Un gran bel regalo di Natale. Magari non propriamente cristiano nei contenuti. Ma sicuramente graditissimo al complesso bellico-industriale e al suo ruolo di moltiplicatore del Pil. Il 23 dicembre, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promulgato la legge di spesa annuale per la Difesa, la quale ha raggiunto la cifra record di 847 miliardi di dollari.
Ovviamente, il National Defense Authorization Act è stato approvato dal Congresso in modo bipartisan. La legge include un aumento dei salari dei militari del 4,6%, fondi per l’acquisto di armi, aerei e navi, aiuti a Taiwan per contenere la Cina e all’Ucraina nella guerra contro l’invasore russo. Chicca finale, l’eliminazione di obbligo vaccinale contro il coronavirus per i militari.
Insomma, il warfare viaggia con il vento in poppa. Quindi, difficile pensare a una de-escalation globale. Soprattutto, dopo l’ennesima prova di forza posta in essere dall’aeronautica cinese con la sua ultima esercitazione, penetrata e non poco nello spazio aereo di Taipei. Con 47 caccia. Il fronte ucraino, poi, vede alternarsi le aperture del Cremlino a sempre nuovi bombardamenti, mentre Kiev sembra decisamente ringalluzzita dopo il viaggio del presidente Zelensky proprio negli Usa. E pare intenzionata ad alzare pericolosamente la posta del negoziato.
Insomma, stato di guerra permanente. Asimmetrica e ibrida ma anche guerreggiata sul campo. In tal senso, merita attenzione l’intervista rilasciata al Financial Times dal CeO di Zurich Insurance, Andrea Greco, a detta del quale i cyberattacchi diventeranno non assicurabili, molto più degli eventi catastrofici. E la questione appare tutt’altro che lunare nei suoi contenuti di immediata urgenza. E colossale opportunità.
Cyber attacks set to become ‘uninsurable’, says Zurich chief https://t.co/rr3O3M47C6
— FT for Schools (@ft4s) December 26, 2022
Se infatti negli ultimi anni i manager delle grandi compagnie assicurative hanno messo in guardia soprattutto sui rischi legati alle politiche e ai costi di copertura assicurativa nei confronti della pandemia e del cambiamento climatico, il manager del colosso svizzero ritiene invece che bisognerebbe concentrare l’attenzione sui cyberattacchi, un pericolo da monitorare se i danni causati dagli hacker continueranno ad aumentare.
La ragione? Quali sono le conseguenze se qualcuno assume il controllo di parti vitali delle infrastrutture? si è chiesto Greco nel colloquio con il quotidiano della City, osservando come il nodo centrale non siano solo i dati. Attacchi recenti hanno infatti mandato in tilt ospedali, bloccato oleodotti e preso di mira dipartimenti governativi, alimentando la preoccupazione dei dirigenti assicurativi per il rischio sempre maggiore. A detta del numero uno di Zurich, quindi, è l’approccio stesso alla questione ad apparire fallace e sottostimato: In primo luogo, deve esserci la percezione che non si tratta solo di dati, si tratta di civiltà. Queste persone possono sconvolgere gravemente le nostre vite.
Ed ecco il punto di svolta, quantomeno potenziale. Anzi, stante il profilo dell’interlocutore che lo ha palesato e le pagine scelte per uscire allo scoperto, qualcosa di più. Di fatto, un avviso di chiamata. Se infatti l’aumento vertiginoso degli attacchi informatici negli ultimi anni ha spinto i sottoscrittori a intraprendere misure di emergenza per limitare la propria esposizione, quali l’aumento dei prezzi e la modifica delle polizze al fine di coinvolgere i clienti in una sorta di bail-in sulle perdite, Greco va oltre. Il CeO di Zurich, infatti, invita i governi a istituire schemi pubblico-privati per gestire i rischi informatici sistemici che non possono essere quantificati
Tradotto, un chiaro invito a un’implementazione ulteriore dell’aumento delle spese per la Difesa, il quale non dovrà però soltanto contemplare budget monstre come quello appena promulgato da Joe Biden ma anche tradursi in una sorta di Recovery Fund permanente legato alla sicurezza interna. Paese per Paese. E se la situazione attuale dovesse tramutarsi - come sembra - in uno scenario di guerra permanente a bassa intensità e contrapposizione di lungo termine sul modello della Guerra Fredda, magari con addentellati terroristici in stile ISIS?
Ecco che organismi sovranazionali come l’Ue o la stessa Nato potrebbero ampliare lo schema. E dar vita a una difesa comune che abbia nella condivisione delle risorse e della spesa il prodromo alle truppe e ai mezzi condivisi, fra un’esercitazione congiunta e internazionalizzazione degli eserciti. Praticamente, il business del secolo, l’El Dorado del conflitto globale, la next big thing dopo la sbornia ESG ormai al capolinea.
E il mercato, assicurazioni ma anche banche d’affari, quanto ci metterà a generare il business degli hack-bonds sul modello dei cat-bonds legati a catastrofi naturali e pandemie? Meglio prepararsi, la guerra è qui per restare. Perché non potendo continuare a stampare denaro, conviene produrre armi. Le quali, a differenza della liquidità artificiale che ciclicamente va in eccesso o drenaggio creando cortocircuiti, necessitano solo di conflitti per essere utilizzate. E sparire in una nuvola di fumo, garantendo una mortale catena di montaggio di profitti e Pil dopati. Il warfare, appunto.