Chi chiede verità viene represso, chi lancia pietre viene protetto. Il vero volto della protesta No Tav

Lorenza Morello

26 Luglio 2026 - 16:03

Gli attacchi coordinati ai cantieri della Torino-Lione, i blocchi all’autostrada e le aggressioni alle forze dell’ordine: l’errore di confondere dissenso e violenza.

Chi chiede verità viene represso, chi lancia pietre viene protetto. Il vero volto della protesta No Tav

Sono valsusina. E sono stanca.

Stanca di vedere la mia Valle ogni estate presa in ostaggio e raccontata al resto d’Italia come se fosse una terra di guerriglia legittima.
Troppe volte in questo paese si è confusa la democrazia e il diritto di manifestare con la violenza. E in Valsusa questa confusione dura da decenni.

Quello che abbiamo visto anche negli ultimi scontri è sempre lo stesso copione. Dalla marcia pacifica, autorizzata, si staccano gruppi organizzati, coordinati, che vanno all’assalto. L’ultimo 25 luglio è andata così: tre azioni coordinate contro i cantieri della Torino-Lione, il cantiere di Traduerivi preso d’assalto con bagni chimici dati alle fiamme e colonne di fumo, l’autostrada Torino-Bardonecchia occupata e bloccata a San Didero incendiando sterpaglie, il cantiere storico di Chiomonte attaccato con pietre e bombe carta. 

Non è una novità.

A San Didero succede da anni, con il solito centinaio di attivisti appartenenti all’ala più oltranzista che prende d’assalto il cantiere del nuovo autoporto, lancio di pietre, bombe carta e razzi contro carabinieri e polizia, carabinieri colpiti e portati via. 
E poi tutti a dire che è dissenso. No. La Presidente del Consiglio stessa ha dovuto dire l’ovvio, che sono atti di guerriglia urbana indegni di una Nazione civile, che non hanno nulla a che vedere con l’espressione del dissenso. 
Diciamolo chiaro: a queste forze politicizzate che arrivano in valle, molte delle quali in valle non ci vivono nemmeno, del bene della valle non gli importa nulla.
Vogliono lo scontro fine a se stesso. Vivono di scontro. La valle per loro è solo uno sfondo, un palcoscenico per la loro rivoluzione immaginaria.

E la cosa più intollerabile è il doppio standard di questo paese. In un paese dove chi chiedeva verità sui sieri genici veniva messo all’indice, dove i portuali che pacificamente chiedevano verità e libertà venivano sfollati con l’acqua degli idranti, noi dobbiamo continuare ad accettare che venga chiamata «diritto di manifestare» una violenza organizzata che va avanti da trent’anni.

È un insulto a tutti gli italiani che pagano le tasse. Perché questa finta rivoluzione la paghiamo noi. Paghiamo le spese aggiuntive per tenere blindati i cantieri, paghiamo gli straordinari delle forze dell’ordine, paghiamo i danni all’autostrada, ai cantieri, al territorio.

E pagano soprattutto le forze dell’ordine. Ragazzi mandati lì a prendersi pietre e bombe carta, che se reagiscono finiscono sotto processo, ma se in 130 vanno in ospedale allora va tutto bene, fa parte del gioco.

Non è così. Non deve essere così.
La Valsusa non è in balia di un movimento popolare. È in balia di facinorosi, di delinquenti senza nessuna giustificazione.

Gente che ha scelto la violenza come metodo politico e che trova sempre qualcuno pronto a giustificarla in nome di una democrazia che loro per primi calpestano.
Da Valsusina lo dico: abbiamo sopportato abbastanza.

Argomenti

# Tav
# Treno