Come il calcio italiano perderà 100 milioni l’anno con il decreto Dignità

Come previsto dal decreto Dignità, dallo scorso 15 luglio non è più possibile fare pubblicità a giochi o scommesse con vincite di denaro: secondo il Sole 24 Ore, con questa norma il calcio italiano ci perderà 100 milioni l’anno.

Come il calcio italiano perderà 100 milioni l'anno con il decreto Dignità

Esattamente un anno fa, poco prima della pausa estiva del Parlamento, il neonato governo Lega-Movimento 5 Stelle approvava il decreto Dignità, primo vero e proprio atto dei gialloverdi fortemente voluto dal vicepremier Luigi Di Maio.

Tra le varie norme introdotte ce ne era anche una riguardante la ludopatia, che in sostanza vieta la pubblicità, anche indiretta, per quanto riguarda i giochi e le scommesse con vincite in denaro.

Uno dei settori più colpiti da questa nuova legge è senza dubbio quello del calcio, tanto che il Sole 24 Ore ha stimato in circa 100 milioni gli incassi in meno per il pallone nostrano visto che diverse società hanno dovuto rinunciare ai loro contratti di sponsor con siti di betting, senza contare i mancati introiti pubblicitari da parte di stampa e TV.

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Il decreto Dignità contro la ludopatia

La ludopatia in Italia è un fenomeno che deve destare grande preoccupazione. Soltanto nel 2018 infatti è stato calcolato che nel Bel Paese sono stati spesi la bellezza di 19 miliardi in giochi e scommesse.

Una manna questa per le casse statali (che ha incassato circa 10 miliardi) ma al tempo stesso una iattura per i tanti giocatori incalliti, con l’esponenziale aumento negli ultimi anni di persone che si sono rovinate (sia dal punto di vista economico che personale) con il gioco.

Bene ha fatto quindi il governo a voler subito intervenire sulla materia, anche se la prima misura messa in campo non sembrerebbe andare a contrastare le vere problematiche di questa dipendenza che affligge migliaia di italiani.

Con il decreto Dignità i gialloverdi, oltre ad aver aumentato la tassazione a carico di concessionari e gestori, hanno deciso di vietare ogni forma di pubblicità di attività o prodotti che riguardano il gioco d’azzardo.

Niente più spot in TV, negli ultimi tempi erano stati confezionati proprio degli spazi appositi per il betting, oppure sponsorizzazioni di vario titolo come quelle sulle maglie delle squadre di calcio o per la cartellonistica negli stadi.

Un tentativo questo di combattere la ludopatia stoppando la pubblicità dei vari giochi o scommesse, ma che stride se pensiamo che viviamo in un paese dove ormai è possibile acquistare un Gratta e Vinci praticamente ovunque.

Per il calcio una “mazzata” da 100 milioni

Dopo un anno in cui si era salvato, dal 15 luglio il calcio deve fare i conti con i nuovi dettami introdotti dal decreto Dignità. Per il Sole 24 Ore, la nuova normativa porterà a minori incassi annui per circa 100 milioni.

Secondo l’Agcom, per quanto riguarda soltanto il settore audiovisivo ci sarà una perdita di ricavi pubblicitari pari a 60 milioni. Del resto gli spot durante le partite o le trasmissioni sportive, negli ultimi tempi erano in gran parte di siti di scommesse online.

La scure del decreto si va ad abbattere in maniera diretta anche sui club, specie quelli della massima serie. Stando al Report Calcio 2019 realizzato da PWC insieme al centro studi della FIGC, a fine 2018 erano in essere 15 contratti di sponsorizzazione tra società di Serie A e siti di scommesse.

Scaduta la deroga concessa per i contratti che erano stati siglati in precedenza, la Lazio adesso per esempio ha dovuto rinunciare dopo un solo anno (il contratto era triennale) ai 4,5 milioni garantiti dallo sponsor Marathon Bet.

Stesso discorso e stesse cifre anche per i cugini della Roma che da questa estate non possono esporre più il logo di Betway, con le varie società di scommesse che subito hanno deciso di spostare i loro investimenti in altri paesi europei.

L’Italia quindi dallo scorso 15 luglio è esclusa da uno dei mercati pubblicitari più floridi del momento, visto che è stato calcolato da Niessen Sport come le aziende del settore delle scommesse e dei giochi soltanto nei sei principali campionati (le massime serie di Inghilterra, Italia, Spagna, Germania, Francia e Olanda) abbiano investito, dal 2008 al 2017, la bellezza di 633 milioni di dollari per essere presenti sulle maglie dei vari club.

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