Certificato medico o tampone? Cosa serve per il rientro a scuola

Certificato medico o tampone? O entrambi? Molti si chiedono cosa servirà con il rientro a scuola in caso di influenza o di sintomi riconducibili a COVID-19, spesso comuni a entrambe. Rispondono i pediatri.

Certificato medico o tampone? Cosa serve per il rientro a scuola

Certificato medico o tampone? Molti genitori potrebbero chiedersi cosa serva per il rientro a scuola dopo un’influenza con la ripresa delle lezioni il prossimo 14 settembre o in alcune regioni il 24.

Come dovrà comportarsi il medico di base e come dovranno comportarsi i genitori? Domande lecite e alle quali la stessa categoria dei pediatri ha risposto.

Le indicazioni a livello centrale ci sono, ma saranno i pediatri a dover rilasciare il certificato medico con o senza tampone attestante la negatività da COVID effettuato. Le strade da seguire per i medici, con la collaborazione dei genitori sono due: tampone o certificato medico, o entrambi a seconda dei casi per far sì che il bambino o ragazzo possa rientrare a scuola dopo la malattia.

Certificato medico o tampone: due strade per il rientro a scuola

Certificato medico o tampone: sono le due strade per il rientro a scuola dopo un’influenza Covid o presunta tale che genitori e pediatri saranno chiamati a seguire.

In tutti i casi in cui il sospetto di malattia COVID-19 può essere escluso, come per esempio un bambino che malauguratamente presenta una frattura a una gamba, allora il rientro potrà avvenire, per le Regioni che lo prevedono e per i bambini di asilo e infanzia, con la sola certificazione medica.

In caso di influenza, incertezza e sospetto COVID-19 allora il pediatra con buona probabilità opererà con la prescrizione del tampone. L’attestato di negatività dovrà pertanto essere presentato per il rientro a scuola.

La malattia COVID-19 ha dei sintomi molto comuni a quelli dell’influenza, quelli indicati dall’Istituto superiore di sanità e che sono: tosse, vomito, cefalea, diarrea, mal di gola (faringe), dispnea, mialgie, rinorrea, congestione nasale per i bambini cui si aggiungono nei più grandi anche la perdita del gusto, dell’olfatto, difficoltà respiratorie e brividi.

La presenza di questi sintomi, che potrebbero indurre a scambiare una semplice influenza per COVID-19, potrebbe indurre, dopo l’assenza superiore ai 3 (asili nido e infanzia) o ai 5 giorni (primaria e secondaria) a dover necessariamente presentare un certificato medico attestante la negatività del tampone effettuato al rientro a scuola.

La posizione dei pediatri

In merito alla prescrizione dei tamponi o del semplice certificato medico la posizione dei pediatri è rappresentata dalle parole del presidente Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) Giuseppe Di Mauro.

In vista del rientro a scuola si è appellato prima di tutto al rispetto da parte dei genitori in primis alle norme igieniche previste per ogni giorno di frequenza a scuola: misurare la temperatura ai bambini prima di uscire di casa, uso della mascherina e lavaggio delle mani.

Ha chiarito, tra le altre cose, che il certificato medico non è previsto per il primo giorno di scuola, anche se alcuni istituti privati potrebbero richiederlo.

E ha aggiunto:

“Si punta sull’alleanza insegnanti-genitori-medici per individuare subito eventuali positivi e bloccare il focolaio prima che si diffonda. Ci auguriamo, come promesso dal Governo, che dal 14 in avanti la maggior parte dei tamponi disponibili (circa l’80%) sia riservata alle scuole. La fortuna è che i bambini si contagiano meno degli adulti e solitamente hanno pochi sintomi (ma comunque li hanno e sono quasi sempre riconoscibili).”

C’è chi teme, tra i pediatri, il caos dei tamponi come Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), che in merito al rientro a scuola ha dichiarato:

“Tra massimo un mese nelle scuole italiane ci sarà il caos a causa dei tamponi. Si svuoteranno le classi sia per numero di contagiati che di sospetti. La procedura è chiara: il medico fa richiesta di tampone al Dipartimento di prevenzione (Asl), la domanda viene recepita e presa in carico, a quel punto il genitore viene chiamato per un appuntamento, il tampone viene eseguito e poi bisogna attendere la risposta.”

Il problema, come lo stesso Biasci ricorda, è che se le richieste di tampone saranno tante, bambini e ragazzi rischieranno di restare a casa anche dieci giorni in attesa dell’esito e del relativo certificato medico anche se sono guariti.

Argomenti:

Scuola Influenza

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