Dopo i primi giorni dell’anno ancora in clima “post-festivo”, per gli emittenti è tempo di raccolta provviste sui mercati. Un discorso che vale tanto per gli emittenti sovrani che corporate, come nel caso che qui tratteremo. Venerdì 16, infatti, la banca francese Societe Generale (SG) ha emesso una dual tranche retail rivolta agli investitori retail. I due titoli sono denominati nell’eurovaluta per cui almeno non presentano rischio di cambio, e partono da forti coupon nominali annui. Prevedono tuttavia particolari condizioni per lo stacco cedola, che di buono ha la periodicità mensile, quasi al pari di un certificato. Societè Generale, del resto, è un leader provider europeo in tema di certificati, ETF ed ETC, covered warrant, etc.
Entriamo nel vivo, quindi, e presentiamone pro e contro dei due nuovi strumenti. Anticipiamo solo che prevedono la cedola mensile e tassi annui fino al 6% o 7,5% su questi bond in euro e taglio di 1.000 €.
Le due obbligazioni Societe Generale con stacco cedola mensile
Come spesso avviene con le emissioni dual tranche, ci sono più tratti in comune e differenze sulle specifiche. Partiamo dagli aspetti posti a comune denominatore.
Abbiamo anzitutto la valuta, l’euro, poi il taglio minimo di sottoscrizione di 1 titolo, cioè 1.000 €, il prezzo di emissione a 100 e infine l’emittente, con annesso rischio. Nello specifico si tratta di quello di credito, cioè di eventuale insolvenza emittente e/o garante (Societe Generale) che può comportare la perdita totale o parziale del capitale investito. Al riguardo le principali agenzie di rating attribuiscono alla banca francese un giudizio pari ad “A” (S&P e Fitch) e ad “A1” (Moody’s). Poi vi sono gli altri rischi tipici degli investimenti in bond (corporate e/o sovereign che siano) che vedremo nel seguito.
Altri due aspetti chiave da sottolineare sono la durata complessiva e il meccanismo di funzionamento delle cedole.
Sul primo fronte i bond hanno data emissione venerdì 16 gennaio e durata massima prevista tra 12 anni, il 16/01/2038. Tuttavia, per essi l’emittente ha pensato alla formula della callability, cioè della richiamabilità dei prestiti a discrezione, a partire dal 16 gennaio 2027. Da lì in poi ad ogni 16 del mese, e fino al 16 dicembre 2037, Societe Generale potrà decidere di ritirare uno o nessuno o entrambi i bond. In tutti i casi la comunicazione del rimborso anticipato è di 15 giorni antecedenti l’evento (c.d. notice period). In tal caso SG ripagherà il 100% del nominale detenuto, insieme all’ultima eventuale cedola relativa al mese del rimborso anticipato.
A cascata, quindi, un rischio e aspetto da considerare è il rischio di reinvestimento da un lato, e l’incertezza effettiva, concreta dell’investimento dall’altro.
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L’obbligazione con la cedola più ricca
Ora passiamo alle cedole, che in comune hanno la natura “Daily Accrued”, il sottostante (l’Euribor 3 mesi), lo stacco a periodicità mensile e la loro condizionalità dal 2° anno in poi. Per comprendere meglio il meccanismo presentiamo nei dettagli i due bond e rispettivi tassi cedolari.
Uno bond ha ISIN XS3257292105 e prevede una cedola mensile lorda (a partire dal 16/2/’26) al tasso del 7,5% annuo sul nominale del debito posseduto. La cedola dei primi 12 mesi è incondizionata, nel senso che è sicura per il 1° anno. Dal 13° in poi, cioè dal 2° anno, la cedola è condizionata al livello dell’Euribor 3M se inferiore o superiore al cap del 2,50%. Cioè la cedola sarà calcolata e pagata pro rata in base al numeri dei giorni in cui il fixing dell’Euribor 3M è risultato minore o uguale al cap. Operativamente parlando, il 7,5% nominale annuo verrà moltiplicato per un rapporto “n/N”, vale a dire:
- al numeratore, “n” indica il numero dei giorni compresi in ciascun periodo di maturazione nei quali il sottostante è risultato minore o uguale al cap del 2,5%;
- al denominatore, “N” indica il numero dei giorni compresi in ciascun periodo maturazione degli interessi.
La certezza e incertezza del flusso cedolare dei bond Societe Generale
Anche l’altro bond ha un simile meccanismo di funzionamento, mentre varia nell’ISIN, nel tasso cedolare lordo annuo e nell’entità del cap.
L’identificativo ISIN è XS2878537856, stessa struttura e condizione cedolare, ma con un payout inferiore e un “margine” cap maggiore. La cedola è del 6% annuo lordo (26% di ritenuta fiscale), fissa e incondizionata nel 1° anno e condizionata poi, mentre l’asticella di condizionalità è fissata stavolta al 3,00% (cap).
Pertanto qui sono maggiori le probabilità di incassare gli interessi visto che è più “ampio” il range di fluttuazione dell’Euribor 3M, cioè che non superi la soglia del 3,00%. Parallelamente comporta un flusso cedolare inferiore a prima, per la serie “non esistono pasti gratis in finanza”. Maggiore è il rischio, tipo con il titolo ISIN XS3257292105, e più sale il potenziale ritorno, e viceversa con l’ISIN XS2878537856.
Cedola mensile e tassi annui fino al 6% o 7,5% su questi bond in euro e taglio di 1.000 €
Il ritorno del trade è anche legato ad altre variabili più “personali” tipo l’effettivo prezzo di carico e scarico del titolo/i e relativi costi di gestione bancaria.
Concludendo, i due prodotti presentano chiari punti di forza e di debolezza al pari di quanto avviene su molti altri strumenti concorrenti. Tra i pro citiamo il taglio retail, l’assenza di rischio di cambio, la cedola mensile, la protezione del capitale a scadenza ed eventuale call (salvo default SG), il ricco, potenziale payout. Se il titolo giungesse a naturale scadenza e pagasse sempre o quasi sempre la cedola, l’investitore si ritroverebbe con un buon flusso cedolare per un lungo termine.
Tuttavia, risulta difficile credere che nei prossimi 12 anni l’Euribor 3M si terrà “neutro”, cioè privo di trend al rialzo o al ribasso, ad esempio compreso tra l’1,50 e il 2,50% fino al ‘38. Prima o poi qualche direzione forte e duratura la prenderà, bisogna capire quale di preciso. Molto dipenderà dalla futura politica monetaria BCE. Se sarà accomodante, i tassi scenderanno, l’Euribor 3M pure, e lì saliranno le probabilità di call dei prestiti obbligazionari SG. Se ritornerà restrittiva, invece, allora ecco il rischio del “salto cedola” su simili bond per uno o più mesi a seconda dei casi.
La mancata garanzia sul flusso cedolare rientra tra i contro, mentre valutazioni a parte vanno fatte sul rischio di credito, di mercato e di richiamo. L’investimento presuppone un prestito a un emittente privato, dalle cui sorti dipendono quelle del rimborso (e/o cedole) del capitale a scadenza. Il rischio mercato chiama in causa, invece, le fluttuazioni dei corsi sul mercato, per cui occhio ai prezzi di carico e di eventuale scarico dei titoli. L’eventuale call, infine, esporrebbe al rischio di un futuro scenario di mercato dagli yield più avari degli attuali.