L’ottava e la nona emissione del BTP Valore, in collocamento dal 19 al 23 ottobre, si presentano con due novità che conviene leggere insieme. La prima il Tesoro l’ha messa in prima pagina e per la prima volta nella stessa finestra verranno offerti due titoli diversi, acquistabili in alternativa o insieme. Il BTP Valore tradizionale paga cedole trimestrali crescenti in tre fasi: un tasso per i primi due anni, uno più alto per il terzo e il quarto, un terzo ancora superiore per l’ultimo anno.
Il nuovo BTP Valore Insieme ha invece un’unica cedola, pagata a scadenza insieme al rimborso del capitale, un meccanismo inedito per i titoli di Stato riservati al retail. Entrambi i titoli durano cinque anni e scadono il 27 ottobre 2031. Secondo il Ministero dell’Economia offrono «rendimenti equivalenti dal punto di vista finanziario», un’equivalenza che, come abbiamo spiegato, non significa ritrovarsi la stessa somma in tasca dopo cinque anni.
La seconda novità nel comunicato del Ministero dell’Economia e delle Finanze di settembre non compariva. Riguarda il premio fedeltà, il bonus riconosciuto a chi sottoscrive in collocamento e tiene il titolo fino alla scadenza. Come rivelato da Teleborsa oggi, per questa emissione non è previsto alcun premio finale extra, né sul BTP Valore né sul BTP Valore Insieme.
Il premio era presente in tutte le emissioni precedenti, dal giugno 2023 in poi. La sua scomparsa racconta parecchio di come il Tesoro vede oggi il proprio rapporto con il piccolo risparmiatore.
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Il premio che non c’è più sui nuovi BTP Valore
Nelle emissioni passate il premio fedeltà ha oscillato tra lo 0,5% e lo 0,8% del capitale investito. Nell’ultima, quella del marzo 2026, era pari allo 0,8%, su un titolo a sei anni chiuso con cedole definitive al 2,60% per il primo biennio, 3,20% per il secondo e 3,80% per il terzo. Spalmato sulla vita del titolo valeva poco più di un decimo di punto all’anno: non una cifra decisiva, ma abbastanza da migliorare il confronto con un BTP comprato sul mercato secondario e, soprattutto, da scoraggiare le vendite anticipate.
Anche la struttura delle cedole cambia. Lo schema a tre gradini era stato finora riservato ai BTP Valore con vita più lunga, come il titolo a sette anni di ottobre 2025 e quello a sei anni di marzo 2026. Ora viene applicato a una durata di cinque anni, con profilo 2+2+1, e senza il bonus finale che negli anni era stato uno dei principali argomenti di vendita. È una scelta che pesa: il Tesoro sembra ritenere di non averne più bisogno per riempire il libro ordini.
Perché il Tesoro può permetterselo
Il motivo sta nei numeri della raccolta. L’emissione di marzo 2026 ha portato a casa 16,22 miliardi di euro, con oltre 41 mila contratti sottoscritti nel solo ultimo giorno, e nel 2025 il BTP Valore aveva raccolto complessivamente 31,5 miliardi. Al 30 giugno 2026 erano in circolazione BTP Valore per 112,62 miliardi di euro, pari al 4,14% dei 2.720,32 miliardi di titoli di Stato in circolazione, e l’insieme dei prodotti dedicati al retail (BTP Valore, BTP Italia, BTP Futura) sfiora il 6,7% (rilevazione di maggio 2026). Non è più un esperimento di marketing del debito, ma un canale di finanziamento strutturale, dentro un programma di emissioni che per il 2026 si colloca tra i 350 e i 365 miliardi di euro.
Le Linee guida della gestione del debito pubblico lo avevano del resto annunciato senza giri di parole: «Nel 2026, alla luce dell’ottimo riscontro delle emissioni retail, il Tesoro continuerà a proporre tali strumenti», mantenendo «massima flessibilità su scadenza, tipologia e periodicità delle cedole». Il doppio collocamento di ottobre è esattamente quella flessibilità messa in pratica: invece di scommettere su quale struttura cedolare piacerà di più, il MEF le offre entrambe e lascia scegliere il risparmiatore. È un modo per allargare la platea, tra chi cerca una rendita periodica e chi ha un obiettivo a cinque anni, senza dover alzare il prezzo. Anche per questo non è previsto alcun tetto massimo: gli ordini inseriti entro la chiusura saranno soddisfatti per l’intero importo.
Debito record e quota estera ai massimi dal 2011
A giugno 2026 il debito pubblico italiano ha superato per la prima volta i 3.200 miliardi di euro, attestandosi a 3.207,2 miliardi secondo la Banca d’Italia, con un aumento di 26,2 miliardi in un solo mese e di circa 136 miliardi in dodici mesi. Nello stesso periodo la quota detenuta da investitori non residenti è salita al 35,9%, il livello più alto dalla crisi del 2011, mentre gli altri residenti, in larga parte famiglie e imprese non finanziarie, sono scesi al 14,5% dal 14,7% di aprile.
Più di un terzo del debito italiano è dunque finanziato dall’estero. È un attestato di fiducia, sostenuto da rating che oggi vedono l’Italia a Baa2 per Moody’s (outlook stabile), BBB+ per S&P (positivo), Fitch (stabile) e Scope (positivo) e AL per DBRS (stabile). Ma è anche una fonte di volatilità: i capitali esteri si muovono più in fretta di quelli domestici quando cambia il clima, come ha ricordato nelle ultime settimane la crisi di bilancio francese, che ha spinto l’Oat decennale sopra il 4,8% e trascinato con sé l’intera periferia europea. Una base di risparmiatori nazionali che compra alla pari, non rivende e non specula sui movimenti infragiornalieri è, per qualsiasi tesoreria, un cuscinetto che vale più del costo del premio fedeltà.
Quanto costa e quanto rende il debito
Il costo medio del debito italiano in essere si colloca intorno al 3%, mentre le nuove emissioni oggi pagano circa un punto percentuale in più: il BTP quinquennale ordinario rende intorno al 4% lordo sul mercato secondario, il decennale viaggia in area 4,55-4,6% e lo spread BTP-Bund ha aperto questa mattina a 116 punti base, con il Bund tedesco al 3,45%. Il livello arriva dopo una settimana movimentata: il differenziale ha toccato il massimo dell’anno a 132,67 punti e lunedì ha chiuso a 113, con il BTP decennale al 4,62%.
Ogni miliardo collocato a questi tassi è spesa per interessi che l’Italia si porterà dietro fino al 2031, e il ricambio progressivo dello stock a condizioni più care è la vera partita della finanza pubblica dei prossimi anni, al netto dell’andamento dello spread.
Cosa aspettarsi dai nuovi BTP Valore
Per chi deve decidere se sottoscrivere, la domanda pratica si riduce a un confronto. Il termine di paragone è il BTP quinquennale ordinario intorno al 4% lordo; nelle emissioni precedenti il Tesoro aveva riconosciuto un piccolo premio rispetto al titolo comparabile, nell’ordine di qualche decina di punti base, oltre al bonus finale. Senza premio fedeltà, quel differenziale dovrà stare tutto nelle cedole. È il parametro con cui misurare l’annuncio dei tassi minimi garantiti, atteso venerdì 16 ottobre con il decreto di emissione e i codici ISIN dei due titoli. I tassi definitivi verranno fissati alla chiusura del collocamento e potranno essere solo confermati o rivisti al rialzo.
La cedola unica del BTP Valore Insieme sarà necessariamente più alta della somma delle cedole del BTP Valore step-up, perché il denaro incassato prima può essere speso o reinvestito, mentre quello che arriva dopo cinque anni deve remunerare anche l’attesa. Chi sceglie l’Insieme non è comunque vincolato a tenerlo fino al 2031. La cedola matura giorno per giorno e, in caso di vendita sul MOT, al prezzo di quotazione (il corso secco) si aggiunge il rateo degli interessi maturati fino a quel momento: chi esce prima della scadenza non perde quanto accumulato, ma resta esposto alle oscillazioni del prezzo. Va invece tenuto presente che, come precisano le FAQ, gli ordini di acquisto effettuati online e fuori sede non danno diritto di recesso.
Restano invariati gli altri elementi di convenienza, ovvero taglio minimo di 1.000 euro, nessuna commissione per chi aderisce al collocamento, aliquota agevolata al 12,5% sugli interessi contro il 26% applicato ai conti deposito, esenzione dall’imposta di successione ed esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro, considerando anche gli altri titoli di Stato e i prodotti del risparmio postale.
Sono gli stessi vantaggi di qualsiasi titolo di Stato italiano, con in più la garanzia del prezzo alla pari in fase di emissione. Il collocamento passerà dalla piattaforma MOT di Borsa Italiana, con Intesa Sanpaolo e UniCredit come dealer e Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM come co-dealer, che garantiranno anche la liquidità sul secondario. Possono sottoscrivere solo i risparmiatori individuali e affini. Si acquista tramite la propria banca, anche se non aderente al MOT, allo sportello o via home banking abilitato al trading, oppure negli uffici postali con un deposito titoli associato al conto BancoPosta o al Libretto Postale.
L’offerta si apre lunedì 19 ottobre e prosegue fino a mercoledì 21, dalle 9 alle 17:30: il 21 è l’ultima giornata certa. Giovedì 22 il collocamento continua con gli stessi orari e venerdì 23 si chiude alle 13, salvo chiusura anticipata. Questa non potrà scattare prima delle 17:30 del 21 ottobre, con annuncio entro la fine del 20 o entro le 13 del 21; nella quarta giornata non prima delle 14 del 22, con annuncio la sera del 21. Godimento, regolamento e primo giorno di negoziazione sul MOT sono fissati per martedì 27 ottobre.
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