Attenzione ai certificates: occhio all’allarme lanciato su questa tipologia di strumenti finanziari da Bankitalia.
Di certificates si sente parlare ormai da parecchio, a conferma della nuova passione esplosa in questi ultimi anni tra i trader, i consulenti finanziari e il pubblico variegato degli investitori, che comprende le famiglie italiane.
Proprio queste ultime continuano a fare incetta dei Certificates, noti in italiano anche come “Certificati”, al punto che, stando a quanto conferma la Banca d’Italia, è qui che ricade spesso la scelta dei piccoli investitori, o anche investitori al dettaglio, tra i vari titoli di debito offerti sul mercato, subito dopo quella che vede come protagonisti i titoli di Stato italiani, ovvero i BTP.
Certificates: Bankitalia lancia alert sui Certificates
Sono gli stessi numeri di Bankitalia a confermare la febbre delle famiglie italiane per i Certificates, nella sezione del Rapporto sulla stabilità finanziaria che ha appena pubblicato.
Nella sezione dedicata alle “Famiglie”, Via Nazionale riassume in primis le condizioni economiche degli italiani, scrivendo che “i rischi provenienti dalla situazione finanziaria delle famiglie restano contenuti, anche se la fragilità del quadro macroeconomico potrebbe condizionarne l’andamento futuro”.
“La situazione reddituale è migliorata nel corso del primo semestre del 2024”, continua Palazzo Koch, facendo notare che “il potere d’acquisto è cresciuto per effetto dei rinnovi contrattuali e del calo dell’inflazione”, tanto che, “secondo le rilevazioni dell’Indagine congiunturale sulle famiglie italiane (ICF), condotta dalla Banca d’Italia alla fine del terzo trimestre del 2023 e del 2024, è salita la quota dei nuclei che prevedono di accumulare risparmio entro la fine dell’anno”.
In questo contesto, ha informato Bankitalia, “ anche la ricchezza finanziaria è aumentata , come dimostrato dal fatto che è proseguita la tendenza alla riduzione dei depositi e all’incremento degli investimenti in titoli di Stato (BTP)”.
Oltre ai BTP, ha indicato la Banca d’Italia, “sono ripresi gli acquisti di strumenti del risparmio gestito e di azioni e partecipazioni”.
E, nello specifico, ed è qui che Bankitalia ha menzionato questi speciali strumenti di investimento, tra i titoli di debito emessi dalle banche, stabili nel periodo, si sono messi in evidenza “soprattutto i certificates”.
I certificates sono stati tuttavia definiti da Bankitalia strumenti complessi e relativamente rischiosi. Così si legge infatti nel Rapporto sulla Stabilità finanziaria:
“La presenza di questi strumenti, complessi e relativamente rischiosi, è cresciuta in modo significativo nel portafoglio delle famiglie a partire dal 2022, arrivando a rappresentare a giugno del 2024 quasi il 12 per cento dei titoli di debito detenuti. Sulla base dell’ICF, circa il 10 per cento dei nuclei, per lo più in buone condizioni reddituali e finanziarie, investe in certificates”.
Troppo? Evidentemente sì, secondo Palazzo Koch, che ha ricordato che l’ammontare detenuto dalle famiglie italiane è salito fino ad attestarsi nel giugno di questo anno a quota 56 miliardi di euro, rispetto ai 44 miliardi alla metà del 2023.
Il problema dei Certificates, è stato l’avvertimento, è che questi strumenti finanziari complessi “in alcuni casi possono essere soggetti ad ampie variazioni di prezzo ed esporre quindi i detentori a perdite elevate qualora si verificasse uno scenario avverso”.
Tra l’altro, la Banca d’Italia ha sottolineato che i collocamenti dei titoli di debito in generale, ma soprattutto di certificates, “hanno continuato a crescere”, e che è stato rilevato “un aumento particolarmente marcato del possesso da parte delle famiglie”, tanto da far scattare sull’attenti l’istituzione.
“La Banca d’Italia sta segnalando da tempo tale fenomeno e continua a monitorarne l’evoluzione ”, ha rimarcato il Rapporto sulla Stabilità finanziaria di Via Nazionale.