Il vero banco di prova per il nuovo BTP Valore è ormai alle porte: la prossima edizione sarà lanciata dal MEF dal 19 al 23 ottobre inclusi.
In attesa di conoscere i tassi minimi cedolari e il codice ISIN, che saranno annunciati dal Tesoro venerdì 16 ottobre, gli strategist di BBVA, nel report firmato da Filippo Mormando, hanno rivisto al rialzo, raddoppiandole, le previsioni sugli afflussi netti degli investitori retail verso il debito pubblico italiano nel 2027.
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Le nuove stime di BBVA tengono conto anche dei dati diffusi dalla Banca d’Italia.
Così si legge nel report di BBVA pubblicato oggi, lunedì 12 ottobre 2026:
“Considerate le condizioni attuali del mercato, e partendo dall’assunto secondo cui nel 2027 i rendimenti rimarranno strutturalmente più alti rispetto alla media del periodo 2024-2026, abbiamo rivisto al rialzo le nuove aspettative per i flussi netti in entrata (nel debito pubblico) da parte degli investitori retail”.
Il team di BBVA ha aggiunto: “Contrariamente alle nostre previsioni iniziali di inizio anno, prevediamo ora flussi retail positivi su base netta di circa 40 miliardi di euro nel 2027, rispetto alle nostre precedenti stime di 20 miliardi di euro circa. Questa valutazione è in linea con i dati diffusi dalla Banca d’Italia, che indicano un possibile aumento dei flussi netti da parte degli investitori retail nel 2026 rispetto al 2025, fino a 20 miliardi di euro nei primi sei mesi dell’anno, rispetto ai 26 miliardi di euro dell’(intero) 2025”.
BBVA ha fatto riferimento anche all’imminente terza emissione di Titoli di Stato dedicati al pubblico retail, nel corso di quest’anno, programmata per la prossima settimana e considerata dagli analisti un ulteriore test della domanda.
Il collocamento in arrivo si inserisce nel calendario delle emissioni dedicate ai piccoli risparmiatori del 2026, dopo l’emissione del BTP Valore a marzo e il debutto del BTP Italia Sì a giugno.
La prima emissione retail dell’anno 2026 è stata la settima edizione del BTP Valore, collocata dal MEF dal 2 al 6 marzo e conclusa con la decisione del Tesoro di rivedere al rialzo i tassi minimi garantiti.
A giugno è stato il turno del lancio del BTP Italia Sì, il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione, collocato dal 15 al 19 giugno. Un’emissione che ha dato grandi soddisfazioni al governo Meloni, sebbene non siano mancati commenti critici.
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Debito pubblico, cosa cambia con il fabbisogno del 2027
Tornando alle stime sugli investitori retail, il report di BBVA ha presentato le sue considerazioni partendo dal DPFP (Documento programmatico di finanza pubblica 2027), approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre scorso.
Il documento indica un fabbisogno di cassa del settore statale pari al 4,9% del PIL nel 2027, rispetto al 4,2% delle precedenti proiezioni.
In valore assoluto, il fabbisogno è stimato in 117,5 miliardi di euro, in calo rispetto ai 132,6 miliardi previsti per il 2026.
La riduzione attesa rispetto al 2026 è dovuta soprattutto al progressivo esaurimento dei crediti d’imposta per l’edilizia, dunque del Superbonus. La flessione tuttavia non comporta in modo automatico minori emissioni di Titoli di Stato a medio-lungo termine, in quanto molto dipenderà dai tempi di erogazione dei finanziamenti europei e dalla gestione della liquidità del Tesoro.
Nel 2027 l’Italia potrà inoltre contare sui prestiti del programma SAFE per la difesa.
Nel tenere conto di questi fattori, gli strategist di BBVA hanno scritto di ritenere che il restante fabbisogno netto di finanziamento verrebbe coperto attraverso emissioni di debito a medio-lungo termine, con emissioni nette stimate tra 90 e 95 miliardi di euro.
Si tratta di un importo inferiore ai 94-104 miliardi indicati per il 2026 nel programma di emissione del quarto trimestre.
Considerando il profilo dei rimborsi in scadenza nel 2027, le previsioni di BBVA sono dunque di emissioni lorde tra 337 e 342 miliardi di euro, contro i 350-360 miliardi previsti per il 2026.
Il volume potrebbe ridursi ulteriormente se il Tesoro effettuasse, come previsto dagli analisti, operazioni di riacquisto mirate sui Titoli di Stato in scadenza nel 2027 per 5-10 miliardi di euro.
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Emissioni di BTP in calo e meno pressione dalla BCE
Oltre al maggiore contributo degli investitori retail, un altro fattore favorevole potrebbe arrivare dalla BCE.
BBVA prevede che nel 2027 i rimborsi dei Titoli di Stato italiani detenuti nel portafoglio della banca centrale scenderanno di fatto a 57-59 miliardi di euro, rispetto ai 70-75 miliardi stimati per il 2026 e ai 77 miliardi del 2025.
Il totale dei rimborsi ridurrebbe di circa 15-20 miliardi l’impatto negativo del Quantitative Tightening (QT) sul fabbisogno di finanziamento italiano rispetto alla media del 2025-2026, rendendo meno urgente per il Tesoro trovare ulteriori acquirenti delle sue nuove fette di debito pubblico.
Nel 2027 gli investitori istituzionali dovranno assorbire meno debito
In questo contesto, BBVA stima che il fabbisogno netto di finanziamento da coprire attraverso gli investitori istituzionali scenderà a circa 110 miliardi di euro nel 2027, rispetto ai 142 miliardi del 2026. La stima per l’anno in corso presuppone afflussi complessivi degli investitori retail pari a 30 miliardi di euro.
Guardando ancora più avanti al 2028, gli strategist prevedono un’ulteriore riduzione del fabbisogno: quello di cassa del settore statale dovrebbe scendere al 3% del PIL, con una diminuzione di circa 40-42 miliardi di euro.
In base alle ipotesi sui rimborsi della BCE e sugli afflussi retail, il fabbisogno da coprire attraverso gli investitori istituzionali scenderebbe così ben al di sotto dei 100 miliardi.
Minore necessità da parte dell’Italia di collocare debito presso gli investitori istituzionali
In sostanza, secondo BBVA, nel 2027 l’Italia potrebbe avere bisogno di collocare meno debito presso gli investitori istituzionali, grazie alla combinazione di minori rimborsi della BCE, afflussi dei risparmiatori retail e gestione della liquidità del Tesoro.
Un quadro potenzialmente favorevole per il mercato dei BTP, dal momento che una minore quantità di debito da assorbire può contribuire ad attenuare la pressione sui rendimenti.
Detto questo va ricordato che la riduzione dell’offerta non garantisce da sola una traiettoria discendente dei rendimenti in quanto, a incidere sulla loro performance, sono anche altre variabili, come le aspettative sui tassi, la percezione del mercato sui rischi che corrono i conti pubblici dell’Italia e il trend generale dei mercati obbligazionari europei.
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