La stazione spaziale cinese è l’unica interamente di uno Stato e presto farà della Cina l’unica potenza mondiale con una stazione in orbita.
La Cina è in anticipo anche quando arriva in ritardo. Pechino sta correndo senza sosta per recuperare terreno rispetto agli Stati Uniti e alla Russia, che hanno investito con costanza nei programmi spaziali nazionali molto prima, trasformando una mancanza in un vantaggio competitivo senza paragoni. Basti pensare che il primo volo spaziale umano cinese risale al 2003, mentre sia Usa che l’allora Urss ci sono riusciti nel 1961. Contando su tecnologie già sviluppate, concentrandosi sul perfezionamento anziché sulle basi, e mettendo in campo progetti seguiti rigorosamente (anche nei finanziamenti) la Cina è oggi l’unica potenza a gestire e controllare interamente una stazione spaziale. Tiangong, conosciuta anche con la traduzione di “Palazzo celeste”, è la sola stazione spaziale a far capo a un singolo Stato. Con l’imminente ritiro dell’Iss, quindi, la Cina sarà anche l’unica potenza mondiale con una stazione nello spazio, che peraltro per quel momento sarà abbondantemente cresciuta. Sicuramente questo non si tradurrà in un monopolio spaziale cinese, ma offrirà a Pechino una posizione di superiorità scientifica determinante nei rapporti diplomatici.
Iss e Tiangong, le stazioni spaziali in orbita
Attualmente, ci sono due stazioni spaziali in orbita, la stazione spaziale internazionale (Iss dall’acronimo inglese) e Tiangong. La stazione spaziale internazionale è gestita in maniera congiunta da Stati Uniti (NASA), Russia (Roscosmos), Europa (ESA), Giappone (JAXA) e Canada (CSA-ASC). L’Iss è abitata continuamente da un equipaggio di astronauti dal 2000, con un termine di operatività fissato nel 2030 e il rientro in atmosfera previsto per il 2031. Seppur con qualche ostacolo (la costruzione è iniziata nel 1998 e la fine era prevista per il 2017, ma l’ultimo modulo è stato installato soltanto nel 2021) l’Iss ha raccolto dati ed esperimenti preziosi per la ricerca scientifica, rappresentando peraltro un importante esempio di collaborazione internazionale. Mosca sta sviluppando la propria stazione orbitale per emanciparsi dal progetto, ma continua a collaborare operativamente con il Segmento Orbitale Russo, che resterà almeno fino al 2028.
Completamente diversa la situazione di Tiangong, a partire dal fatto che fa capo solo ed esclusivamente alla Cina. Costruita tra il 2021 e il 2023, è in orbita già dal 2021, anche grazie al lavoro precedentemente svolto su prototipi più piccoli e ormai dismessi. Ora la stazione comprende tre moduli, ma arriverà a un totale di sei, a cui si aggiungerà un telescopio spaziale nella stessa orbita entro il 2027. Il telescopio, con uno specchio primario da 2 metri e una fotocamera da 2,5 miliardi di pixel dovrebbe mappare circa il 40% del cielo. Nel frattempo, Pechino sta lavorando anche a soluzioni di trasporto ottimizzate, procedendo senza sosta.
L’unica stazione spaziale di una potenza mondiale
Il Palazzo celeste avrebbe dovuto vedere anche una collaborazione dell’Italia, per la quale erano state avviate delle trattative, ma il Belpaese ha privilegiato i rapporto con gli Stati Uniti. C’è poi da dire che l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), insieme ad aziende leader del settore come Thales Alenia Space, ha avuto un ruolo da protagonista nell’Iss e nella stragrande maggioranza dei progetti spaziali internazionali. Tiangong, però, garantisce a Pechino il controllo completo su una stazione indipendente. Per la Cina riuscire ad ampliare ulteriormente Tiangong, proprio mentre l’Iss sta per lasciare lo spazio, significa posizionarsi come punto di riferimento globale.
Non a caso, Pechino sta sta offrendo attivamente collaborazioni, addestramento per astronauti stranieri e spazio per esperimenti scientifici. Lo fa selezionando con cura e piena discrezionalità i suoi alleati e soprattutto i suoi avversari, anche perché il resto del mondo non rimane fermo a guardare il successo cinese. Anzi, l’agenzia spaziale russia e quella indiana stanno facendo progressi notevoli, mentre gli Stati Uniti e l’Europa stanno puntando su un sistema diverso, finanziando le aziende private per collaborazioni future piuttosto che costruendo nuove stazioni governative.