Chi sono i capi ultras più potenti in Italia?

Dopo gli arresti nella curva della Juventus e l’omicidio di Diabolik, storico leader dei tifosi laziali, ecco chi sono in Italia gli ultras più potenti.

Chi sono i capi ultras più potenti in Italia?

Nuove ombre si addensano sull’universo degli ultras in Italia. Nelle ultime settimane prima c’è stato l’omicidio di Fabrizio Piscitelli in arte Diabolik, leader della Curva Nord della Lazio, poi gli arresti dei 12 esponenti di spicco del tifo juventino con l’accusa di associazione a delinquere ed estorsione aggravata.

Episodi che fanno intendere una sorta di salto di qualità criminale di diversi personaggi che gravitano all’interno delle curve, tanto che più volte si è parlato di infiltrazioni malavitose all’interno delle principali tifoserie del Bel Paese.

Naturalmente non si deve mai correre il rischio di generalizzare parlando di un mondo così variegato ed eterogeneo, formato nella maggior parte dei casi da ragazzi e ragazze che sono animati soltanto dalla passione per i propri colori.

Al tempo stesso non si può negare che a volte nelle curve nostrane si sono create delle dinamiche che nulla hanno a che vedere con il pallone, ma che sono capaci di spostare anche ingenti somme di denaro.

Ma chi sono gli ultras più potenti in Italia? Uniti nella comune battaglia contro Daspo e leggi repressive, le ultime misure a riguardo sono state inserite nel decreto Sicurezza bis, spesso le varie frange sono in lotta tra di loro anche all’interno delle stesse squadre, il tutto per avere il dominio nella propria curva.

Gli ultras più potenti in Italia

Ogni settimana che sia piena estate oppure profondo inverno, migliaia di persone macinano chilometri sacrificando tempo e denaro soltanto per seguire dal vivo la propria squadra del cuore.

Generalmente vengono identificati come ultras, specie se facenti parte di uno di un gruppo organizzato, che oltre per il gran tifo e le coreografie spesso sono saliti agli onori delle cronache per episodi di violenza dentro e fuori gli stadi.

Tristemente lungo è infatti l’elenco delle persone morte o rimaste ferite durante gli scontri tra i tifosi, tanto che in tutto il mondo si sono susseguite leggi repressive per cercare di mettere la parola fine a questo fenomeno.

Da noi il punto di svolta è stata la morte del poliziotto Filippo Raciti, rimasto ucciso a Catania il 2 febbraio 2007 durante degli scontri tra gli ultras di casa e quelli del Palermo prima di un derby siciliano tra le due squadre.

Dopo questo episodio, si sono susseguiti decreti e leggi che tra Daspo e trasferte vietate hanno cercato di fare da noi quello che Margaret Thatcher fece con gli hooligans nel Regno Unito a metà degli anni ‘80.

Anche se ultimamente sono meno frequenti le notizie che parlano di incidenti tra tifoserie in occasione di partite di calcio, questo non vuol dire che gli ultras hanno perso di significato all’interno delle curve nostrane.

La Digos di Torino lo scorso 16 settembre ha arrestato 12 tifosi della Juventus, in pratica i vertici dei principali gruppi bianconeri, ritenuti responsabili di estorsioni alla società per ottenere dei biglietti da poter così rivendere a prezzi gonfiati.

Tra di questi c’è anche Gerardo Mocciola, leader dei Drughi con una condanna negli anni ‘80 per concorso in omicidio di un carabiniere a seguito di una rapina, che ora insieme agli altri arrestati dovrà rispondere di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.

L’indagine Alto Piemonte invece, che per prima ha fatto emergere la questione biglietti all’interno della tifoserie dalla Juve, ha portato alla condanna del capo ultras Rocco Dominello, esponente della cosca della ‘ndrangheta Pesce-Balocco che era riuscito a inserirsi nel giro del bagarinaggio.

Organizzazioni criminali fanno da sfondo anche alla morte di Fabrizio Piscitelli, leader storico degli Irriducibili della Lazio che lo scorso 7 agosto è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre si trovava su una panchina del Parco degli Acquedotti.

Sulla sua morte di Diabolik finora si sono fatte numerose ipotesi, tra cui quella di un regolamento di conti all’interno delle varie bande criminali in lotta per il controllo del traffico di droga nella capitale.

Spostandoci a Milano, tempo fa fece rumore una foto che ritraeva insieme Matteo Salvini e Luca Lucci, capo ultras del Milan inquisito per vicende legate al traffico di droga al quale di recente sono stati sequestrati beni per 1 milione di euro.

Tra i cugini dell’Inter invece il leader del tifo e Franco Caravita, che di recente proprio sui gradoni della Curva Nord ha avuto un’animata discussione, si parla di una scazzottata, con Vittorio Boiocchi un altro vecchio capo ultras nerazzurro che è da poco tornato libero dopo una condanna a 30 anni per rapina e narcotraffico.

A Bergamo invece lo scorso aprile circa duemila tifosi sono scesi in strada chiedere la revoca del Daspo a Claudio Galimberti, per tutti il Bocia storico capo degli ultras dell’Atalanta che non c’entra nulla con ambienti criminali ma è uno dei simboli del movimento in tutto il mondo.

A Napoli Genny ‘a Carogna è da tre anni in carcere per traffico internazionale di stupefacenti, salito per tutti alle cronache per la “trattativa” se giocare o meno la finale di Coppa Italia del 2014 dopo che poche ore prima era stato colpito a morte il tifoso partenopeo Ciro Esposito, morto poi dopo 53 giorni di agonia.

Per ultimo è salito alla ribalta Luca Castellini, esponente di Forza Nuova e leader dei tifosi del Verona che è stato daspato per dieci anni dal club scaligero per alcune sue frasi nei confronti di Mario Balotelli dopo il caso dei presunti cori razzisti rivolti all’attaccante durante il match tra i gialloblù e il Brescia.

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