Negli Stati Uniti c’è un solo tema in grado di unire Repubblicani e Democratici: la Cina. O meglio ancora: la rivalità tra gli Usa e la Repubblica Popolare Cinese. In tempo di elezioni non passa giorno senza che un politico di alto livello non lanci un’invettiva all’indirizzo di Pechino o proponga di sanzionare il Dragone.
Le tensioni internazionali, che stanno rendendo sempre più evidente la spaccatura globale tra l’Occidente e il resto del mondo, contribuiscono a rendere lo scenario ancora più incandescente. Tuttavia, mentre i rapporti tra la Casa Bianca e il Partito Comunista Cinese continuano a deteriorarsi, c’è chi – in seno alle due nazioni - lavora per avvicinare i due grandi rivali.
Come ha spiegato il South China Morning Post, si tratta di un insieme di leader aziendali cinesi e americani che propone di disinnescare due questioni commerciali controverse riguardanti le catene di approvvigionamento internazionali e i prodotti legati alle nuove energie (dalle auto elettriche ai pannelli solari).
Ebbene, queste delegazioni stanno facendo gioco di squadra all’interno del Business Advisory Council (Abac) del Forum di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec). Il loro obiettivo: trovare la giusta quadratura del cerchio per rendere il commercio tra Stati Uniti e Cina, le due più grandi economie del mondo, disteso e favorevole all’intera comunità globale.
I possibili punti di incontro e le proposte
In merito al primo punto, ad esempio, il presidente del team cinese, Ning Gaoning, ha proposto di istituire un meccanismo di gestione sostenibile delle catene di approvvigionamento, e questo per evitare giochi a somma zero o ritorsioni reciproche (a discapito dell’intera umanità). Il meccanismo garantirebbe “la resilienza nella catena di approvvigionamento globale e sarebbe vantaggioso per le imprese”, ha affermato Ning – che nel 2022 si ritirerà dal ruolo di presidente di Sinochem Holdings Corporation - in un’intervista durante l’incontro dell’Abac a Hong Kong, aggiungendo che la proposta è stata ben accolta e ha ricevuto molti commenti.
Il gruppo ha inoltre proposto di aggiungere prodotti di nuova energia - come veicoli elettrici, pannelli solari e batterie - in un programma esente da tariffe, in modo che possano essere condivisi e scambiati a beneficio dell’umanità. Le due proposte dovrebbero (anzi: potrebbero) essere sottoposte ai ministeri del commercio di ciascuno dei 21 membri dell’Apec per la discussione da parte dei loro alti funzionari, prima di essere eventualmente raccomandate ai rispettivi capi di governo.
Se adottata, la proposta potrebbe entrare nel comunicato che verrà diffuso al termine del prossimo vertice dei leader dell’Apec, in programma nella capitale peruviana Lima il prossimo 10 novembre. In ogni caso non vi è alcuna garanzia di successo, dal momento che le proposte dell’Abac devono farsi strada attraverso le burocrazie dei 21 membri prima di apparire nell’agenda dei leader. Anche se adottati, inoltre, i pronunciamenti dell’Apec non sono vincolanti.
I rapporti economici tra Usa e Cina
La Cina è già il più grande mercato di auto elettriche al mondo. Secondo Moody’s Investors Service, i veicoli a nuova energia (NEV) costituiranno circa la metà delle vendite di auto nuove nella Cina continentale entro il 2030.
“I membri si rendono conto della rapida crescita del mercato dei veicoli elettrici in Cina. Prevediamo che supererà il 60% nei prossimi cinque anni, intorno al 2030, e che il Paese assumerà una posizione predominante nel mercato automobilistico globale”, ha affermato Ning, leader del gruppo di lavoro sulla sostenibilità di Abac. Ning, un veterano delle imprese statali , ha affermato che gli affari dovrebbero restare separati dalla politica, ed è convinto che così facendo il mondo potrebbe trarre grandi benefici.
Nel frattempo, secondo un nuovo sondaggio del Pew Research Center, per il quinto anno consecutivo, circa otto americani su dieci riferiscono una visione sfavorevole della Cina. Oggi, l’81% degli adulti statunitensi vede il Paese asiatico in modo sfavorevole, compreso il 43% che ha un’opinione molto sfavorevole.
È inoltre emerso, in politica, che i repubblicani conservatori hanno 25 punti percentuali in più di probabilità rispetto ai repubblicani moderati e liberali di esprimere una visione molto sfavorevole della Cina (68% contro 43%). Non c’è invece differenza tra democratici liberali e democratici moderati e conservatori su questa questione.