Che cos’è l’SFDR e perché riguarda i tuoi investimenti?

Antonello Motroni

8 Giugno 2024 - 08:43

Se SFDR è nata per contrastare le pratiche di greenwashing, l’impressione degli operatori è che tale regolamento rischia in realtà di aumentare tali pratiche.

Che cos’è l’SFDR e perché riguarda i tuoi investimenti?

Applicata dal 10 marzo 2021 anche se a regime soltanto dal 1° gennaio 2023, per la SFDR è già il momento del bilancio.

Nel corso del 2023 la Commissione Europea aveva annunciato l’avvio di una fase di valutazione complessiva del regolamento e lo scorso autunno ha organizzato due pubbliche consultazioni, una aperta a tutti i cittadini e una ristretta ai soggetti coinvolti nell’applicazione del regolamento. Di recente è stato pubblicato il rapporto preliminare sui risultati.

Il rapporto da evidenza di un quadro con luci e ombre. Se la maggioranza dei partecipanti (89%) concorda sul fatto che il perfezionamento della trasparenza sugli impieghi sostenibili è ancora oggi attuale, come pure sulla maggiore efficacia di regole europee rispetto a quelle fissate a livello nazionale per il reporting (94% d’accordo), una larga maggioranza ha indicato la presenza di importanti limitazioni che hanno ostacolato l’uso e l’efficacia del regolamento (mancanza di dati, chiara interpretazione di concetti fondamentali). Giudizi severi sono stati espressi sul fatto che le limitazioni presenti nel regolamento creano incertezza applicativa (79% d’accordo) con conseguenti rischi reputazionali (80% d’accordo) e con un rischio di greenwashing e mis-selling (81% d’accordo). In definitiva, se SFDR è nata per contrastare le pratiche di greenwashing, l’impressione degli operatori è che tale regolamento rischia in realtà di aumentare tali pratiche.

Il 58% ha dichiarato che il costo del reporting non rispecchia i benefici Il 58% ha dichiarato che il costo del reporting non rispecchia i benefici .

Inoltre, il 58% ha dichiarato che il costo del reporting non rispecchia i benefici. Giudizi poco chiari si evidenziano sull’utilità della trasparenza a livello di entità per quanto riguarda le politiche di remunerazione e i PAI, di contro sono positivi per quanto riguarda l’integrazione dei rischi di sostenibilità.

La maggioranza dei rispondenti ha evidenziato la necessità di introdurre semplificazioni, soprattutto per quanto riguarda il tema dei PAI, con la richiesta di un maggiore ricorso a valutazioni sulla materialità degli indicatori rispetto alle scelte d’investimento.
La maggioranza dei partecipanti (56%) si è espressa in favore di standard di trasparenza per tutti i prodotti finanziari, a prescindere dalla presenza di investimenti sostenibili e un ulteriore 56% supporta la previsione di reporting addizionale per i prodotti sostenibili. Allo stato attuale, molti individuano nel costo del reporting un elemento discriminante in senso negativo per i prodotti finanziari che attuano scelte di sostenibilità rispetto a quelli che non le prevedono. La previsione di un set minimo di informazioni per tutti i prodotti finanziari, a prescindere dalla presenza di investimenti sostenibili, consentirebbe di rimuovere tale ostacolo.

Il 56% si è espressa in favore di standard di trasparenza per tutti i prodotti finanziari Il 56% si è espressa in favore di standard di trasparenza per tutti i prodotti finanziari .
Il 72% è dell'idea che la sola trasparenza sui profili di sostenibilità degli investimenti (logica attuale della Sfdr) non sia sufficiente Il 72% è dell’idea che la sola trasparenza sui profili di sostenibilità degli investimenti (logica attuale della Sfdr) non sia sufficiente .

Il 72% dei rispondenti è dell’idea che la sola trasparenza sui profili di sostenibilità degli investimenti (logica attuale della Sfdr) non sia sufficiente e sarebbe favorevole a una categorizzazione dei prodotti finanziari e il 69% auspica che siano definite regole europee per tale classificazione. Altro elemento posto in consultazione era rappresentato dalla possibilità di basare la categorizzazione dei prodotti sulle attuali definizioni di art. 8 e 9, prevedendo comunque un affinamento di tali concetti piuttosto che definire criteri ex-novo. A livello complessivo si registra un maggiore favore per quest’ultima opzione anche se si apprezzano scelte antitetiche tra le varie categorie di rispondenti.

Il 69% auspica che siano definite regole europee Il 69% auspica che siano definite regole europee .