Bocciata la proposta della Commissione Europea sulla revisione auto a cadenza annuale: gli automobilisti possono stare tranquilli.
Potevano esserci importanti novità per quanto riguarda la revisione auto per circa 1,4 milioni di proprietari di autovetture, ma alla fine i ministri dei Trasporti europei hanno bocciato la proposta della Commissione europea di riformare le norme. Di conseguenza, restano in vigore le tempistiche stabilite anni fa.
La revisione auto in Europa è obbligatoria per tutte le vetture che superano una certa anzianità. I proprietari devono recarsi periodicamente presso centri autorizzati per sottoporre il veicolo ai controlli previsti. Si tratta di una verifica fondamentale, che certifica l’idoneità alla circolazione in termini di sicurezza e il rispetto dei limiti ambientali in materia di emissioni inquinanti. Solo dopo aver superato la revisione e ottenuto l’attestazione ufficiale, l’auto può continuare a circolare regolarmente. In caso contrario, il veicolo non può essere utilizzato. In Italia, chi viene sorpreso con la revisione scaduta rischia una sanzione amministrativa che va da 173 a 694 euro, oltre al divieto di circolazione. In caso di recidiva, la multa raddoppia e si può arrivare al fermo amministrativo del mezzo per 90 giorni.
La revisione obbligatoria è stata introdotta a livello europeo con la direttiva 77/143 del 29 dicembre 1976, che per la prima volta ha stabilito regole comuni per i Paesi membri della Comunità economica europea. In realtà, già prima di quella data alcuni Stati avevano adottato sistemi di controllo: la Germania, ad esempio, aveva introdotto verifiche obbligatorie già nel 1951, mentre il Regno Unito nel 1960. In Italia, invece, l’obbligo per le autovetture private è arrivato all’inizio degli anni Ottanta, inizialmente con una frequenza molto più ampia: la prima revisione dopo 10 anni e poi ogni cinque.
Successivamente si è arrivati alla standardizzazione europea del sistema «4+2». Dal giugno 1998, infatti, tutti i Paesi membri hanno adottato lo stesso schema: prima revisione dopo quattro anni dall’immatricolazione e successivamente ogni due anni, con scadenza entro il mese di riferimento. Esistono comunque alcune eccezioni, poiché determinati veicoli devono essere sottoposti a revisione annuale, come taxi, autobus, ambulanze e mezzi pesanti con massa superiore a 3,5 tonnellate.
Bocciata la proposta della Commissione Ue di una revisione annuale
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Ad aprile dello scorso anno, però, la Commissione europea aveva avanzato una proposta significativa: introdurre l’obbligo di revisione annuale per auto e furgoni con più di 10 anni di vita. L’obiettivo era migliorare la sicurezza stradale e ridurre l’impatto ambientale dei veicoli più vecchi, spesso più inquinanti e soggetti a guasti.
I ministri dei Trasporti dei Paesi membri, tuttavia, hanno respinto la proposta nel dicembre 2025, decidendo di mantenere la frequenza minima attuale. Alla base della decisione ci sono soprattutto motivazioni economiche e strutturali: un aumento della frequenza dei controlli avrebbe comportato costi aggiuntivi per i cittadini e avrebbe richiesto infrastrutture più sviluppate e uniformi nei vari Paesi.
In Italia, ad esempio, il costo medio di una revisione si aggira tra i 70 e gli 80 euro. Con una cadenza annuale, la spesa per gli automobilisti sarebbe aumentata sensibilmente, in un contesto già appesantito da bollo auto e assicurazioni sempre più onerose.
Per questo motivo, per ora non ci saranno cambiamenti: la revisione resta biennale secondo il sistema 4+2. Tuttavia, la proposta europea non è stata del tutto archiviata e potrebbe tornare in discussione, almeno per alcune categorie specifiche di veicoli, in particolare quelli commerciali pesanti, per i quali in futuro potrebbero arrivare regole più stringenti.
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