Chi è e cosa sappiamo finora di Silvia Costanza Romano, la volontaria rapita in Kenya

Chi è Silvia Costanza Romano, la volontaria rapita in Kenya durante un attacco di cui non è stata chiarita ancora la natura e che - si teme - potrebbe essere stato messo in piedi appositamente per il sequestro

Chi è e cosa sappiamo finora di Silvia Costanza Romano, la volontaria rapita in Kenya

Silvia Costanza Romano è stata rapita nella serata del 20 novembre sulla costa del Kenya, a Chakama.

La notizia, data per primo dal portavoce della polizia kenyota Joseph Boinnet, ha immediatamente colpito per via della giovane età della ragazza e soprattutto per le modalità del sequestro.

Ad agire è stato un gruppo armato, che secondo le ricostruzioni ha ferito 5 persone - un 12enne è in condizioni molto gravi - prima di recarsi direttamente presso l’appartamento di Silvia e prelevarla con la forza. Ma diversi altri elementi sono emersi nelle ultime ore.
Vediamo allora chi è e cosa sappiamo finora di Silvia Costanza Romano.

Chi è e cosa sappiamo finora di Silvia Costanza Romano?

Originaria di Milano, 23 anni, ha studiato presso la Unimed CIELS, facoltà che rientra nel ramo della mediazione linguistica.

Volontaria per Africa Milele Onlus, associazione marchigiana che mira a sostenere l’infanzia in diversi Paesi africani, è tornata in Kenya a inizio novembre per poi muoversi alla volta di Chakama.

Proprio riguardo quel frangente Davide Ciarrapica, volontario che ha condiviso con Silvia un’altra esperienza kenyota a Likoni (Mombasa), aveva consigliato alla giovane di non andare a Chakama in quanto posto “non sicuro”.

Silvia era da sola nel suo appartamento al momento del sequestro, in una zona poco centrale e priva di attività commerciali. Secondo quanto riferito da Lilian Sora, presidente di Africa Milele, si tratta di un’area del tutto estranea a vicende simili:

“Il rapimento è avvenuto in una parte del Kenya dove non ci sono centri commerciali, al massimo un negozietto dove si vendono fagioli e dove soprattutto non succede mai niente del genere. A quanto raccontano le persone che abitano nel villaggio gli aggressori sono andati a colpo sicuro nella casa dove era la nostra volontaria, probabilmente perché lì sapevano che c’era una italiana, anche se non so spiegarmi il motivo di quello che è successo”.

L’attacco, con grossa probabilità riconducibile ai miliziani islamici di al Shaab, ha provocato 5 feriti di cui uno grave, e le mosse dei rapitori descritte da chi ha assistito lasciano pensare a un’azione esplicitamente mirata al prelievo della giovane italiana, forse a fini di riscatto.

Del caso se ne sta occupando la Procura di Roma, che indaga basandosi soprattutto, per il momento, sull’ipotesi di sequestro di persona per finalità di terrorismo, e secondo diverse fonti sarebbe già in contatto con le autorità kenyote.

L’associazione Africa Milele Onlus ha espresso anche tramite la propria pagina Facebook tutto lo sconcerto e la preoccupazione per la circostanza:

“Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te”.

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