Le canzoni di Natale che guadagnano di più

Con il Natale tornano anche le cosiddette Christmas Hit: brani capaci di generare profitti altissimi nel solo periodo natalizio. Ecco quali sono e quanto guadagnano.

Le canzoni di Natale che guadagnano di più

Il Natale è alle porte: non solo dolci, buoni propositi, regali e parenti. L’arrivo del periodo natalizio coincide con un’altra simpatica e irrinunciabile abitudine, destinata a contrassegnare il periodo più felice dell’anno, le canzoni di Natale.

Sono tante, tremendamente orecchiabili e ascoltate principalmente tra fine novembre e dicembre: le hit natalizie sono uno dei dogmi imposti nel corso degli anni dalle case discografiche e dai relativi artisti che, proprio in questo periodo, guadagnano incassi sufficienti a mantenere uno standard di vita elevato per un anno e più.

D’altronde, lo diceva anche Nick Hornby nel suo About a Boy: nel libro e nel film il protagonista, interpretato da Hugh Grant, vive di rendita grazie ai diritti d’autore della canzone di Natale scritta dal padre anni prima. Un racconto di fantasia che non è tanto lontano dalla realtà: il giro di guadagni delle più famose hit di Natale è capace di generare cifre davvero considerevoli a ogni passaggio in radio o TV e ad ogni riproduzione tramite YouTube e Spotify.

Ti stai chiedendo quali sono gli artisti più pagati e il brano natalizio che genera più profitti? Ecco qualche dato in merito.

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Quanto valgono le canzoni di Natale?

Se pensiamo al Natale in termini musicali le opzioni che ci si aprono davanti sono infinite: dall’intramontabile All I Want for Christmas is You alle compilation di Micheal Bublé (da anni il vero e proprio Album di Natale), fino alle cover dei brani più tradizionali fatti dalle pop star più famose.

Ma quanto guadagnano esattamente gli artisti con una canzone di Natale? Cosmopolitan ha tracciato una classifica degli incassi, tramite diritto d’autore, di alcuni dei più famosi brani di natale, dal più redditizio a quello meno famoso.

I dati sono relativi allo scorso anno, ma la lista è comunque un ottimo punto di partenza per farci un’idea generale dei guadagni dei performer in proporzione al brano e al periodo (in questo caso, prendendo in esame solo il mese di dicembre e i relativi incassi). Nella top 10 abbiamo:

  1. Merry Christmas Everybody del gruppo brittanico Slade (1985) con 563mila euro;
  2. Fairy Tale of New York dei The Pogues (1988) con 450mila euro;
  3. All I Want For Christmas Is You di Mariah Carey (1994) con 423mila euro;
  4. White Christmas di Bing Crosby, il grande classico del 1940, con 369mila euro;
  5. Last Christmas dei Wham! (1984) con 337mila euro;
  6. Wonderful Christmastime di Paul McCartney (1979) con 292mila euro;
  7. Stop The Cavalry di Jona Lewie (1980) con 135mila euro;
  8. Mistletoe And Wine di Cliff Richard (1988) con 112mila euro;
  9. 2000 Miles dei The Pretenders (1984) con 114mila euro;
  10. Stay Another Day del gruppo East 17 (1994) con 109mila euro.

Non tutti gli artisti in questione vanno fieri dei loro incassi, nonostante gli ingenti guadagni annuali: proprio Tony Mortimer degli East 17 (fanalino di coda di questa classifica) dichiara di sentirsi in imbarazzo ogni volta che gli capita di riascoltare per caso il brano, sperando di non sentirlo riprodotto mai mentre si trova in pubblico: “i miei amici amano provocarmi mettendo Stay Another Day, ho intimato loro di spegnerlo non so più quante volte” ha dichiarato Mortimer sempre a Cosmopolitan.

Dall’altra parte, c’è anche chi non rinnega il suo successo proprio grazie a questi brani, come Noddy Holder degli Slade, che con la loro hit dichiara di “sentirsi a proprio agio”: “è un piano pensionistico vero e proprio, non erano mai stati quelli gli intenti ma con il tempo ha il brano ha ‘preso vita’ ed è stato usato per tutto, per la pubblicità, per i film, per ogni genere di cose”.

Al coro degli appagati insieme a Holder, si aggiungono George Micheal e Andrew Ridgeley che, all’epoca del lancio di White Christmas, dichiararono di avere come intento il “voler raggiungere il maggior numero di persone con il brano, per arrivare a toccare un milione e mezzo di vendite”: era il 1984 e oggi, anno 2018, il singolo vende circa 2 milioni di copie all’anno solo nel Regno Unito.

Un vero e proprio business a lungo termine, tenuto in piedi da tradizione e un pizzico di nostalgia.

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