A metà mese la Repubblica di Bulgaria ha emesso un nuovo bond in doppia tranche denominato in euro, distinte nelle durate e nelle cedole. Nello specifico si tratta di un decennale e un ventennale con cui il debitore ha raccolto complessivamente 3,2 mld di €, di cui 2 mld sul 10 e 1,2 mld sul 20 anni. Vediamoli entrambi, con un occhio di riguardo sulla scadenza più lunga delle due. Quest’ultimo, in particolare, ha una cedola al 4,125% e offre al momento un rendimento effettivo del 4,25%.
L’obbligazione a 10 anni e cedola al 3,375%
Il titolo più corto del Governo di Sofia è un decennale con data scadenza 18/07/2035 e matricola ISIN XS3124345631. Il bond è tradato e visibile sull’EuroMOT di Borsa Italiana (taglio minimo di 1.000 € e relativi multipli) e martedì ha chiuso a 99,06 centesimi, a beneficio dello yield. Mentre infatti la cedola lorda (periodicità annuale, staccata ad ogni 18/07) è del 3,375% (2,953% netto), l’effettivo a scadenza è del 3,5% circa. È andata meglio in sede di assegnazione, quando il prezzo esitato è stato di 97,836 per un ritorno effettivo del 3,637%.
Tuttavia, le possibilità di acquistare il Bulgaria Fx 3.375% Jul35 sotto cento (magari anche a prezzi migliori degli attuali?) potrebbero non essere finite. Anzitutto c’è che al momento quota poco sopra 99 e che il titolo è appena nato, per cui di prezzi da battere sui mercati ne avrà a iosa. Ancora, il prodotto ha una duration modificata a 8,33 e ha dalla sua un rating emittente che è solo di poco superiore ai bond targati MEF e pari a Baa1 per Moody’s, BBB per Fitch e BBB+ per S&P.
Il prestito obbligazionario con tasso annuo lordo del 4,125%
L’altra obbligazione ha codice identificato XS3124393367 e una durata doppia alla precedente, 20 anni, con il rimborso del prestito previsto al 18/07/2045. Ad aumentare è anche l’interesse annuo pari al 4,125% (periodicità annuale), il 3,61% scarso al netto del 12,50% di ritenuta fiscale. L’effettivo a scadenza è tuttavia maggiore e del 4,25% (dati: Borsa Italiana) grazie alle attuali quotazioni a 98,27.
Elevata durata e robusta duration modificata (13,35) aiutano a comprendere perché la domanda del ventennale (5,5 mld di €) sia stata inferiore a quella del decennale (8,3 mld di €) malgrado il tasso più ricco. Da mesi gli operatori sono più guardinghi sulle scadenze assai lontane, vuoi per i timori di possibili ritorni inflazionistici che, in questo caso, lo stato di salute emittente.
I dati macroeconomici dell’emittente
L’8 luglio il Consiglio europeo ha dato l’ok definitivo all’ingresso della Bulgaria nell’euro dall’1/01/2026 grazie ai progressi fatti nei criteri di convergenza. Inoltre ha fissato in 1,9558 BGN = 1 UER il tasso di conversione ufficiale tra le due valute. Solo un mese prima, il 04/06/2025, la BCE aveva pubblicato il rapporto sui progressi della Bulgaria all’euro. Sintetizziamolo riguardo all’inflazione, il tasso di cambio, il costo del denaro e i dati di finanza pubblica.
In tema di stabilità dei prezzi, ad aprile il tasso medio di inflazione annuo bulgaro misurato sullo IAPC è stato del 2,7%, poco sotto del valore di riferimento del 2,8%. Quanto al cambio EUR/BGN, nel periodo tra il 20/05/2023 e il 19/05/2025 il Lev è rimasto stabile e fermo sulla parità centrale di 1,95583 lev per euro. Per il costo del denaro, invece, fra maggio 2024 e aprile 2025 i tassi di interesse a lungo termine bulgari sono andati ben al di sotto del target del 5,1%, piazzandosi a una media del 3,9%. Sui conti pubblici, infine, dal 2012 Sofia non è stata mai richiamata da procedure per i disavanzi eccessivi. Il rapporto fra debito pubblico lordo e PIL, in particolare, nel 2024 si è collocato al 24,1%, molto al di sotto del target del 60%. Più in generale, questo rapporto era ampiamente rispettato da 20 anni.
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Tra 5 mesi, quindi, saranno 21 gli Stati membri aventi l’euro quale moneta legale, a beneficio dell’Eurozona (rafforza la massa critica) e del neo Paese aderente. Per la Bulgaria i benefici si misureranno in termini di eliminazione dei costi di cambio, stabilità dei prezzi, commerci più snelli, migliore accesso ai finanziamenti sui mercati.
Tutto ciò amplierà anche il perimetro delle possibilità di scelta per l’investitore nazionale in tema di emittenti sovrani in euro. Tuttavia, la cosa non azzererà di per sé i rischi connessi a qualunque investimento, in questo caso sovrano, di mercato, di inflazione e di liquidità.
L’adesione all’euro ridurrà certamente il rischio di credito, in quanto per Sofia non saranno più emissione in valuta estera. Tuttavia, l’economia nazionale è tra le più deboli dell’UE a cui si sommano le frequenti instabilità politiche, con le recenti 7 elezioni in 4 anni che non lasciano spazio alle interpretazioni. Ancora, la lunga durata dei bond, specie per il ventennale, inciderà sul rischio mercato con tutti i rischi di oscillazione dei prezzi da qui a scadenza. Pesano infine i pochi scambi sul MOT, sia in termini di contratti che di controvalore, che accentuano il rischio di liquidità per chi non è certo di portare a temine l’investimento.