L’utilizzo è ancora limitato e riguarda prevalentemente ChatGPT, anche se il rapporto tra le famiglie italiane e l’Intelligenza Artificiale generativa è sempre più stretto e, a quanto pare, abbastanza sereno.
Tra gli italiani che hanno preso confidenza con gli strumenti basati sull’IA per creare testi e immagini, infatti, emergono soprattutto le speranze per un incremento della produttività e nuove opportunità di lavoro e solo in misura più limitata i timori per le possibili ricadute negative sull’occupazione.
Certo qualche profilo problematico, indirettamente, c’è: per gli italiani la generazione di testi, immagini, musica, audio e video tramite IA, più che un’attività creativa è percepita come una modalità di acquisizione delle informazioni. Un aspetto da non sottovalutare, soprattutto se si considerano le frequenti “allucinazioni”, ossia le informazioni riportate dagli strumenti basati sull’IA non corrispondenti a fatti reali.
Chi usa l’IA in Italia?
A esplorare le percezioni degli italiani sul tema è stata l’Indagine congiunturale sulle famiglie italiane, condotta dalla Banca d’Italia tra agosto e settembre del 2024 su un campione di 1.916 famiglie, attraverso un modulo specifico a tema IA generativa composto da diverse domande su conoscenze, frequenza di utilizzo, strumenti impiegati, scopi, benefici attesi, fiducia e impatto percepito sul mercato del lavoro. Circa il 26% dei rispondenti ha dichiarato di aver utilizzato l’IA generativa nei dodici mesi precedenti al sondaggio, esprimendo quindi un utilizzo per così dire “generico”; di conseguenza, il 74% non ha mai sperimentato questi strumenti (quantomeno nei riferimenti temporali del sondaggio). Solo il 10% del campione ne fa invece uso frequente, almeno una volta a settimana.
Nel 79% dei casi per gli italiani IA generativa significa ChatGPT, mentre nel 31% si usa Gemini (il chat bot di Google); molto più limitato l’impiego di strumenti come DALL-E (per generare immagini) e Microsoft Copilot. Ovviamente, il chat bot di OpenAI, lanciato nel 2022, ha avuto il vantaggio di imporsi in breve tempo come lo strumento di IA generativa più popolare, raggiungendo in pochi mesi i cento milioni di utenti nel mondo. Probabilmente, un nuovo sondaggio oggi confermerebbe la sua leadership, anche se l’offerta sta diventando più variegata, basti pensare che al tempo della rilevazione di Bankitalia il nome DeepSeek, il “concorrente” cinese di ChatGPT, era ancora noto a pochissimi.
Come gli italiani utilizzano l’IA nella vita di tutti i giorni?
Ma cosa fanno gli italiani con l’IA? E qui veniamo a un punto importante. Il 75% degli utenti utilizza l’IA generativa per ricercare informazioni, sfruttandola di fatto come aggiunta o perfino alternativa ai classici motori di ricerca (Google in primis, ovviamente). Solo per il 29% l’IA generativa viene utilizzata per creare testi e al 26% per scopi legati alla creatività. Nel 21% la finalità dell’utilizzo è l’intrattenimento, nel 20% il sostegno nell’apprendimento e per il 12% come assistenza nella programmazione informatica.
L’importanza dell’IA generativa per finalità informative è confermata anche dalle aspettative che gli italiani ripongono negli sviluppi per il futuro: circa il 40% degli intervistati ritiene che l’IA generativa porterà benefici per l’accesso alle informazioni, mentre in pochi attendono miglioramenti anche nel benessere generale (17%), nell’equilibrio tra lavoro e vita privata (17%) e nel benessere finanziario (12%).
Tra la popolazione che lavora, circa uno su tre ritiene (o spera) che probabilmente l’IA generativa migliorerà la propria produttività lavorativa e il 27% che possa anche essere un’opportunità per ricavarsi un nuovo lavoro. Solo il 13% dei lavoratori teme di essere sostituito nelle proprie mansioni.
Nonostante la fiducia nella tecnologia, per le questioni importanti prevale più prudenza: il 65% degli intervistati ha dichiarato di fidarsi di un essere umano più di uno strumento di IA generativa per i servizi finanziari, mentre appena l’8% preferisce l’IA a un consulente in carne e ossa.