Il mercato dei titoli di Stato in Europa riflette un contesto economico e politico in evoluzione e non sembra positivo.
La crisi di governo in Germania e le difficoltà fiscali in Francia si contrappongono a un insolita stabilità politica dell’Italia, creando un panorama a cui non eravamo abituati.
La ripresa economica prevista per il 2024 e il percorso di disinflazione offrono speranza, ma resta fondamentale capire quanto profonda sarà la contrazione dei prezzi nel vecchio continente, perché passare da una crescita moderata a una contrazione economica è questione di qualche virgola nella dimensione del PIL.
Come si stanno comportando i titoli di Stato europei? Un focus sul BTP italiano, il BUND tedesco e l’OAT francese.
Crisi in Germania: un Bund sotto pressione
La Germania, tradizionalmente considerata il cuore economico dell’Europa, sta attraversando una crisi politica che ha avuto ripercussioni significative sul mercato obbligazionario. Il licenziamento del Ministro delle Finanze, Christian Lindner, ha destabilizzato la coalizione di governo, aumentando l’incertezza sul futuro economico del Paese. Questa instabilità politica, combinata con una domanda debole per i Bund tedeschi, sta influendo negativamente sui prezzi dei titoli di Stato tedeschi.
Il Paese, che un tempo rappresentava un punto di riferimento per l’intero mercato obbligazionario europeo, non sta vivendo uno dei suoi momenti migliori. Lo dimostra anche il recente, insolito aumento delle emissioni nette di titoli di Stato, che hanno addirittura superato la media pre-pandemica. Sorge quindi una domanda cruciale: perché un Paese considerato in forte salute dalle principali agenzie di rating ha necessità di ricorrere in misura così elevata al mercato del debito?
Francia: deficit fiscale e tensioni sui titoli di Stato
Anche la Francia si trova ad affrontare sfide significative. Come per la Germania, questa situazione rappresenta una novità che sorprende l’investitore medio degli ultimi vent’anni, tradizionalmente abituato a considerare gli OAT come una soluzione a basso rischio nel panorama obbligazionario europeo.
La Francia sta infatti affrontando un problema di deficit pubblico, previsto in aumento quest’anno. Questa situazione aggrava ulteriormente il già complesso quadro fiscale del Paese. Tale evidenza sembra aver preoccupato il mercato obbligazionario francese, tanto che la Francia è uno dei pochi Paesi dell’UE ad aver registrato un aumento dello spread rispetto al Bund tedesco.
Italia: stabilità politica e spread in riduzione
L’Italia si distingue in questo scenario per la relativa stabilità politica garantita dal governo di Giorgia Meloni. Questa stabilità ha contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori, come evidenziato dalla riduzione dello spread tra BTP e Bund tedeschi, passato da 160 punti base all’inizio dell’anno a circa 130 punti base. È un dato significativo, soprattutto se confrontato con la Germania, che, pur essendo considerata dalle agenzie di rating un emittente più sicuro rispetto all’Italia, sta vivendo un periodo di maggiore instabilità.
Inoltre, anche rispetto ai titoli francesi, lo spread tra BTP e OAT è diminuito, indicando una percezione di maggiore solidità dell’Italia rispetto alla Francia. Questo risultato sottolinea come il mercato sembri privilegiare la stabilità politica rispetto alle prospettive di crescita economica.
Infatti, pur prevedendo una crescita del PIL dello 0,9% per il 2025, un valore inferiore rispetto alla media europea (+1,2% nel 2024), la calma politica assicurata dal governo Meloni sembra sufficiente a mantenere stabile il mercato dei titoli di Stato italiani. Questo equilibrio contribuisce a consolidare l’immagine dell’Italia come un punto fermo nel panorama obbligazionario europeo attuale.
Ripresa economica e disinflazione: segnali positivi per il mercato europeo
Nonostante ciò, la BCE mantiene una visione positiva per il futuro: il percorso di disinflazione in area euro sta procedendo, e la Banca Centrale Europea si è dichiarata intenzionata a proseguire con il processo di riduzione dei tassi di interesse. A questo si aggiunge la previsione della Commissione Europea di una ripresa della crescita economica nel 2024, con un PIL in aumento dell’1,2%. Questo rende ancora lo scenario di «soft landing» il più probabile nel contesto europeo.
Tale prospettiva contrasta nettamente con lo scenario economico degli Stati Uniti, dove si riaffacciano timori per una possibile nuova ondata inflazionistica. Non a caso, il FedWatch Tool del CME continua a ridurre la probabilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di dicembre, segnalando che l’inflazione rimane una preoccupazione centrale per l’economia statunitense.
In sintesi, mentre negli Stati Uniti il rischio percepito è che una crescita eccessiva della produttività possa riaccendere l’inflazione, in Europa il problema opposto domina il dibattito: il rischio principale è rappresentato da un rallentamento economico più marcato del previsto. Questo timore ha contribuito alla recente contrazione dei prezzi dei titoli obbligazionari di Germania, Francia e Italia, riflettendo l’incertezza e le difficoltà che il mercato europeo sta cercando di gestire.
Come vedere il mercato dei titoli europei in aggregato?
Per avere un’idea generale dell’andamento del mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona, si può considerare l’iShares Core Euro Government Bond UCITS ETF (Dist). Questo ETF, a replica fisica a campionamento, segue un benchmark rappresentativo dell’andamento complessivo dei titoli di Stato governativi dell’area euro.
Nell’ultimo mese, la performance in conto capitale di questo strumento finanziario è risultata lievemente negativa, pari a -0,10%. Questo dato riflette una fase di debolezza nel mercato obbligazionario europeo, evidenziando una carenza significativa nella domanda di titoli di Stato, nonostante il contesto di possibile abbassamento dei tassi di interesse da parte della BCE.