L’Unione europea ha gradualmente rotto la sua dipendenza energetica dalla Russia in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina. I governi dell’Ue hanno sostituito la quasi totalità delle importazioni di gas e petrolio provenienti da Mosca con quelle di altri Paesi, dal Qatar al gnl made in Usa.
Il Cremlino, a sua volta, è stato costretto a rivedere il funzionamento del suo principale motore economico cercando clienti alternativi. La missione è riuscita, almeno in parte, visto che il Cremlino ha dirottato la preziosa merce dall’Europa all’Asia (in primis Cina e India), seppur a prezzi più bassi.
In tutto questo è interessante chiedersi che fine ha fatto Gazprom, la multinazionale russa, controllata dal governo, attiva nel settore energetico-minerario, in special modo nell’estrazione e vendita di gas naturale (e non solo). Un anno fa Reuters scriveva che il calo delle vendite in Europa di gas avrebbe potuto dimezzare i ricavi di Gazprom. Oggi, secondo il Financial Times, il colosso di Mosca sarebbe in grave difficoltà e il suo modello di business sarebbe addirittura letteralmente finito in malora (o meglio: a brandelli).
La società russa sarebbe insomma diventata una delle più rilevanti vittime aziendali del conflitto ucraino, ha spiegato il quotidiano britannico. “Gazprom è consapevole che non avrà mai più una fetta della torta così grande e grassa come l’Europa, e deve semplicemente accettarlo. L’unica via che può seguire consiste nel cercare fonti di entrate relativamente più piccole e svilupparle gradualmente, raccogliendo le briciole”, ha affermato Marcel Salikhov, capo dell’Istituto per l’Energia e la Finanza.
Come sta Gazprom
Gazprom, uno dei maggiori contribuenti del bilancio russo, nel gennaio del 2023 aveva registrato un deficit di 1,76 trilioni di rubli (24 miliardi di dollari), provocato da un crollo delle entrate energetiche e dall’impennata della spesa. Mosca, che come detto fa affidamento sulle entrate provenienti da petrolio e gas – nel 2020 tale valore ha raggiunto circa gli 11,6 trilioni di rubli – è stata costretta ad iniziare a vendere le riserve valutarie internazionali per tentare di coprire il buco.
“Il modello di Gazprom, che consisteva nel generare profitti eccessivi in Europa per poi distribuirli tra gli imprenditori vicini a Putin non esiste più”, ha dichiarato Vladimir Milov, ex vice ministro dell’Energia, architetto delle riforme dell’azienda all’inizio degli anni 2000 e in un secondo momento socio del dissidente Alexei Navalny.
Il principale destinatario dei profitti di Gazprom è ora lo Stato russo, che subito dopo l’invasione ha imposto alla società un prelievo mensile aggiuntivo di 50 miliardi di rubli fino al 2025. Anche se le esportazioni di gas verso la Cina sono aumentate, i volumi rimangono relativamente piccoli. Basti pensare che nel 2023 la Russia ha inviato al Dragone circa 22 miliardi di metri cubi di gas tramite gasdotti, una frazione della media annua di 230 miliardi di metri cubi esportati in Europa nel decennio precedente la guerra in Ucraina.
Il futuro del gas russo
Gazprom potrebbe migliorare le sue prospettive se fosse raggiunto un accordo tra i governi russi e cinesi sulla costruzione del Power of Siberia 2 - infrastruttura strategica che collegherebbe i giacimenti di gas che un tempo rifornivano l’Europa alla Cina - ma Pechino e Mosca devono ancora trovare un accordo.
Possiamo quindi affermare che l’azienda non è affatto in ottima salute ma neppure è crollata come avevano predetto alcuni analisti. La situazione è semplicemente tanto complessa quanto delicata. Nel frattempo, anche se le esportazioni russe di gas naturale liquefatto stanno gradualmente aumentando, rimangono una frazione delle consegne prebelliche.
Novatek rappresenta la maggior parte delle esportazioni di gnl della Federazione Russa, con Gazprom che non dispone delle infrastrutture specializzate per convertire e trasportare la forma liquida del carburante, avendo scommesso sugli oleodotti anziché sulle tecnologie di liquefazione all’alba dell’era Putin. L’attività petrolifera di Gazprom, Gazprom Neft, è invece diventata la principale ancora di salvezza dell’azienda, contribuendo con il 36% dei ricavi e il 92% dell’utile netto nella prima metà del 2023. Il valore di mercato della divisione ha addirittura superato quello della società madre lo scorso anno. In mezzo a mille dubbi una cosa è certa: il modello di business di Gazprom difficilmente tornerà ad essere quello di qualche anno fa.