Casa disabitata, si paga la Tari nel 2026?

Patrizia Del Pidio

6 Febbraio 2026 - 12:38

Se la casa non è affittata e non ci vive nessuno, si deve pagare la Tari? La normativa potrebbe cambiare a breve.

Casa disabitata, si paga la Tari nel 2026?

Si paga la Tari su una casa disabitata? Se si possiede un immobile non locato e in cui non abita nessuno, la tassa è dovuta? Si tratta di una domanda lecita poiché la Tari è la tassa che si paga per finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Una casa disabitata non produce rifiuti e si potrebbe avere il diritto di non pagare un servizio che non si utilizza.

Va considerato, però, che la Tari è gestita direttamente dai Comuni per finanziare i costi della raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. La tassa prevede delle esenzioni e degli sconti in determinati casi e questi casi possono riguardare anche le case disabitate che, però, devono rispettare determinati requisiti.

I modi per non pagare la Tari su una casa disabitata ci sono, ma va premesso che non è sufficiente soltanto che nell’immobile non viva nessuno. In questo caso, infatti, la distinzione va fatta tra casa disabitata e casa inutilizzabile. Vediamo la differenza e in quali casi la Tari non va pagata. Inoltre, si deve tenere presente che la normativa potrebbe cambiare a breve.

Casa disabitata, la Tari si paga nel 2026?

In linea generale, quando una casa è disabitata ma abitabile, anche se inutilizzata, la Tari si paga. La tassa sui rifiuti, infatti, è un obbligo per chiunque, a qualsiasi titolo, detenga locali o aree scoperte suscettibili a produrre rifiuti.

Il presupposto per il pagamento della tassa, quindi, non è la vera e propria produzione dei rifiuti nell’immobile, ma il fatto che lo stesso è suscettibile a produrli se usato. Una casa disabitata, di fatto, anche se non utilizzata, ma utilizzabile, è suscettibile a produrre rifiuti e, quindi, soggetta al pagamento della Tari.

Casa disabitata, quando non si paga la Tari?

Una casa disabitata può essere esentata dal pagamento della Tari solo a determinate condizioni: deve essere inutilizzabile, ossia deve essere non abitabile o inagibile. Per non essere abitabile la casa non deve essere per forza inagibile o un rudere, ma basta che non sia:

  • allacciata alle forniture per luce, acqua e gas;
  • arredata con i mobili essenziali che la rendano abitabile come, ad esempio, letto, sedie, tavoli, eccetera.

Se si ha una casa disabitata, quindi, per non pagare la Tari è necessario che non sia arredata (qualche mobile può esserci, ma devono mancare quelli essenziali per vivere) e che i contatori per la fornitura delle utenze domestiche siano scollegati. Bisogna fare attenzione, però, perché non basta non avere l’allaccio di una sola delle utenze domestiche per far risultare la casa non utilizzabile: devono essere assenti tutte e tre le utenze (luce, gas e acqua).
In un immobile dove non ci siano arredi ma risulta attiva almeno un’utenza, la Tari è dovuta.

In quali altri casi non è dovuta la Tari per una casa disabitata?

La Tari, per una casa disabitata, non è dovuta anche quando chi acquista o eredita l’immobile ha bisogno di ristrutturarla ed è priva di allacci alle forniture e senza mobili (perché, appunto, risulta inutilizzabile).

La Tari non è dovuta per gli immobili inagibili, ovvero quelli dove manca il collegamento alla rete idrica, quella elettrica o quella fognaria. Già l’assenza di questi collegamenti, infatti, attesta l’inabitabilità della casa.
Non pagano la Tari, come appare ovvio da quanto detto finora, anche gli immobili fatiscenti, pericolanti, o considerati come ruderi.

Casa disabitata per molti mesi l’anno: quanta Tari si paga?

Questo non toglie che se la seconda casa non è utilizzata dal proprietario e non locata, si possano ottenere delle agevolazioni. La normativa, infatti, ha previsto che la casa utilizzata dai proprietari solo per determinati periodi dell’anno abbia diritto a degli sconti sulla Tari.

Non si può parlare di una scontistica uguale per tutti i Comuni, ma le riduzioni, marginali (in alcuni casi si parla del 30%), sono riservate alle «abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo» (articolo 1, comma 659, legge 147/2013).

In molti Comuni, quindi, si può contare su questo sconto per le case che vengono utilizzate solo per alcuni periodi ogni anno (si pensi alle case vacanza): la legge nazionale, infatti, lascia ai Comuni l’autonomia di stabilire se applicare o meno delle riduzioni per le case tenute a disposizione per l’uso stagionale o per uso limitato. Per capire se la riduzione è contemplata, quindi, consigliamo di consultare le delibere del Comune in cui l’immobile è ubicato.

Le regole potrebbero cambiare

In base alla normativa vigente la Tari va pagata per il solo fatto di essere proprietario dell’immobile che potrebbe potenzialmente produrre rifiuti.
La Corte di Cassazione con le sentenze 21703/2022 e 9872/2023 ha stabilito che il pagamento è dovuto se l’immobile è predisposto per essere utilizzato, indipendentemente dal fatto che lo sia.

Il decreto del Mef pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 novembre 2025, però, cerca di porre un limite alle tasse sulle seconde case tenute a disposizione del proprietario. Anche se il decreto si riferisce all’Imu, le stesse regole possono essere adottate dai Comuni, anche per la Tari.

Nel decreto si lascia discrezionalità ai Comuni per prevedere apposite riduzioni per le abitazioni non affittate e lasciate a disposizione per le vacanze (al mare o in montagna).
I Comuni, quindi, per favorire il turismo possono decidere di prevedere un’imposizione più bassa per gli immobili utilizzati solo per una parte dell’anno poiché questi immobili incidono meno sui servizi comunali rispetto a quelli abitati tutto l’anno.
La decisione, in ogni caso, è lasciata alla discrezionalità dei Comuni che potrebbero anche non essere d’accordo a ridurre l’imposizione sulle seconde case disabitate o a disposizione.

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