Caldo estremo, quanto rende davvero il fotovoltaico? Lo studio sugli effetti delle alte temperature

Emanuela Ceccarelli

19 Luglio 2026 - 09:09

Il fotovoltaico produce davvero di più quando fa caldo? Uno studio dell’Università di Évora svela l’impatto reale delle ondate di calore sul rendimento dei pannelli solari.

Caldo estremo, quanto rende davvero il fotovoltaico? Lo studio sugli effetti delle alte temperature

Giugno 2026 si è chiuso come il mese più caldo mai registrato nella storia d’Europa, con anomalie termiche superiori di 3 °C rispetto alle medie storiche. La situazione nel mese di luglio non è migliorata, con massime che hanno superato i 40 °C in diverse parti d’Italia e d’Europa, costringendo il Ministero della Salute a decretare lo stato di massima allerta per molti centri urbani.

In un tale contesto climatico si potrebbe pensare che l’unica nota positiva sia l’abbondanza di radiazione solare, in grado di garantire una produzione record di energia pulita. Tuttavia, i dati tecnici smentiscono questa correlazione. Il caldo estremo e prolungato che sta caratterizzando le stagioni estive degli ultimi anni rappresenta in realtà un fattore limitante per l’efficienza dei sistemi di generazione solare. Uno studio recente dell’Università di Évora ha analizzato nel dettaglio gli effetti delle ondate di calore sulle prestazioni dei grandi impianti, quantificandone le perdite.

Come funziona un pannello solare e perché il caldo eccessivo è un problema

Quando la colonnina di mercurio sale eccessivamente, ai pannelli fotovoltaici accade qualcosa di simile a quanto si verifica con gli smartphone. Questi ultimi, infatti, se esposti a temperature troppo elevate tendono a surriscaldarsi e a rallentare le proprie prestazioni, fino a spegnersi del tutto per proteggersi. I pannelli solari, anche se progettati per stare all’aperto, sono pur sempre dispositivi elettronici fatti di silicio. Questi, per funzionare, hanno bisogno della luce del sole (i fotoni) per generare elettricità, non del suo calore. Più la temperatura del pannello sale, infatti, più diventa difficile per la corrente elettrica scorrere all’interno del materiale.

I test dei produttori vengono fatti a una temperatura standard di 25 °C. Oltre questa soglia, ogni grado in più fa perdere efficienza al pannello. Nelle giornate estive con 40 °C all’ombra, la superficie scura di un pannello esposto al sole può facilmente raggiungere i 70 °C, riducendo così la quantità di energia prodotta. Si stima che un impianto comune possa perdere tra il 15% e il 20% della sua potenza reale proprio nelle ore in cui il sole è più forte, qualora la temperatura della cella salga molto al di sopra di quella standard.

I dati dello studio: quanto si perde davvero quando si soffoca dal caldo?

I ricercatori dell’ateneo portoghese hanno monitorato il comportamento reale di alcuni grandi parchi solari durante le ondate di calore più intense, registrando fluttuazioni che toccano direttamente anche chi possiede un piccolo impianto domestico. Nei momenti di massimo stress termico della giornata, si possono registrare crolli temporanei del rapporto di prestazione che arrivano a sfiorare il 90%. In questo intervallo di tempo limitato, l’impianto si trova quasi paralizzato dal calore e lavora a una frazione minima della sua capacità nominale.

Fortunatamente, questo impatto estremo non dura per tutto l’arco della giornata. Nel corso delle 24 ore, la perdita complessiva di energia si attesta mediamente attorno al 17,5%. Sebbene si tratti di una quota significativa, questa viene in parte compensata dalle ore mattutine e tardo-pomeridiane, in cui l’aria è più respirabile.

Inoltre, lo studio evidenzia anche che i pannelli non registrano danni permanenti. Appena l’aria si rinfresca, dopo il tramonto, i moduli recuperano la loro piena funzionalità nel giro di 24 ore, pronti a ripartire il giorno successivo.

Cosa cambia per la nostra bolletta

Questo calo di rendimento ha un impatto concreto sull’economia domestica e sugli investimenti energetici. Il problema principale è che l’impianto lavora con il freno a mano tirato proprio nelle ore centrali della giornata, ovvero quando in casa tendiamo ad accendere i condizionatori al massimo per trovare refrigerio. Ciò significa che la quota di energia autoprodotta potrebbe non bastare a coprire i consumi domestici, costringendoci a prelevare energia dalla rete nazionale a pagamento proprio nei momenti di massimo consumo.

È bene poi considerare che molti dei preventivi e delle stime di risparmio che vengono forniti quando si acquista un impianto fotovoltaico si basano su medie storiche del tempo che fa nella propria regione. Tuttavia, con estati sempre più torride e lunghe come quella che stiamo vivendo nel 2026, queste vecchie stime rischiano di essere troppo ottimistiche, sovrastimando la produzione reale di oltre il 17%.

Per arginare il problema, gli ingegneri stanno sviluppando pannelli di nuova generazione, come quelli a eterogiunzione, capaci di sopportare meglio il calore, e sistemi di montaggio che lasciano più spazio sul retro del pannello per far circolare l’aria e favorire un raffreddamento naturale.