I risparmiatori italiani sono storicamente quelli in Europa più affezionati alla componente cedolare nell’investire in obbligazioni.
Per loro l’importo del coupon è stato in passato ed è ancora oggi il fattore in base a cui si sceglie lo strumento su cui puntare, per poi tenerlo in portafoglio fino a scadenza. Il tutto ha funzionato sino all’entrata in scena delle politiche monetarie ultra espansive introdotte soprattutto dopo l’esplosione del Covid.
Da allora è comparsa una generazione di titoli di Stato inevitabilmente a bassa cedola e in alcuni casi a lunghissima scadenza.
I risparmiatori hanno dovuto così cambiare le proprie strategie, pur con non poca riluttanza.
I Btp ad alta cedola “sopravvissuti”
Molti dei precedenti governativi con cedole significative sono nel frattempo andati a scadenza. E quelli superstiti hanno registrato fortissimi incrementi delle quotazioni, diventando poco convenienti rispetto alle emissioni che intanto il nostro Tesoro proponeva sul mercato. Ciò non esclude che i pochi Btp ad alta cedola sopravvissuti raccolgano a fasi alterne l’interesse degli investitori, in parte “retail” e in parte perfino istituzionali, questi ultimi in un’ottica più complessa rispetto al semplice incasso delle cedole. È una platea di Btp certamente ridotta, che tuttavia merita una valutazione, seppur con la consapevolezza che i rendimenti assicurati sono bassi.
Quattro le emissioni più seguite
Spazio allora a questo mondo, analizzato partendo dai titoli più generosi in base al rendimento distribuito:
- Btp 7,25% Nv2026: Isin IT0001086567 – quotazione sui 108,5 Eur – rendimento lordo sul 2,4% - emesso nel 1996.
È ormai un titolo – data la vita residua corta – utilizzato per la gestione della liquidità in portafoglio e in effetti gli scambi sono significativi, dell’ordine di 500 contratti medi mensili, che è poca cosa per dei Btp ma non irrilevante nel contesto globale delle obbligazioni. Non ha margini di aumento delle quotazioni in presenza di tagli dei tassi ma il fatto che sia il nostro governativo più remunerativo gli consente di meritare ancora una certa popolarità.
- Btp 6,5% Nv2027: Isin IT0001174611 – quotazione sui 110,5 Eur – rendimento lordo 2,6% - emesso nel 1997.
Un anno in più di vita residua si traduce in un aumento del prezzo. Inevitabile un incremento della duration ma le potenzialità di un innalzamento della quotazione in presenza di tagli dei tassi sono modeste, considerando anche che questi ultimi si spalmeranno nel corso del 2025. Nel caso del 2027 gli scambi si riducono di un po’ rispetto al 7,25% 2026.
- Btp 6,0% Mg2031: Isin IT0001444378 – quotazione sui 116,7 Eur – rendimento lordo 3,1% - emesso nel 1999.
Sei anni di vita residua al 6%, eccola un’abbinata allettante nel contesto attuale di evoluzione dei tassi di interesse. Ne consegue una certa volatilità, con potenzialità di un rialzo delle quotazioni di medio periodo. Un target a 125 Eur è possibile, il che vorrebbe dire un ritorno ai massimi dell’agosto 2022. Bene gli scambi ma con controvalori modesti, a conferma di come sia soprattutto il retail a preferire questo Btp.
- Btp 5,75% Fb2033: Isin IT0003256820 – quotazione sui 116,7 – rendimento lordo 3,4% - emesso nel 2002.
La vita residua più lunga rende ancor più interessante questo titolo e lo conferma il livello degli scambi, salito di molto nelle ultime sedute, come se il mercato volesse cogliere un’ultima occasione prima del ribasso dei tassi. Rispetto al precedente Btp – a parità di quotazione – il 5,75% risulta preferibile, attestandosi su uno yield più alto.
Si tenga conto delle minusvalenze
Tutti questi Btp caratterizzati da quotazioni nettamente sopra 100 comportano degli effetti nella gestione fiscale. Ciò ne incrementa l’appeal anche da parte dei piccoli e medi investitori. Le scadenze più corte scontano evidentemente la creazione di minusvalenze al rimborso, mentre quelle più lunghe – maggiormente volatili e con prospettive anche di incremento delle quotazioni nel corso dei prossimi due anni – saranno utili all’opposto a compensare in alcune fasi eventuali minus pregresse. Si tenga conto quindi pure di questo aspetto, che è una delle componenti – oltre all’entità della cedola – a rendere allettanti i Btp con cedolone.