Buoni Fruttiferi Postali: aumentano i ricorsi e calano i rendimenti. Le novità

I Buoni Fruttiferi Postali continuano ad attirare i risparmiatori italiani, nonostante il calo dei rendimenti e l’aumento dei ricorsi contro Poste: le novità.

Buoni Fruttiferi Postali: aumentano i ricorsi e calano i rendimenti. Le novità

I Buoni Fruttiferi Postali sono ancora uno strumento di investimento apprezzato dagli italiani.

Secondo i dati aggiornati alla fine del 2019, le famiglie possiedono Bfp (di due tipologie, emessi da Cdp o gestiti da Poste per conto del Tesoro) per un valore di 225 miliardi di euro. In confronto con il 2018, c’è una crescita del 2%.

Non conosce crisi, quindi, il risparmio postale. Solo nell’ultimo anno la sottoscrizione di questi buoni ha avuto un valore di oltre 22,5 miliardi di euro.

Tuttavia, le novità sui Buoni Fruttiferi Postali non sembrano così vantaggiose per i risparmiatori: i rendimenti sono in calo e stanno aumentando i ricorsi contro Poste per contestare alcune operazioni considerate dannose per i possessori di Bfp.

Bfp: in calo i rendimenti

I Buoni Fruttiferi Postali hanno registrato un calo dei rendimenti già dalla fine di luglio. I tassi di interesse, infatti, sono stati ritoccati al ribasso e ormai si parla di percentuali prossime allo zero.

I Bfp di nuova emissione hanno anch’essi rendimenti piuttosto ridotti, mentre i buoni più datati vecchia sono spesso oggetto di contestazione proprio per il valore del rimborso richiesto da possessore. Non di rado, infatti, il risparmiatore riceve un importo anche dimezzato rispetto a quanto si aspettava.

Nonostante questo andamento, i Buoni Fruttiferi Postali restano tra le scelte di investimento preferite dagli italiani, sia per i costi zero di gestione e sottoscrizione, sia per la garanzia statale.

Buoni Fruttiferi Postali: in aumento ricorsi contro Poste

I Bfp - e la gestione di Poste - sono nel mirino dell’Arbitro bancario finanziario soprattutto nel 2019, quando sono aumentate le istanze presentate dai risparmiatori contro l’ente postale.

Nello specifico, sono stati 3.672 i ricorsi contro Poste avanzati l’anno scorso, dei quali i tre quarti hanno riguardato proprio i Buoni fruttiferi postali.

Il 52% dei casi totali ha visto l’accoglimento delle istanze dei risparmiatori, con una percentuale ancora più alta (58%) se si considerano le controversie sui Bfp decise dall’Abf (Arbitro bancario finanziario) nel 2019.

La questione, però, non è ancora risolta del tutto. Le contestazioni riguardano soprattutto i Buoni Fruttiferi Postali conosciuti come buoni della serie Q/P che offrivano ricchi rendimenti a due cifre.

Come spiegato da Abf: “su tali buoni, di durata trentennale, gli uffici postali apponevano un timbro sulla parte anteriore, con l’indicazione della nuova serie Q, e un timbro sulla parte posteriore, con i nuovi tassi di interesse della serie Q riportati soltanto con riferimento ai primi 20 anni di rendimento del titolo.”

Non venivano precisati, quindi, i tassi più alti (15% annuo) concessi per la precedente serie P alle richieste di rimborso dal ventunesimo al trentesimo anno. Il risparmiatore, quindi, non era tutelato e l’Arbitro bancario finanziario si è potuto affidare al principio di tutela del legittimo affidamento del sottoscrittore nelle condizioni di rendimento riportate sul Buono.

Tuttavia, se all’inizio Poste ha adempiuto alle decisioni di Abf, rimborsando i risparmiatori, ora non lo sta più facendo.

I giudici stanno infatti virando verso posizioni più favorevoli a Poste, mettendo in evidenza che attraverso i timbri, l’ente postale abbia rispettato le disposizioni normative. Inoltre, il risparmiatore poteva conoscere i rendimenti specifici proprio grazie alla presenza dei timbri, senza essere portato a una valutazione errata per colpa di Poste.

La questione, quindi, è ancora in mano alla giustizia e molti investitori con Bfp della serie Q/P restano in bilico su eventuali rimborsi.

Contestazione Bfp: il caso della clausola Pfr

Tra le questioni che stanno sollevando contestazioni dei risparmiatori contro Poste c’è anche la clausola Pfr, ovvero Pari Facoltà di Rimborso.

Nello specifico, si tratta di una sigla sul fronte del Buono che permette a tutti i cointestatari di effettuare operazioni in modo separato, tra le quali anche la richiesta di rimborso. Anche in caso di decesso di un cointestatario, quindi, i contitolari non devono mostrare la documentazione di successione perché, in virtù della clausola Pfr, possono agire in modo autonomo.

Poste, però, sta avanzando dei distinguo, in base ai quali in alcuni casi, nonostante la presenza della sigla Pfr, è necessaria la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto per avere il rimborso se un cointestatario muore.

Sul tema è emerso un contrasto tra due ordinanze della Corte di Cassazione. Resta, quindi, incertezza anche sulla questione Buoni Fruttiferi Postali e Pfr.

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