C’è una metamorfosi silenziosa a Piazza Affari. Occhio al rally delle azioni STM e Prysmian

Gerardo Marciano

14 Maggio 2026 - 17:59

Ad aprile il Ftse Mib ha corso del 9%. Ma chi ha davvero guidato il rally? Due titoli dal peso marginale hanno mosso un terzo dell’indice. E potrebbero non aver finito.

C’è una metamorfosi silenziosa a Piazza Affari. Occhio al rally delle azioni STM e Prysmian

Ci sono mesi in cui i mercati salgono e tutti credono di sapere perché. Si cercano le solite spiegazioni, si guardano i soliti titoli, si leggono i soliti commenti. E intanto la vera storia si svolge altrove, in silenzio, sotto la superficie di un indice che quasi nessuno si è preso la briga di smontare pezzo per pezzo.

Aprile 2026 è stato uno di quei mesi. Il Ftse Mib ha chiuso con un rialzo vicino al 9%, la miglior performance mensile da gennaio 2023. Una cifra che ha fatto felici i titolisti e tranquilli gli investitori. Ma se si va a guardare dentro quel numero, se si cerca di capire chi ha davvero tirato la volata, quello che emerge è qualcosa di molto diverso dalla narrativa che è circolata in queste settimane.

Due nomi. Due aziende che nessuno avrebbe messo in cima alla lista dei protagonisti. Un peso sull’indice che da solo non giustificherebbe niente. E invece, quando si fanno i conti, quei due titoli hanno mosso più di un terzo dell’intero rialzo di aprile. Questo è il punto da cui conviene partire.

Peso del 7%, effetto del 35%: i numeri che ribaltano la narrativa

Il Ftse Mib è un indice concentrato. Chi lo conosce sa che basta guardare le prime cinque o sei posizioni per capire dove va il listino in una giornata qualsiasi. Le grandi banche, le utility, i titoli che distribuiscono cedole generose. Questo è il copione che si ripete da anni, e non è sbagliato.

Ma ad aprile quel copione ha avuto due protagonisti inattesi. STMicroelectronics e Prysmian, insieme, pesano circa il 7% dell’indice. Una quota relativamente contenuta, lontana dal peso che hanno UniCredit o Intesa Sanpaolo. Eppure, nel corso del mese, questi due titoli hanno contribuito rispettivamente per 177 punti base e 137 punti base al rialzo complessivo del Ftse Mib. Tradotto in termini semplici: STM ha spiegato quasi il 20% del rialzo totale, Prysmian circa il 15%. Insieme, oltre il 35%.

Non si tratta di un dettaglio tecnico. Si tratta di una distorsione rilevante tra peso formale e peso reale nella performance di un indice. E capire perché è successo è la domanda più interessante che ci si possa fare su Piazza Affari in questo momento.

STMicroelectronics: il titolo che ha quasi raddoppiato il suo peso sull’indice

A fine 2025 il comparto tecnologico pesava appena il 2,27% del Ftse Mib. Ad aprile 2026 quel peso è salito al 4,30%. Quasi un raddoppio in pochi mesi, e poiché STMicroelectronics è di fatto l’unico vero titolo tecnologico dell’indice, il movimento coincide quasi interamente con la sua rivalutazione.

Il titolo quota 50,31 euro. Il target medio degli analisti è 48,89 euro, quindi leggermente sotto il prezzo corrente. Ma la stima massima arriva a 76,55 euro, il che lascerebbe un potenziale teorico di circa il 52% rispetto alla quotazione attuale. Una forchetta enorme, che racconta bene quanto il mercato sia diviso su questo titolo.
Il consenso degli analisti resta costruttivo: su 29 professionisti censiti negli ultimi tre mesi, 17 si collocano nell’area acquisto e solo 2 nell’area vendita. Le stime operative mostrano un percorso di recupero significativo - EPS atteso a 1,02 nel 2026 rispetto allo 0,44 del 2025, con fatturato previsto in crescita da 9,89 miliardi a 12,01 miliardi nello stesso arco. Gli analisti più ottimisti vedono un ciclo dei semiconduttori in ripartenza. Quelli più cauti ricordano che una parte di questa aspettativa è già nei prezzi.

Sul piano tecnico il quadro è impostato al rialzo in modo netto: 16 segnali di acquisto nel sommario generale, medie mobili quasi tutte positive, momentum favorevole. Ma gli oscillatori di breve raccontano una storia diversa. L’RSI è a 86,58, lo stocastico %K a 98,10, lo Stochastic RSI al massimo assoluto di 100. Il Commodity Channel Index, a 191, genera un segnale di vendita. Il titolo è forte, ma non è più comodo. Chi entra adesso lo fa su un movimento già molto tirato.

Prysmian: la storia industriale che il mercato ha riscoperto tardi

Se STMicroelectronics è una scommessa sul ciclo dei semiconduttori, Prysmian è qualcosa di diverso. Non si tratta di un rimbalzo su aspettative di recupero. Si tratta di una storia strutturale, radicata in una domanda che difficilmente si esaurisce: cavi ad alta tensione, interconnessioni sottomarine, reti per la transizione energetica, infrastrutture per i data center. Temi che non dipendono da un singolo trimestre, ma da un decennio di investimenti obbligati a livello europeo.

In aprile Prysmian ha contribuito per 137 punti base al rialzo del Ftse Mib, pari a circa il 15% dell’intera performance mensile. Il titolo quota 156,90 euro. Anche qui il target medio degli analisti è sotto il prezzo corrente - 129,60 euro - mentre il target massimo è fissato a 175 euro, il che implicherebbe ancora un margine teorico dell’11,5%.

Il consenso è favorevole ma non unanime: su 21 analisti, 12 si collocano nell’area acquisto e 2 nell’area vendita. Le stime sugli utili mostrano una crescita progressiva e visibile - EPS da 4,30 nel 2025 a 6,96 nel 2029, fatturato da 19,65 a 26,23 miliardi nello stesso arco. È un percorso di espansione lenta ma leggibile, sostenuto dalla domanda di infrastrutture che non si discute.

Anche il quadro tecnico di Prysmian è molto forte: 17 segnali di acquisto nel sommario, medie mobili con 14 segnali positivi e nessuno negativo. Ma gli stessi segnali di eccesso che si trovano su STM si ripresentano anche qui. RSI a 86,13, Stochastic RSI a 100, CCI a 224 con segnale di vendita. Un titolo sano nel lungo periodo, ma molto esteso nel breve.

Due storie diverse, un rischio in comune

Mettere STMicroelectronics e Prysmian sullo stesso piano sarebbe un errore. La natura delle due storie è profondamente diversa.

STM è un titolo ciclico. Il suo futuro dipende da quanto velocemente torna a girare il ciclo dei semiconduttori, da quanta domanda arriva dall’automotive elettrico e dall’industria, da quanti trimestri ci vorranno prima che gli utili tornino ai livelli precedenti. Il target medio sotto il prezzo attuale dice che il mercato nel suo complesso non vede un grande margine immediato. Il target massimo lontanissimo dice che una minoranza di analisti crede ancora in uno scenario molto più favorevole. È un titolo polarizzante, con una dispersione delle stime che non si vede spesso.

Prysmian è invece una storia più lineare. La domanda di reti elettriche, cavi e infrastrutture energetiche non è un’aspettativa fragile: è una necessità industriale certificata da piani di investimento pluriennali. Il rischio non è che la storia finisca, ma che il mercato abbia già anticipato troppo, portando il prezzo oltre il target medio del consenso.

Il punto che accomuna entrambe è uno solo: sono tecnicamente fortissime e tecnicamente stanche allo stesso tempo. Il trend è impostato al rialzo su quasi tutti gli indicatori, ma gli oscillatori segnalano condizioni estese che aumentano il rischio di volatilità nel breve.

Cosa cambia per chi guarda Piazza Affari

La vera notizia di aprile non è che STM e Prysmian siano salite. La vera notizia è che il loro rialzo ha cambiato la lettura dell’intero Ftse Mib.

Per anni l’indice italiano è stato giudicato quasi esclusivamente attraverso la lente delle banche. Quando salivano i tassi, il Ftse Mib diventava interessante. Quando aumentavano gli utili bancari, Piazza Affari tornava appetibile. Quando le cedole erano generose, l’indice veniva riscoperto dai cassettisti.

Aprile ha aggiunto un tassello diverso. Due società non bancarie, con un peso complessivo ancora relativamente contenuto, sono riuscite a spiegare più di un terzo del rialzo mensile. Non basta più guardare solo a UniCredit, Intesa o Enel. Bisogna osservare anche le società che intercettano i grandi temi industriali europei: semiconduttori, elettrificazione, reti, infrastrutture, cavi, energia, digitalizzazione.

Il Ftse Mib non ha smesso di essere un indice bancario. Ma accanto alla sua vecchia identità sta iniziando a costruirne una seconda. Aprile ne ha dato la prima prova concreta. Per chi investe su Piazza Affari, ignorarla sarebbe un errore.