla Cina. Pechino si sta realmente preparando alla terza guerra mondiale? Ecco cosa sta accadendo.

La Cina si sta preparando alla guerra mondiale?

La Cina si starebbe preparando all’eventualità di uno “Scenario Z”, termine con il quale si intende la possibilità che un conflitto regionale si estenda su scala globale, giungendo, di fatto, a una terza guerra mondiale.

A prova di questo ci sarebbero le simulazioni condotte in questi giorni da Pechino di una “guerra totale” durante la valutazione di nuovi armi missilistiche e siluriche. Simulazioni che non sono di certo passate inosservate agli occhi degli Stati Uniti.

Le simulazioni e i test di una possibile conflitto armato non sono la prova che Pechino stia realmente pensando di muovere guerra contro Washington, ma sicuramente dimostrano come la Cina non ne escluda l’eventualità in caso attaccasse Taiwan, l’isola sulla quale si concentrano le attenzioni e le mire delle due superpotenze.

Le tensioni di certo sono destinate ad aumentare, specialmente dopo la tragedia sfiorata tra Cina e Stati Uniti nello Stretto di Taiwan agli inizi di giugno. Per tale ragione è opportuno approfondire cosa stia accadendo, cosa ha dimostrato la simulazione e quali sarebbero le conseguenze di una guerra tra Cina e Stati Uniti.

La Cina si prepara alla guerra mondiale: cosa prevede la simulazione

È importante dosare le parole quando si parla di un eventuale scontro tra due superpotenze: la Cina - almeno stando agli attuali dati degli analisti - non starebbe pianificando di scatenare una terza guerra mondiale, ma davanti al pericolo di uno scontro militare con gli Stati Uniti e alleati, preferisce prepararsi allo scenario più estremo: lo “Scenario Z”.

È per tale ragione che l’esercito popolare di liberazione cinese (Pla) ha condotto una simulazione di “guerra totale” durante la valutazione di nuove armi. Il test ha simulato un eventuale attacco aereo - con missili che piovevano da ogni direzione - complicando quindi la difesa dei torpedinieri cinesi schierati contro il nemico, con rumori di disturbo che impedivano la comunicazione tra le navi e con la capacità di rilevamento dei radar ridotta del 60%.

Uno scenario catastrofico per la Cina, che prende in considerazione le risorse e gli sforzi che dovrebbe sostenere per vincere il conflitto, coinvolgendo esercito e popolazione civile. Ragione che ha condotto Pechino al rafforzamento del proprio esercito.

La Cina rafforza l’esercito per sfidare gli Stati Uniti: i dati dell’esercito cinese

Non c’è dubbio, per quanto la simulazione non identificasse il paese avversario, che la Cina abbia valutato uno scontro diretto con gli Stati Uniti - probabilmente come risposta alla possibile invasione di Taiwan. Infatti, nei risultati del test, pubblicato questo mese sul Chinese Journal of Ship Research, si può leggere tra gli asset in dotazione l’Arleigh Burke, una classe di cacciatorpediniere della Marina statunitense entrata in servizio negli anni ’90 del Novecento.

Taiwan è da anni al centro degli interessi strategico-militari ed economici sia della Cina che degli Stati Uniti: il controllo dell’isola garantirebbe il controllo sull’oceano Pacifico, ma non solo. È intenzione della Cina annettere l’isola entro il 2049, mentre gli Stati Uniti minacciano di intervenire a sua difesa. Intanto gli analisti hanno ipotizzato che l’attacco possa verificarsi nel 2027, o addirittura nel 2024,

A prova di questo il rafforzamento dell’esercito cinese che ormai è il primo esercito al mondo per forza lavoro e forza navale, lasciandosi alle spalle Stati Uniti e Russia; mentre Washington è la prima per forza aerea. Non deve stupire quindi che la simulazione abbia previsto un attacco aereo da parte di un paese straniero contro la flotta marina militare. I risultati, infatti, si sono concentrati sulle sorti delle navi cinesi.

Gli autori hanno stimato anche i costi complessivi di una “guerra totale”, che potrebbero includere la perdita di milioni, o addirittura miliardi, di vite umane e ingenti danni a città, sistemi di trasporto, reti di comunicazione e impianti industriali.

Guerra tra Stati Uniti e Cina: c’è il rischio di una guerra nucleare?

Lo studio cinese ha poi preso in considerazione l’eventualità di un impiego di armi nucleari, considerando i temibili effetti duraturi e dannosi sull’ambiente e agricoltura. Lo “Scenario Z” ha evidenziato come una guerra nucleare si ripercuota sul futuro della nazione, evidenziando carenze alimentari, mutazioni genetiche e tassi più elevati di cancro e altre malattie.

È per tale ragione che alcuni ricercatori militari cinesi hanno proposto di spostare la guerra - nel caso in cui non possa essere evitata - sul suolo americano. Una possibilità da non sottovalutare, dato che la Cina sta sviluppando armi all’avanguardia, come missili ipersonici con testate nucleari in grado di penetrare nelle reti di difesa statunitensi.

Una corsa agli armamenti, che si è rivelata necessaria per la Cina anche per raggiungere al più presto lo status di super potenza mondiale. Status che la Cina vuole raggiungere sfidando gli Stati Uniti in 8 settori chiave.

In tutto questo bisogna prendere in considerazione la capacità degli Stati Uniti di poter realmente sostenere uno scontro nucleare, tanto che alcuni osservatori hanno iniziato a mettere in dubbio l’efficacia dell’ombrello nucleare americano (o nuclear sharing), ossia la capacità di Washington di salvaguardare i Paesi alleati dalla minaccia di ritorsioni nucleari.

Bisogna poi considerare che i giochi di simulazione hanno prodotto in questi mesi due risultati opposti: la vittoria della Cina con ingenti perdite o la sua sconfitta. Entrambe le superpotenze, quindi, avrebbero maggiori interessi nell’evitare una guerra mondiale, per di più nucleare - nonostante la Cina si prepari al peggio nel caso avvenisse.

È più probabile - per quanto la situazione geopolitica sia instabile e mutevole - che la Cina lavori, quindi, a un piano per ottenere Taiwan in maniera pacifica. Dopotutto le conseguenze di uno scontro tra Cina e Stati Uniti sarebbero globali e totalizzanti e chiunque vorrebbe evitarle fino a barattare la libertà di Taiwan.

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