Cartella esattoriale: ecco quando è nulla e si può non pagare

Sono frequenti i casi in cui la cartella esattoriale si considera nulla: vediamo quando è possibile fare ricorso e non pagare alla luce delle ultime pronunce della Cassazione.

Cartella esattoriale: ecco quando è nulla e si può non pagare

La cartella esattoriale, conosciuta anche come cartella di pagamento, è uno strumento di riscossione tributaria del quale si avvale Pubblica Amministrazione per recuperare i crediti vantati a vario titolo nei confronti dei contribuenti.

In pratica si tratta di un atto che viene inviato dall’Agenzia delle Entrate Riscossione per comunicare l’iscrizione a ruolo del debito da parte dei diversi enti impositori, quali possono essere, ad esempio, l’Inps, i Comuni e l’Agenzia delle Entrate.

Una volta che questa viene notificata il contribuente ha a disposizione 60 giorni per presentare ricorso, dopo di che la cartella esattoriale diventa titolo esecutivo ai fini della riscossione coatta del credito.

Il ricorso deve essere presentato dal contribuente quando la cartella esattoriale presenta dei vizi di forma tali per cui questa è considerata nulla. I vizi nella sostanza e nella forma della cartella di pagamento sono solo una delle cause di invalidità della cartella esattoriale. Ci sono diverse ragioni infatti per cui una cartella può essere impugnata dal contribuente.

Vediamo solo alcuni tra i tanti casi esaminati dalla giurisprudenza per cui è possibile considerare una cartella nulla e capiamo quale iter bisogna seguire per impugnarla.

Cartella esattoria nulla se manca il calcolo degli interessi

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10481 del 3 maggio 2018 ha stabilito che la cartella esattoriale che non riporta il calcolo degli interessi è nulla poiché non consente ai contribuenti di verificare la correttezza del calcolo effettuato dall’Agenzia delle Entrate.

Questa ordinanza della Corte di Cassazione è arrivata in seguito al ricorso presentato da un contribuente che aveva ricevuto una cartella di pagamento per recupero Irpef.

Il contribuente accorgendosi che nella cartella esattoriale non veniva riportato il calcolo degli interessi ha deciso di presentare ricorso presso la Commissione regionale che analizzando la situazione ha stabilito l’annullamento della cartella di pagamento in quanto non riportare il calcolo degli interessi non consente al contribuente di verificare la correttezza del calcolo stesso.

L’Agenzia delle Entrate a questo punto decideva di fare ricorso presso la Corte di Cassazione che però ha deciso di confermare la sentenza della Commissione tributaria regionale, in quanto la cartella esattoriale deve essere motivata e quindi completa di ogni elemento.

Pertanto la cartella esattoriale è stata annullata dalla Corte di Cassazione proprio per tutelare il contribuente e consentirli di verificare il corretto calcolo degli interessi.

Cartella esattoriale: tutti gli altri casi in cui si può considerare nulla

Ci sono poi altri casi in cui la cartella di pagamento che viene notificata ai contribuenti può essere considerata nulla. La giurisprudenza infatti si è più volte espressa su questo argomento e la tematica può definirsi come ancora “in divenire”.

In particolare la cartella di pagamento può essere considerata nulla quando questa presenta dei vizi nella sostanza e nella forma. In quanto atto di diritto tributario, infatti, la cartella esattoriale è sottoposta a vincoli formali che devono essere rispettati pena la nullità.

Uno dei motivi per i quali la cartella può essere annullata per esempio è perché questa sia sprovvista della relata di notifica oppure nel caso in cui questa non sia apposta correttamente o manchi di alcuni requisiti essenziali.

La Corte di Cassazione infatti ha stabilito la nullità della cartella esattoriale laddove, nella copia consegnata al contribuente, la relata non indichi la data della notifica oppure nel caso in cui questa non sia apposta in calce all’atto, ma, ad esempio, nel frontespizio.

Un altro motivo rilevato dalla Suprema Corte per il quale la cartella di pagamento può essere considerata nulla è che questa sia stata sottoscritta da “dirigenti falsi” ovvero da quei funzionari che sono diventati dirigenti senza aver svolto un concorso pubblico.

Cartella esattoria nulla se viene notificata da soggetti non legittimati

Infine la giurisprudenza ha rilevato un ultimo caso in cui la cartella esattoriale può essere considerata nulla. In particolare la cartella di pagamento è nulla quando viene notificata da soggetti che non sono legittimati a farlo.

L’art. 26 del del D.P.R. n. 602/1973 stabilisce quali sono i soggetti che possono notificare le cartelle esattoriali e tra questi troviamo:

  • gli ufficiali della riscossione;
  • gli agenti di polizia municipale;
  • i messi comunali previa convenzione tra Comune e concessionario.

Cartella esattoria nulla: come fare per impugnarla?

Se il contribuente si dovesse accorgere che la cartella di pagamento che gli è stata notificata dovesse presentare uno dei suddetti errori questo può decidere di impugnarla.

In particolare la cartella esattoriale potrà essere contestata nei seguenti modi:

  • con l’annullamento in autotutela: questa misura, che è stragiudiziale, non richiede l’intervento di un giudice e può essere fatta anche senza l’aiuto di un avvocato. Il contribuente dovrà redigere una comunicazione in cui riporta tutte le motivazioni per le quali la cartella di pagamento risulta illegittima. Dopo di che, allegando la documentazione che attesti i vizi della cartella, si potrà richiedere l’annullamento della stessa per evitare i costi di impugnazione giudiziale. La comunicazione dovrà essere inviata, all’Agenzia delle Entrate Riscossione e all’ente creditore (Comune) tramite raccomandata A/R o tramite Pec;
  • con la richiesta di sospensione dell’esecuzione: anche questa è una misura stragiudiziale che però può essere utilizzata dal contribuente solamente quando la somma oggetto della cartella è già stata pagata. Bisogna specificare che nel caso di mancata risposta dell’ente creditore, a cui viene trasmessa tutta la documentazione, il debito viene meno;
  • con l’impugnazione giudiziale: in questo caso il contribuente dovrà presentare al Giudice di Pace, entro 60 giorni dalla notifica. Questa è la soluzione migliore per contestare la cartella di pagamento che presenta dei vizi in quanto utilizzando questo metodo si interrompono i termini per cui la cartella non diventa un atto definitivo fino a che il procedimento di impugnazione non si conclude.

Si consiglia quindi di verificare scrupolosamente i dati che vengono inseriti nella cartella esattoriale, in modo che se si dovessero trovare degli errori si può procedere subito all’impugnazione della stessa senza rischiare che il termine dei 60 giorni scada.

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