Il nuovo amministratore delegato Alessandro Decio avrà il compito di tradurre i rilievi di Banca d’Italia in un piano concreto di azioni, con tempi e responsabilità chiare.
L’ispezione ordinaria condotta dalla Banca d’Italia su IBL Banca si è conclusa a fine giugno con una serie di rilievi formali. L’Autorità di Vigilanza ha acceso un faro preciso su quattro aree chiave: le modalità di raccolta dei fondi, il portafoglio titoli, il business della cessione del quinto e gli assetti di governance. Il quadro emerso, secondo MilanoFinanza,non mette in discussione né la sostenibilità del modello di business né la stabilità patrimoniale dell’istituto romano.
IBL Banca, controllata in parti uguali dal presidente Mario Giordano e dalla famiglia d’Amelio, resta una delle realtà più solide nel segmento specializzato del credito alle famiglie.
L’ispezione, pur avendo evidenziato margini di miglioramento, arriva in un momento in cui la banca può contare su risultati 2025 molto robusti: utile netto di 86,5 milioni di euro in forte crescita e un CET1 ratio del 13,4%, ben al di sopra dei requisiti regolamentari. Questo cuscino patrimoniale permette di affrontare con serenità gli eventuali oneri derivanti dai rilievi.
La raccolta: dal wholesale al retail per ridurre i costi e i rischi di liquidità
Uno dei punti più rilevanti emersi dall’ispezione riguarda la struttura di funding. IBL Banca si finanzia in misura significativa sul mercato all’ingrosso (wholesale), una scelta che in un contesto di tassi BCE ancora elevati comporta costi più alti e una maggiore volatilità. La Banca d’Italia ha quindi chiesto un riequilibrio progressivo verso la raccolta retail, considerata più stabile e meno esposta a shock di mercato o a ritiri improvvisi di grandi investitori istituzionali.
Questa indicazione non coglie IBL Banca impreparata: la banca aveva già avviato prima dell’arrivo del nuovo amministratore delegato un percorso di rafforzamento della componente retail. L’obiettivo è duplice: abbassare il costo medio della provvista e ridurre il rischio di carenza di liquidità in scenari avversi. In un momento in cui molte banche italiane stanno rivedendo le proprie strategie di funding dopo anni di tassi alti, il rilievo della Vigilanza su IBL Banca appare in linea con un trend di settore più ampio.
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Il portafoglio titoli e le operazioni di carry trade sotto osservazione
Collegato al tema della raccolta c’è il portafoglio titoli. IBL Banca ha storicamente utilizzato parte della provvista per effettuare operazioni di carry trade: prendere denaro a prestito e reinvestirlo in titoli di Stato italiani per catturare il differenziale di rendimento. Queste transazioni, tipiche di banche con un profilo di rischio contenuto come IBL Banca, sono finite nel mirino della Banca d’Italia perché possono amplificare l’esposizione al rischio di tasso e di liquidità, soprattutto se non adeguatamente monitorate e collateralizzate.
La Vigilanza ha quindi voluto verificare la coerenza di queste strategie con il profilo di rischio complessivo dell’istituto e con i presidi di controllo interno. Non si tratta di un divieto implicito, ma di una richiesta di maggiore attenzione e di eventuale calibrazione delle dimensioni e della duration di questi portafogli, in modo da non generare tensioni improvvise in caso di risalita dei rendimenti o di stress di mercato.
Cessione del quinto e l’impatto del caso Lexitor
Il business core di IBL Banca, la cessione del quinto dello stipendio e della pensione, è stato oggetto di un passaggio specifico. La giurisprudenza derivante dal caso Lexitor stabilisce che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla restituzione proporzionale di tutti i costi (non solo degli interessi) legati al contratto. Questo principio, applicabile a tutti gli operatori del settore, comporterà per IBL Banca l’onere di rimborsare una quota dei costi già incassati sui contratti estinti anticipatamente.
L’istituto romano potrà gestire questo impegno senza particolari difficoltà proprio grazie alla solidità dei conti 2025. L’utile di 86,5 milioni di euro (+51% rispetto all’anno precedente) e i coefficienti patrimoniali ampi offrono il margine necessario per assorbire questi rimborsi senza intaccare la redditività futura né la capacità di continuare a erogare nuovo credito.
Il rilievo della Banca d’Italia in questo ambito sembra quindi più orientato a verificare l’adeguatezza dei processi di calcolo e di accantonamento che a segnalare una criticità strutturale del modello CQS.
Le attività della Vigilanza nel 2026
Questa nuova ispezione su IBL Banca si inserisce perfettamente nel quadro delle numerose verifiche on-site già eseguite dalla Banca d’Italia nel corso del 2026, un anno caratterizzato da un’intensa attività di vigilanza sia sulle banche significative sia sulle LSI. Le ispezioni hanno toccato temi ricorrenti come rischio di credito, cartolarizzazioni, raccolta wholesale, carry trade sui titoli di Stato, governance e adeguatezza dei presidi di controllo, con esiti che hanno portato in diversi casi a rilievi costruttivi e piani di rimedio.
Tra gli interventi più rilevanti spiccano quelli su Banca Ifis e Illimity, che hanno comportato accantonamenti straordinari per circa 70 milioni legati alla revisione delle stime di recupero su crediti cartolarizzati e una conseguente revisione al ribasso delle guidance sull’utile, senza tuttavia intaccare la solidità patrimoniale. Simili rilievi su funding, governance e processi operativi sono emersi anche in verifiche su altri intermediari come il Fondo Italiano d’Investimento di Cdp.
Nel complesso, gli esiti delle ispezioni 2026 confermano l’approccio proattivo della Vigilanza guidata dal Governatore Fabio Panetta, che punta a rafforzare i presidi prima che eventuali criticità diventino sistemiche, mantenendo intatta la resilienza del sistema bancario italiano.