Chi è Alexandr Dugin, lo stratega di Putin a cui hanno ucciso (per sbaglio) la figlia

Chiara Esposito

21 Agosto 2022 - 08:57

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Attentato ai danni di Dugina, figlia dell’ideologo di Putin. Il presunto obiettivo era il padre. Chi è l’uomo che gli ucraini non sono riusciti a intercettare.

Chi è Alexandr Dugin, lo stratega di Putin a cui hanno ucciso (per sbaglio) la figlia

Nella notte di sabato 20 agosto è stata registra l’esplosione di un’auto alla periferia di Mosca che, data la natura dell’evento e grazie alle prime ricostruzioni, ha tutta l’aria di un attentato non andato correttamente a segno.

Attualmente allo studio le precise dinamiche dell’accaduto consumatosi sull’autostrada di Mozhaisk, in prossimità del villaggio di Bolshiye Vyazyomy, ma ormai confermato il decesso sul colpo della conducente, Darya Dugina, figlia del filosofo e politologo russo Aleksandr Dugin, considerato il «braccio destro ideologico» di Vladimir Putin.

La giovane, appena 30enne, era infatti sola alla guida della sua auto anche se, secondo le ricostruzioni del Daily Mail e delle fonti russe chiamate in causa, sullo stesso veicolo si sarebbe dovuto trovare anche il padre della ragazza.

Da lì il sospetto dei media e la convinzione di alcuni analisti che la tragedia sia destinata a perdere definitivamente i contorni di un incidente. Si accendono così i riflettori sul presunto «obiettivo mancato» dell’operazione terroristica, l’ideologo del capo del Cremlino, e sulla sua storia di rapporti politici con l’Italia.

Attentato fallito: nel mirino c’era il padre della ragazza

Su Twitter circolano numerose immagini e video del luogo dell’esplosione e proprio a partire da quei filmati ha iniziato a serpeggiare il dubbio sul vero obiettivo degli attentatori.

Sul canale Telegram dal sito Baza vengono mostrate le scene dell’esplosione e i resti dell’auto, una Toyota Land Cruiser Prado in fiamme schiantata contro un guardrail o un edificio. Nella clip rilanciata da Visegrád 24 però si vedrebbe lo stesso Dugin sul luogo dell’incidente, ripreso con le mani nei capelli.

Le prime accuse formali tuttavia non sono arrivate dagli utenti in rete. A parlare è stato Denis Pushilin, il leader della Repubblica popolare filorussa di Donetsk, che afferma come dietro l’accaduto ci siano «terroristi del regime ucraino» che «cercando di eliminare Aleksandr Dugin, hanno fatto saltare in aria sua figlia in macchina».

Chi è Alexander Dugin, l’ideologo di Putin

Darya Dugina è stata opinionista politica per il Movimento Eurasiatico Internazionale, guidato da suo padre. Questo però è solo uno dei contatti dell’uomo con la sfera di potere del Cremlino.

Dal punto vista del suo ruolo possiamo dire che Aleksandr Dugin non ricopre alcun posto formale nella corte putiniana né riveste incarichi ufficiali nella nomenklatura russa o nel partito Russia Unita. Allo stesso tempo sembra aver fornito in prima persona la base ideologica del nuovo imperialismo russo messo in atto da Putin. A lui si deve insomma la teorizzazione in chiave moderna canoni del patriottismo che sostituiscono gli slogan sovietici e viene infine individuato come l’autore di testi e discorsi volti ad alimentare e costruire il disegno sovranista che oggi legittima l’ambizione di Mosca verso l’espansionismo di matrice zarista.

Le idee di questa figura nebulosa che abita le retrovie del regime in poche parole sembrano aver dato vita alla stessa invasione dell’Ucraina e al suo tentativo di legittimazione agli occhi del popolo russo attraverso l’immagine della «missione di grandezza di Mosca».

In questo processo propagandistico si sarebbe inserita negli ultimi tempi anche Dugina, tanto suscitare le attenzioni britanniche ed essere inserita nella black list delle sanzioni nazionali.

Dugin e i contatti con la politica italiana

In questa attività di costruzione ideologica, Dugin non è stato esente da contatti politici di matrice internazionale. Pur senza titoli ufficiali, ha sempre esplicitato le sue posizione da sostenitore del sovranismo russo.

Ripercorse in queste ore dalla stampa le sue più recenti amicizie tra cui figurano due nomi noti: Steve Bannon, ultraconservatore a lungo stretto consigliere di Donald Trump e Gianluca Savoini, personalità vicina a Matteo Salvini che lo ha più volte ospitato in eventi pubblici nel nostro Paese introducendolo allo stesso leader leghista.

Sul fronte Italiano però Dugin ha fatto più di una comparsata spingendosi a formulare giudizi e commenti critici verso Salvini per il suo sostegno a Draghi. Ricordiamo ad esempio un’intervista di fine maggio condotta da Adnkronos in cui il politologo russo descrive il governo gialloverde come «un’occasione mancata» in nome della storica vicinanza dell’Italia alla Russia.

L’analisi di quel periodo era chiara:

«Dopo la fine del governo gialloverde, il potere in Italia, ahimè, è finito nelle mani dei liberali globalisti, che sono totalmente dipendenti dalle politiche dei democratici (Biden-Soros) a Washington. Non ci sono poteri sovrani in Europa in grado di perseguire una qualsiasi politica nazionale o europea propria. L’Italia, quando Salvini era un populista di destra e i Cinque stelle populisti di sinistra, e quando potevano accordarsi tra di loro, aveva una possibilità storica. Oggi si sente la mancanza. Non credo sarà così per sempre, ma per un po’».

Sempre su Salvini Dugin sia è detto deluso dall’inutile tentativo di mediazione sulla Crimea sottolineando come Putin non lo ascolterà e come l’aspetto più importante sia «evitare che la UE si faccia coinvolgere in un conflitto».

In ultima battuta invece ha mostrato grande apprezzamento per la figura di Giorgia Meloni:

«Ho un presentimento, si farà strada. Per quanto riguarda il partito Fratelli d’Italia, penso che sia stata la più critica nei confronti delle misure anti-Covid e la più lontana dalle politiche fallimentari del globalista e liberale Draghi»

E ancora:

«In futuro il ruolo della Meloni, se seguirà rigorosamente gli ideali e i valori che proclama, sarà, secondo me, molto significativo. Quando l’Italia - con la Meloni o chiunque altro - diventerà sovrana, allora e solo allora le cose cominceranno ad andare».

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