Quali Btp comprare - e vendere - alla luce dell’ormai scontato taglio dei tassi di interesse atteso per giovedì 6 giugno?
Le azioni europee nella prima sessione di giugno sono rimbalzate e i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi, mentre gli investitori attendono con ansia un taglio dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea, come già scritto nel mio recente articolo “Come guadagnare sui mercati in vista del ribasso dei tassi BCE a giugno”.
Dall’altro lato dell’oceano i dati sull’occupazione negli Stati Uniti previsti questa settimana hanno mantenuto l’attenzione focalizzata sull’inflazione e sulle future mosse della Fed.
Nei mercati obbligazionari, il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni è sceso di 5 punti base al 4,47% e anche i rendimenti a 10 anni tedeschi, che hanno toccato i massimi di sei mesi al 2,67% la scorsa settimana sono diminuiti. Oggi viaggiano sul 2,55%.
Tutta l’attenzione degli investitori questa settimana sarà rivolta alla BCE, che secondo gli analisti quasi certamente taglierà i tassi sui depositi di un quarto di punto al 3,75%.
Tuttavia, un dato un po’ elevato relativo all’inflazione della zona euro, pubblicato la scorsa settimana, ha ulteriormente indebolito le ragioni per una rapida serie di riduzioni a catena.
I mercati dei derivati sul tasso overnight in euro attualmente scontano circa 60 punti base di allentamento nel 2024, il che significa due tagli da 25 punti base e meno del 50% di possibilità che se ne verifichi un terzo, sempre entro il 2024.
Quali Btp comprare, ora o mai più
Nell’articolo precedente avevo raccomandato di aumentare la duration di portafoglio e, per chi può sopportare il rischio tassi e non ha bisogno di disinvestire a breve termine, avevo sottolineato come la parte a 20 anni e la parte a 30 anni della curva dei Btp possono ancora rappresentare una opportunità in termini tattici, da cogliere ora e per tutto il secondo semestre del 2024:
“…per chi può permetterselo perché ha un profilo di rischio adeguato, si può approfittare del Btp 4,50% ottobre 2053 e del Btp 4,45% settembre 2043, ambedue in area 101 (al 31 maggio).”
Quali Btp NON comprare
In questo articolo parleremo brevemente di cosa NON comprare nel mercato obbligazionario italiano, oppure, se lo avete già in portafoglio, cosa dovete vendere, per affrontare la seconda metà del 2024.
La prima, intuitiva, osservazione è che se l’inflazione sta scendendo le cedole dei Btp legati all’inflazione scenderanno anch’esse, come sono già scese da circa 1 anno a questa parte.
Intendiamoci, è sempre opportuno tenere obbligazioni inflation-linked in portafoglio, ma per almeno 6 mesi o 9 mesi queste obbligazioni pagheranno flussi deludenti e saranno “fuori moda”, per così dire.
Ma in futuro potrebbero tornare in auge, se nella prima metà del 2025 l’inflazione in Italia dovesse svegliarsi di nuovo. Tuttavia per il momento non vale la pena tenerseli in portafoglio.
Sto parlando dei Btp Italia.
Bisogna però distinguere all’interno della categoria.
Tenetevi il Btp Italia ottobre 2024 e il Btp Italia maggio 2025, sono troppo brevi per subire oscillazioni al ribasso molto forti, perché hanno vita residua molto breve. Abbiate pazienza e aspettate la scadenza.
Vendete invece i Btp Italia marzo 2028, il Btp Italia novembre 2028 e il Btp Italia giugno 2030.
So che siete già scontenti della discesa sotto la pari di questi titoli, ma è probabile che tale discesa non sia ancora finita. Tra l’altro se venderete in perdita, accumulerete minusvalenze fiscali che potrete sfruttare allorquando venderete asset (azioni od obbligazioni) che genereranno capital gain.
La seconda considerazione riguarda i Cct, i certificati di credito del tesoro.
La cedola dei Cct è agganciata al parametro Euribor, che è il tasso interbancario al quale le banche si scambiano fra loro i flussi a varie scadenze. Il livello del tasso interbancario è una funzione del tasso sui depositi BCE.
In particolare, tutti i Cct sono agganciati al tasso Euribor a 6 mesi. Per esempio il Cct 15.4.2032 è agganciato all’Euribor 6M +1,05%, oppure il Cct 15.10.2031 è agganciato all’Euribor 6M +1,15%. Altri Cct pagano meno, perché hanno spread su Euribor di 0,75% oppure di 0,65%. Lo spread rimane fisso, perché è contrattuale, ma il benchmark (Euribor) scenderà per effetto dei tagli BCE, perché il mercato interbancario è governato dalle decisioni della BCE. La cedola scenderà anch’ essa quindi.
Anche per i Cct valgono le stesse considerazioni “tattiche” che abbiamo fatto per i Btp Italia. Tenetevi i Cct molto corti come per esempio i Cct scadenza 2024 o con scadenza prima metà 2025. Sono così brevi che, a questo punto, vale la pena aspettare la loro scadenza.
Vendetevi invece i titoli a tasso variabile lunghi, come il Cct 2031 oppure il Cct 2032, perché le decisioni BCE faranno scendere la cedola e quindi anche il prezzo di mercato del bond a tasso variabile in questione: la sua lunghezza in termini di anni fa accusare il colpo al prezzo di mercato, per effetto di una cedola che potrebbe avere due oppure tre ribassi da -0,25%, a seguito dei due oppure tre ribassi operati dalla BCE nel 2024. Se le cedole nominali scenderanno, allora anche i prezzi di mercato di un Cct 2032 o di un Cct 2031 dovranno scendere ad un punto tale da produrre un rendimento a scadenza in linea con Btp 2032 oppure 2031, cioè di pari scadenza. Due obbligazioni di pari scadenza emesse da uno stesso emittente infatti devono avere stesso rendimento.
Queste riallocazioni tattiche del vostro portafoglio obbligazionario andranno poi riviste a dicembre 2024 e aggiornate alla luce degli scenari nuovi (se ce ne saranno) sul fronte della inflazione.
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