Truffa online o addebito non riconosciuto sul conto? Ecco come attivare il chargeback per recuperare i soldi direttamente tramite la banca.
Hai controllato l’estratto conto e hai trovato un addebito che non riconosci? Oppure hai acquistato online un prodotto che non è mai arrivato, nonostante il pagamento sia stato regolarmente effettuato? La buona notizia è che potresti non aver perso i tuoi soldi.
Esiste infatti uno strumento poco conosciuto ma molto utile per i consumatori: il chargeback, la procedura che consente di contestare un pagamento e, quando previsto, ottenere il rimborso direttamente dalla banca.
Cos’è il chargeback e come funziona
In senso letterale chargeback significa storno dell’addebito. Nella pratica, si tratta di una procedura che consente al titolare di una carta di credito, di debito o prepagata di contestare una transazione e chiedere il riaccredito della somma pagata.
La gestione della pratica è nelle mani della banca che ha emesso la carta e dei circuiti di pagamento sui quali si appoggia il supporto (come Visa o Mastercard). Una volta che il cliente ha inviato la segnalazione, l’istituto avvia le dovute verifiche e valuta se vi siano o meno i presupposti per riconoscere il rimborso.
Tra le situazioni più frequenti che consentono di avviare una procedura di chargeback troviamo:
- Utilizzo fraudolento della carta;
- Addebiti non autorizzati;
- Importi superiori a quelli concordati;
- Doppio addebito per la stessa operazione;
- Prodotto mai consegnato dall’esercente;
- Servizio pagato ma non erogato;
- Merce ricevuta diversa da quella acquistata o contraffatta.
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Come richiedere il chargeback e i tempi limite
Per avviare la procedura è necessario conoscere le regole specifiche del proprio istituto di credito, anche se il meccanismo è sostanzialmente identico per ogni banca.
Il cliente deve segnalare l’operazione contestata all’istituto che ha emesso la carta in maniera tempestiva, fornendo tutta la documentazione utile:
- Ricevute di pagamento;
- Email di conferma dell’ordine;
- Tracking della spedizione;
- Eventuali comunicazioni rimaste senza risposta con il venditore.
Nel caso in cui l’operazione contestata non sia stata autorizzata dall’utente, la maggior parte delle banche consente di effettuare il disconoscimento direttamente dall’area clienti dell’home banking oppure tramite moduli dedicati.
Per quanto riguarda le tempistiche, è necessario muoversi rapidamente. In caso di operazioni non autorizzate, il decreto PSD2 prevede fino a 13 mesi di tempo per la contestazione, ma per i contenziosi commerciali i circuiti internazionali come Visa e Mastercard fissano un limite di 120 giorni dalla data della transazione.
Per questo motivo, oltre a controllare frequentemente l’estratto conto, è opportuno attivare i servizi di notifica Sms o push sui movimenti della carta.
La banca, dopo aver verificato la fondatezza della richiesta, avvia la procedura nei confronti dell’esercente e del circuito di pagamento. Se la contestazione viene accolta, la somma viene riaccreditata sul conto del cliente. I tempi per l’emissione del rimborso definitivo possono variare dai 30 ai 90 giorni, a seconda della complessità delle verifiche.
Chargeback e rimborso: non sono la stessa cosa
È opportuno sottolineare che il chargeback e il rimborso richiesto al venditore non sono la stessa cosa. Il rimborso è una soluzione puramente commerciale che viene concessa direttamente dall’esercente, ad esempio in seguito a un reso, alla restituzione di un prodotto difettoso o alla cancellazione di un ordine.
Nel caso in cui il problema non venga risolto dall’esercente, o qualora quest’ultimo si rifiuti di collaborare, oppure di fronte a un’operazione chiaramente non autorizzata, il consumatore può rivolgersi alla banca per richiedere il chargeback.
Quando la banca può rifiutare la richiesta
L’accettazione del chargeback non è sempre scontata.
La procedura è soggetta alla valutazione dell’istituto bancario e del circuito, che hanno la facoltà di respingere la domanda nel caso in cui non siano emersi, in fase di verifica, elementi sufficienti a dimostrare l’irregolarità dell’operazione, oppure se il pagamento risulta correttamente autorizzato e convalidato tramite i sistemi di sicurezza forte (come il codice OTP o l’impronta digitale) dal titolare della carta.
Conservare ogni prova scritta dell’acquisto e del mancato accordo con il venditore è l’unico modo per aumentare le possibilità di successo.
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