Festeggiare la festa del lavoro con una nuova botta di precarietà. È questa la trovata del governo Meloni, che nella data simbolica del 1° maggio ha approvato un decreto che allenta le cosiddette “causali” per i contratti a termine.
L’Italia si allinea così nuovamente all’ultratrentennale politica di precarizzazione iniziata negli anni ’90 con il Pacchetto Treu, consolidata dalle leggi Biagi e Fornero e da altri provvedimenti sparsi, e che ha trovato pieno compimento con il Jobs Act del governo Renzi. In questo lungo arco di tempo, l’unica eccezione si era registrata con il “decreto Dignità” del 2018, che aveva reso più stringente la stipula di contratti temporanei. Ma Meloni e soci hanno prontamente corretto il tiro, riportando la legislazione del lavoro sul solito sentiero della precarietà, tanto caro al padronato.
Con quali effetti? La ministra Calderone ripete la vecchia litania delle magnifiche sorti progressive dell’occupazione. Ma la ricetta è ormai smentita persino da FMI, OCSE e Banca Mondiale. La ricerca scientifica è oggi concorde nel constatare che i contratti precari addomesticano le rivendicazioni salariali senza creare nemmeno un posto di lavoro in più.
Beninteso, non si tratta di una tendenza solo italiana. L’indice di protezione del lavoro calcolato dall’OCSE (detto EPL, Employment Protection Legislation index) mostra che l’opera di distruzione delle tutele è un fenomeno sistemico, di dimensioni globali. Dal 1990, a livello internazionale, sono avvenuti cambiamenti legislativi che hanno comportato ben 62 diminuzioni dell’indice EPL di protezione del lavoro, con l’indice EPL medio diminuito del 21 per cento. La caduta dell’EPL è stata ancora più marcata se si guarda solo all’Europa. Dei primi 11 paesi che hanno aderito all’Eurozona, vi sono stati 40 episodi di calo dell’EPL, con un abbattimento medio delle protezioni per i lavoratori pari al 25 per cento.
Ma l’aspetto più impressionante è la caduta della varianza, cioè della variabilità tra paesi: un crollo del 59 percento a livello globale, a indicare una sorta di “legge di tendenza” che attrae le diverse economie verso un comune destino di precarizzazione.
I dati indicano che questa dilagante tendenza verso il precariato, guarda caso, inizia con il crollo dell’Unione Sovietica e il conseguente avvio della globalizzazione liberista. Il cosiddetto “socialismo reale” faceva dunque anche schifo, come oggi tornano a rimarcare alcuni registi à la page. Tuttavia, come ha ammesso pure Mario Monti in un dibattito con il sottoscritto, una volta spazzata via l’alternativa sovietica e rimasto senza rivali, il capitalismo ha iniziato a dare il peggio di sé. Fino ad arrivare, dalle nostre parti, alla beffa di questi giorni: tramutare la festa del lavoro in una indegna festa ai lavoratori.