La caduta di Avdiivka e la morte di Navalny: lo scontro nei repubblicani sull’Ucraina

Roberto Vivaldelli

19/02/2024

La visione di Trump “riconosce che siamo in un’epoca di crescente multipolarismo”: lo scontro interno ai repubblicani Usa sugli aiuti all’Ucraina.

La caduta di Avdiivka e la morte di Navalny: lo scontro nei repubblicani sull’Ucraina

La sconfitta dell’esercito ucraino ad Avdiivka e la morte del blogger e dissidente russo, Alexey Navalny, hanno riacceso l’attenzione sul pacchetto di aiuti esteri da 95 miliardi di dollari - di cui 65 miliardi per Kiev - fermo alla Camera e riacceso lo scontro non solo tra l’establishment liberale ma anche all’interno del partito repubblicano.

Nelle scorse ore, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha assicurato il leader ucraino Volodymyr Zelenskyy di essere fiducioso che il Congresso rinnoverà gli aiuti militari per respingere la Russia dopo che le sue forze hanno catturato la roccaforte ucraina di Avdiivka. In una dichiarazione rilasciata dopo la telefonata tra i due leader, la Casa Bianca ha affermato che le forze ucraine si sono ritirate perché sono state costrette a “razionare le munizioni a causa della diminuzione delle forniture dovuta all’inazione del Congresso, con il risultato che la Russia ha ottenuto i primi guadagni degni di nota da mesi”.

Anche la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris ha preso di mira i repubblicani per aver bloccato gli aiuti, accusandoli di “giochetti politici” dopo aver incontrato Zelenskyy a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco in Germania.

Lo scontro esistenziale nel partito repubblicano

In queste ore si consuma uno scontro destinato a cambiare il dna del partito repubblicano. Da una parte ci sono gli interventisti neocon, come il senatore Lindsey Graham, il quale ha dichiarato di voler proporre di designare la Russia come Stato sponsor del terrorismo dopo la morte di Alexei Navalny, oltre che, nelle scorse settimane, di voler bombardare l’Iran per il suo sostegno ai ribelli Houthi dell Yemen; dall’altra, invece, emerge una nuova destra americana MAGA smaccatamente più “isolazionista” vicina all’ex presidente e candidato alle elezioni presidenziali, Donald Trump, incarnata da figure come il senatore dell’Ohio, JD Vance o dal commentatore e giornalista Tucker Carlson.

Il ritorno di Andrew Jackson

Una visione del mondo e degli interessi americani contrapposta, quella delle due fazioni rivali nel Gop. A cominciare dall’internazionalismo. Come ha spiegato JD Vance in una recente intervista rilasciata a News Stateman, “nella maggior parte dei settori, Biden vede fondamentalmente il ruolo degli Stati Uniti come quello di lavorare per l’ordine internazionale liberale, l’ordine americano basato sulle regole, e di usare il potere americano per far rispettare tale ordine” spiega. L’approccio di Trump, al contrario, non può essere descritto “in modo diverso da quello jacksoniano, perché penso che sia un misto di estremo scetticismo verso l’intervento all’estero, combinato con una postura estremamente aggressiva quando si interviene. Non colpire spesso, ma quando colpisci, colpisci davvero forte”.

Il quadro di Andrew Jackson, settimo presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1829 al 1837, occupava infatti un posto d’onore nello Studio Ovale del 45esimo presidente Usa. Il “jacksonianesimo”, come ha spiegato lo storico Walter Russell Mead, era esattamente il precedente storico per spiegare il fenomeno Trump, che ha incarnato il disprezzo della base per le élite, la contrarietà a coinvolgere l’America negli affari di altri Paesi e nelle «guerre senza fine» – e l’ossessione per il potere e la sovranità dell’America (“America First”). La visione di Trump «riconosce che siamo in un’epoca di crescente multipolarismo, contro la quale non si può lottare, ma con la quale bisogna fare i conti», ha affermato Vance. “Riconosce che la Russia è occasionalmente un avversario, ma ha anche interessi talvolta allineati. Bisogna affrontarla come un attore complicato negli affari esteri. Quindi penso che l’agenda della politica estera sia molto diversa”.

Il partito (trasversale) della guerra

La nuova destra americana rappresentante dal senatore JD Vance o da Matt Gaetz della Florida si oppone alla visione del grande partito (trasversale) di riferimento del complesso militar-industriale che spinge per l’approvazione del pacchetto di aiuti. Come dice Robert Kagan , marito di Victoria Nuland e principale esperto neoconservatore, “le superpotenze non riescono ad andare in pensione”. Kagan afferma apertamente che è “giunto il momento di dire agli americani che non c’è via di scampo dalla responsabilità globale. Il compito di mantenere un ordine mondiale è infinito e irto di costi, ma preferibile all’alternativa”.

Nei mesi scorsi, Defending Democracy Together, un’organizzazione guidata dalla stratega repubblicana Sarah Longwell e dal commentatore politico conservatore Bill Kristol, grande sostenitore dell’invasione dell’Iraq, ha lanciato l’iniziativa “Repubblicani per l’Ucraina” per convincere i repubblicani del Congresso a impegnarsi a continuare a finanziare gli aiuti per l’Ucraina. Ora questo scontro interno al Gop, dopo la caduta di Avdiivka e la morte di Navalny, è giunto a un momento decisivo, mentre la pressione sui repubblicani “isolazionisti” cresce di ora in ora.