La Cina sta acquistando oro russo a un ritmo senza precedenti

Ilena D’Errico

6 Gennaio 2026 - 02:51

Un legame sempre più stretto quello fra Russia e Cina, cementificato da massicce quantità d’oro scambiate tra le due potenze.

La Cina sta acquistando oro russo a un ritmo senza precedenti

Pechino ha segnato un nuovo record, battendo il suo stesso precedente e dimostrando al mondo intero l’intensificarsi dei rapporti con Mosca. La Cina sta acquistando oro russo a un ritmo senza precedenti, con quantitativi 2025 superiori di quasi 9 volte rispetto all’anno antecedente. Soltanto nel primo semestre dell’anno passato le esportazioni russe di metalli preziosi, incluso ovviamente l’oro, sono aumentate dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Si parla di transazioni da circa 1,9 miliardi di dollari spesi tra gennaio e novembre 2025, ma buona parte di questo commercio si è concluso proprio alla fine dell’anno, quando la Cina ha scelto di chiudere in bellezza comprando oro russo per ben 961 milioni di dollari. Un valore mensile storico, mai registrato prima d’ora nella storia del commercio bilaterale tra i due Paesi e sintomatico di una strategia ben precisa che, proprio tagliandolo fuori, ruota intorno all’Occidente.

La Cina sta acquistando oro russo a un ritmo senza precedenti

L’aumento delle esportazioni russe verso la Cina è sotto gli occhi di tutti, soprattutto per quanto riguarda l’oro. Acquisti per oltre 900 milioni di dollari in appena un mese passano difficilmente inosservati, ma questi sono soltanto i dati doganali cinesi. Il sospetto comune è che riguardino soltanto una parte del commercio di metallo prezioso tra le due potenze. Molte stime vedono valori ancora più elevati, con la Cina ancora accusata di nascondere parte dell’importazione.

In ogni caso, si tratta di numeri eccezionalmente elevati ma non del tutto sorprendenti. La corsa di Pechino all’oro non è affatto cominciata adesso, come neppure il picco di vendite da parte della Russia. Con la guerra in Ucraina e le sanzioni occidentali, il rafforzamento degli scambi tra i due Paesi è stata una conseguenza del tutto naturale.

Di fatto, l’oro rappresenta un elemento centrale del modello monetario promosso dai Paesi Brics, un riparo concreto dalle ingerenze occidentali ma soprattutto un elemento cruciale per l’autonomia dal dollaro statunitense. Negli ultimi anni, la Banca popolare cinese ha rappresentato il maggiore acquirente mondiale d’oro, continuando ad acquistare il metallo in massicce quantità anche quando il mercato sembrava suggerire una scelta contrapposta, influenzando da sola (e notevolmente) le variazioni di prezzo.

Cosa stanno facendo Cina e Russia

Quella cinese è una strategia che prescinde dalla Russia, e da qualsiasi altra nazione a dirla tutta, visto che riguarda prettamente la valuta nazionale. Oltre ad aver creato lo Shanghai Gold Exchange, il più vasto mercato d’oro fisico al mondo, continua a intensificare i rapporti commerciali con i Paesi Brics, poggiando su un vero e proprio corridoio dell’oro (soprattutto grazie all’apertura al Brasile).

Così, lo yuan è sostenuto dal metallo prezioso, rappresentando un’alternativa credibile, stabile e sicura rispetto al sistema dollarizzato che è sempre meno apprezzato in Oriente. La Russia è ben presto diventata un venditore preferenziale, in un rapporto ancora più stretto dallo scoppio del conflitto con Kiev. Mosca ha dovuto trovare alternative strategiche per sopravvivere alle sanzioni occidentali che l’hanno tagliata fuori dal mercato dell’oro, mentre Pechino ha avvertito l’urgenza di massimizzare le riserve rifugio e distaccarsi da attivi occidentali soggetti a sanzioni o congelamenti.

Gli scambi sono quindi cresciuti come conseguenza, rafforzando il legame tra i due Stati che passa ormai dalle relazioni economiche a quelle politiche e ideologiche senza troppe difficoltà. L’aspetto finanziario resta comunque un pilastro nei rapporti tra Russia e Cina, soprattutto per l’impegno di scambiare rubli e yuan e così aggirare il sistema Swift dominato dall’Occidente. Con le riserve d’oro molti Paesi stanno così costruendo una solida armatura di difesa contro le sanzioni e le pressioni geopolitiche, costringendo i Paesi occidentali e anche le loro rispettive banche centrali a valutare strategie alternative.

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