La startup israeliana Dream, fondata dall’ex numero uno di NSO Group Shalev Hulio, raccoglie 260 milioni di dollari e raggiunge una valutazione di 3 miliardi nella cybersicurezza basata sull’AI.
La startup israeliana Dream, specializzata in cybersicurezza basata sull’intelligenza artificiale, ha chiuso un round di finanziamento privato da 260 milioni di dollari che porta la sua valutazione a 3 miliardi di dollari. Si tratta di un balzo che in pochi anni ha collocato l’azienda tra i nomi più pesanti della difesa digitale, in un momento in cui governi e grandi operatori cercano riparo da minacce sempre più sofisticate.
A guidarla è un imprenditore che proviene dal mondo dello spyware, lo stesso che negli anni scorsi ha alimentato alcune delle controversie più accese sulla sorveglianza digitale. Ecco di chi si tratta.
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Chi c’è dietro Dream: da NSO Group alla nuova startup di Shalev Hulio
Il cofondatore Shalev Hulio ha interrotto i rapporti con NSO Group nel 2022, dopo che la società era finita nel mirino di Meta, che l’aveva accusata di aver preso di mira l’app di messaggistica WhatsApp e i suoi utenti. L’anno successivo ha fondato Dream. Lo stesso Hulio aveva contribuito a creare NSO nel 2010, ricoprendone in seguito anche la carica di CEO.
A differenza di NSO, che concedeva in licenza il software Pegasus a Stati sovrani e forze dell’ordine per contrastare il terrorismo e la criminalità più grave, Hulio ha orientato la nuova azienda verso la protezione dei governi e delle infrastrutture dagli attacchi digitali. È questa nuova direzione ad aver attirato sulla società l’attenzione degli investitori internazionali.
Il round è stato guidato congiuntamente da Bicycle Capital e Group 11. Vi hanno preso parte anche Antler, Bain Capital Ventures e Tru Arrow Partners, insieme ad altri investitori globali, ha reso noto la società. Lo sguardo dei vertici è già rivolto alla borsa. “Alla fine ci quoteremo”, ha anticipato Hulio a proposito della futura quotazione. “Il nostro obiettivo è diventare una grande azienda, un’azienda di successo e un’azienda quotata”, ha aggiunto.
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La piattaforma Atlas e la difesa delle infrastrutture critiche
Mercoledì 17 giugno l’azienda ha presentato Atlas, la sua piattaforma di AI pensata per mettere al riparo enti pubblici e infrastrutture critiche dalle offensive informatiche. Nel raggio della protezione rientrano gli asset più sensibili per un Paese, come le reti idriche e gli impianti energetici, la cui compromissione avrebbe ricadute dirette sui servizi essenziali. La presentazione della piattaforma coincide con l’annuncio del finanziamento.
Il fondatore ha rivendicato la capacità del gruppo di fermare attacchi informatici di ampia portata. Hulio ha riferito a Reuters che lo scorso anno Dream ha realizzato circa 300 milioni di dollari di vendite a governi europei e mediorientali, compresi i Paesi del Golfo. Tra i clienti figurano anche realtà asiatiche. “Siamo riusciti a prevenire enormi attacchi informatici provenienti da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord”, ha dichiarato.
Dream conta circa 350 dipendenti e ha uffici a Tel Aviv e Abu Dhabi, oltre a una sede a Vienna. Le risorse appena raccolte serviranno ad accelerare il dispiegamento delle sue piattaforme di intelligenza artificiale sovrana e di difesa cibernetica nazionale nei mercati dove il gruppo è già presente, con l’obiettivo di spingere la propria espansione fino al continente americano.
“La prossima guerra cibernetica sarà AI contro AI”
Per Hulio lo scenario è ormai segnato. “Tutti capiscono che la prossima guerra cibernetica sarà di fatto intelligenza artificiale contro intelligenza artificiale”, ha osservato, riferendosi alla guerra cibernetica di nuova generazione. Sul prodotto, costruito interamente sull’intelligenza artificiale, ha aggiunto: “Abbiamo costruito una soluzione di intelligenza artificiale capace di prevenire gli attacchi informatici creati dall’uomo, ma anche quelli generati dall’intelligenza artificiale”.
Tra i fondatori figura anche l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ha legato la crescente richiesta di sovranità tecnologica alle tensioni geopolitiche in corso. “Gli alleati a volte non sanno se potranno fidarsi dei propri alleati per sempre, quindi c’è una forte necessità di sovranità e di maggiore indipendenza”, ha affermato.