La Cina investe 1 miliardo di euro per costruire il progetto di energia ibrida più grande d’Europa

Ilena D’Errico

1 Aprile 2026 - 18:52

Con un nuovo progetto da 1 miliardo di euro la Cina continua ad avanzare in Europa, fondando il sistema ibrido più grande del territorio.

La Cina investe 1 miliardo di euro per costruire il progetto di energia ibrida più grande d’Europa

La Cina è una nazione dai tanti primati e anche nel campo delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo non ci sono eccezioni. Pechino primeggia grazie a un impegno serrato, tanto statale quanto dei privati, che ha infatti permesso alla nazione di ridurre significativamente l’inquinamento atmosferico. Tra le aziende che stanno contribuendo a questo processo c’è Sany Group, che già da qualche anno aveva pianificato di cominciare la produzione di energia in Europa nel 2026.

Stando alle ultime notizie, pare proprio che il conglomerato, fondato nel 1986 da Liang Wengen, Tang Xiuguo, Mao Zhongwu e Yuan Jinhua, possa rispettare i propri obiettivi. Sany Group ha infatti investito ben 1 miliardo di euro in Romania per costruire il progetto di energia ibrida più grande d’Europa. Tra i Comuni di Ulivar e Timișoara sorgeranno due giganteschi parchi solari, insieme a un data center e a un sistema di accumulo energetico all’avanguardia. Nascerà così Timis Sany, frutto dell’impegno condiviso dell’azienda rumena Danube Solar Seven SRL con l’azienda cinese, pronti a conquistare un ruolo di nuovo prestigio nella produzione di energia verde in Europa attraverso i sistemi ibridi.

L’azienda cinese investe 1 miliardo di euro nell’energia ibrida in Europa

Sany Group aveva annunciato l’intenzione di cominciare la produzione di energia verde in Europa dal 2026 già qualche anno fa. Paulo Fernando Soares, Amministratore delegato per l’Europa di Sany Renewable Energy, ne aveva parlato presso la fiera dell’energia eolica di Amburgo del 2024, cogliendo l’occasione per rispondere ai timori concorrenziali di Bruxelles. L’Unione europea aveva infatti appena avviato un’indagine per approfondire l’erogazione di sussidi alle aziende cinesi, nel tentativo di tutelare la produzione interna da potenziali opere di concorrenza sleale. Sul punto Soares aveva confermato l’interesse per alcuni Paesi europei, tra cui Spagna e Germania, affermando che il contributo cinese fosse indispensabile per la crescita energetica dell’Europa.

Senza omettere gli ostacoli burocratici e normativi, che comunque bisogna considerare necessari per tutelare la collettività, Soares si era detto convinto che le aziende cinesi avrebbero cominciato una vera e propria corsa per ritagliarsi un posto nella produzione energetica europea. Così, ha giocato di anticipo ponendo le basi di varie linee produttive, convinto comunque dell’importanza della partecipazione cinese ai fini della transizione energetica europea. In ogni caso, alla fine Sany Group è approdata in Romania per la vera e propria svolta, dove ha dato il via al mastodontico progetto Timis Sany. Quest’ultimo è composto da ben 2 parchi eolici da 800 MWp, un sistema di batterie per l’accumulo energetico da 2,34 GWh e un data center con un carico IT da 70 MW. Elementi che sono costanti tra 320 e 350 milioni di euro ciascuno, portando l’investimento del conglomerato cinese a oltre 1 miliardo di euro.

Il più grande progetto di energia ibrida in Europa

Come anticipato, quello di Sany Group sarà il progetto di energia ibrida più grande dell’intera Europa. L’azienda cinese, oltre a finanziare integralmente il progetto, fornirà anche le attrezzature di propria produzione e i pannelli solari, questi ultimi direttamente dalla fabbrica di Hunan. Il conglomerato, che nasce come produttore di macchinari pesanti, sta accrescendo sempre di più la propria presenza nel settore energetico e contestualmente anche il proprio fatturato. Nel 2025, infatti, ha segnato la cifra record di 11,7 miliardi di dollari, che potranno crescere ancora grazie all’avvio della produzione. I lavori di costruzione cominciano proprio ora, pertanto l’azienda, in collaborazione con la rumena Danube Solar Seven, dovrebbe rispettare la tabella di marcia prefissata, ma soprattutto tenere fede alle dichiarazioni fatte dal Ceo della divisione europea.

Inevitabile domandarsi quindi se sia vero anche che l’Europa ha bisogno della Cina per la transizione energetica, considerando che una simile dipendenza avrebbe molteplici rischi per Bruxelles. Di fatto, Pechino è un partner fondamentale grazie ai massicci investimenti nelle energie rinnovabili e nei sistemi ibridi, ma manca di garanzie a lungo termine e soprattutto di stabilità diplomatico-politiche. L’impegno congiunto di Europa e Stati Uniti per l’indebolimento della catena di approvvigionamento cinese non pare portare i suoi frutti, anche perché non poggia le basi su un percorso produttivo altrettanto credibile. Ad oggi non possiamo che riconoscere la lungimiranza di Sany Group, che comunque porterà alla Romania un ritorno economico considerevole, compresi i molti posti di lavoro per la realizzazione del progetto.

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