Il Tesoro ha comunicato oggi, 16 ottobre, i tassi minimi garantiti dei due titoli che offrirà dal 19 al 23 ottobre (fino alle 13 dell’ultimo giorno, salvo chiusura anticipata). Come previsto dalla scheda informativa pubblicata dal MEF, il BTP Valore classico (ISIN IT0005735201) paga cedole trimestrali crescenti in tre fasi: il 3,70% per i primi due anni, il 4,10% per il terzo e il quarto, il 4,70% per il quinto. Il BTP Valore Insieme (ISIN IT0005735227) paga invece un’unica cedola minima del 22,25% alla scadenza del 27 ottobre 2031, insieme al rimborso del capitale. Per nessuno dei due è previsto il premio fedeltà.
Con i tassi ufficiali abbiamo calcolato quanto rendono 10.000 euro investiti all’emissione in uno e nell’altro titolo, e come si posizionano rispetto alle stime della vigilia e ai BTP già in circolazione.
Da dove partono i tassi del nuovo BTP Valore
Il punto di riferimento è il rendimento dei BTP ordinari di durata analoga. All’asta del 29 settembre il Tesoro ha collocato 3,5 miliardi di un BTP a cinque anni con scadenza febbraio 2032 al 4% lordo, 63 punti base in più rispetto all’asta precedente e il livello più alto dall’ottobre 2023. Nei giorni successivi i rendimenti sono scesi leggermente insieme allo spread, ma il tratto a cinque anni della curva è rimasto in quell’area.
Per avere un’idea del margine, il confronto con l’emissione di marzo è utile. Allora il tratto a sei anni della curva italiana rendeva intorno al 3%. Il BTP Valore 2032 aveva cedole definitive al 2,60%, 3,20% e 3,80%, più un premio fedeltà dello 0,8%. Tenuto fino a scadenza, rende circa il 3,33% lordo annuo. Il Tesoro aveva quindi riconosciuto ai risparmiatori un extra rendimento nell’ordine dei 20-30 punti base rispetto al titolo ordinario, premio fedeltà compreso.
Questa volta il premio fedeltà non c’è e l’eventuale extra rendimento sta tutto nelle cedole. È il primo collocamento senza bonus finale e il mercato secondario offre già BTP Valore con guadagni a scadenza superiori ai vecchi premi fedeltà.
I tassi minimi del BTP Valore step-up
Alla vigilia avevamo ipotizzato tre scenari. I tassi comunicati dal MEF sono molto vicini a quello che avevamo definito prudente, cioè senza premio rispetto al BTP ordinario: le prime due fasi coincidono (3,70% e 4,10%), mentre l’ultimo scalino è più alto, al 4,70% invece del 4,50%. Il rendimento lordo annuo del BTP Valore è così del 4,10%, contro il 4,06% dello scenario prudente, e del 3,59% netto.
Ricordiamo che quelli comunicati il 16 ottobre sono tassi minimi garantiti. Alla chiusura del collocamento il Tesoro potrà solo confermarli o rivederli al rialzo, come è accaduto a marzo.
Ecco i guadagni per 10.000 euro sottoscritti e tenuti fino a scadenza, con i tassi minimi:
| Fase | Tasso annuo | Cedola trimestrale lorda | Cedola trimestrale netta | Incasso netto annuo |
|---|---|---|---|---|
| Anni 1-2 | 3,70% | 92,50 € | 80,94 € | 323,75 € |
| Anni 3-4 | 4,10% | 102,50 € | 89,69 € | 358,75 € |
| Anno 5 | 4,70% | 117,50 € | 102,81 € | 411,25 € |
| Totale 5 anni | 1.776,25 € |
Chi investe 10.000 euro incassa 323,75 euro netti l’anno nel primo biennio, 358,75 euro l’anno nel secondo e 411,25 euro nell’ultimo anno. In cinque anni gli interessi sommano 2.030 euro lordi, pari a 1.776,25 euro netti. A scadenza riceve indietro il capitale.
Il confronto con un BTP ordinario di durata simile conferma che l’extra rendimento è contenuto. Il BTP 3,15% novembre 2031 (ISIN IT0005619546), al prezzo di riferimento di 96,56 del 15 ottobre 2026, rende il 3,94% lordo e il 3,52% netto (fonte: Borsa Italiana). Comprandone 10.000 euro nominali, con un esborso di 9.790,39 euro rateo compreso, il guadagno netto fino alla scadenza sarebbe di circa 1.699 euro, 77 euro in meno rispetto al BTP Valore. La differenza di rendimento è di 16 centesimi di punto all’anno al lordo e di 7 centesimi al netto, sotto il margine di 20-30 punti base riconosciuto a marzo, che però includeva il premio fedeltà. Per i calcoli completi su 5.000 euro per titolo, qui il nostro approfondimento.
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Quanto paga la cedola unica del BTP Valore Insieme
Per il BTP Valore Insieme il MEF ha seguito la regola annunciata, quella secondo cui i due titoli offrono all’emissione «rendimenti equivalenti dal punto di vista finanziario». La cedola unica è quindi più alta della somma delle cedole del BTP step-up, perché deve remunerare anche i cinque anni in cui l’investitore non riceve nulla. Come abbiamo spiegato, rendimenti equivalenti non significa guadagnare gli stessi soldi.
La verifica dei numeri conferma l’equivalenza: il 22,25% pagato dopo cinque anni corrisponde a un rendimento composto lordo del 4,10% annuo, lo stesso del BTP step-up. Alla vigilia, nello scenario prudente, avevamo stimato una cedola unica del 22,04%.
| Titolo | Interessi lordi su 10.000 € | Interessi netti su 10.000 € | Rendimento lordo annuo | Rendimento netto annuo |
|---|---|---|---|---|
| BTP Valore step-up (somma cedole 20,30%) | 2.030,00 € | 1.776,25 € | 4,10% | 3,59% |
| BTP Valore Insieme (cedola unica 22,25%) | 2.225,00 € | 1.946,88 € | 4,10% | 3,62% |
Chi mette 10.000 euro sul BTP Valore Insieme riceve il 27 ottobre 2031 11.946,88 euro netti in un’unica soluzione. Chi sceglie il BTP Valore step-up incassa nello stesso periodo 1.776,25 euro netti di cedole, distribuiti in venti rate, più il rimborso del capitale. Le somme in euro non considerano il reinvestimento delle cedole.
Su entrambi i titoli grava l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore del dossier titoli. Per 10.000 euro sono circa 20 euro l’anno, quindi circa 100 euro in cinque anni, che vanno sottratti dai guadagni in tabella. Il guadagno netto scende così a circa 1.676 euro per il BTP Valore step-up e a circa 1.847 euro per l’Insieme. Restano invece valide l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo dell’ISEE fino a 50.000 euro complessivi in titoli di Stato e prodotti del risparmio postale.
Perché la differenza non è un guadagno gratuito
I 170,63 euro netti in più dell’Insieme rappresentano il compenso per avere il denaro più tardi. Chi sceglie lo step-up può spendere o reinvestire le cedole man mano che arrivano e se riuscisse a reimpiegarle allo stesso rendimento del titolo, alla fine arriverebbe quasi allo stesso risultato. Quel «quasi» ha due ragioni. La prima è fiscale, perché sull’Insieme l’imposta del 12,5% si paga tutta alla scadenza, quindi per cinque anni anche la quota che andrà al Fisco continua a maturare interessi. Il vantaggio è piccolo, meno di quattro centesimi di punto all’anno di rendimento netto (3,62% contro 3,59%), ma c’è. Consideriamo poi che reinvestire venti cedole trimestrali da 81-103 euro allo stesso tasso del titolo è difficile e chi le lascia sul conto corrente rinuncia a una parte del rendimento. È il rischio di reinvestimento che l’Insieme elimina.
Il rovescio della medaglia sta nella sensibilità ai tassi, poiché un titolo che concentra tutto il flusso di cassa alla scadenza ha una duration più elevata. Chi dovesse vendere l’Insieme prima del 2031 in una fase di rendimenti in rialzo subirebbe un calo di prezzo più marcato rispetto allo step-up, anche se gli interessi maturati fino a quel giorno gli verrebbero comunque riconosciuti tramite il rateo.
Quale scegliere?
La scelta non riguarda quanto si guadagna ma quando. Per chi usa i titoli di Stato per integrare il reddito, lo step-up resta lo strumento naturale con le sue cedole ogni tre mesi e crescenti nel tempo. L’Insieme ha più senso per chi ha un obiettivo fissato a cinque anni, una spesa prevista o un accantonamento da non toccare, e non vuole preoccuparsi di reinvestire le cedole. I due titoli si possono anche acquistare insieme, dividendo il capitale secondo le proprie esigenze di liquidità.
Il confronto più utile per decidere se aderire al collocamento è un altro, quello con i BTP già in circolazione. Con i tassi minimi vicini allo scenario prudente, il nuovo titolo offre poco più di un BTP ordinario comprato sul mercato secondario. Sul MOT, inoltre, alcuni BTP Valore delle emissioni precedenti quotano sotto la pari e promettono rendimenti a scadenza superiori a quelli di chi aveva sottoscritto all’emissione. Restano, a favore del collocamento, l’acquisto alla pari senza commissioni e la certezza che i tassi minimi potranno solo essere confermati o alzati alla chiusura del 23 ottobre.
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