Un tribunale di Mosca ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di Euroclear, il più grande depositario finanziario con sede a Bruxelles.
Lo scorso 15 maggio un tribunale di Mosca ha emesso una sentenza destinata a diventare uno dei casi più controversi nella guerra commerciale ed economica tra la Russia e il mondo occidentale. I giudici hanno dato pienamente ragione alla Banca centrale russa nella causa intentata contro Euroclear, il più grande depositario finanziario con sede a Bruxelles, condannandolo a pagare 18.170 miliardi di rubli, pari a circa 200-250 miliardi di euro, a seconda del tasso di cambio applicato. Si tratta della cifra più alta mai richiesta in una causa di questo tipo nella storia recente.
Euroclear è una delle principali camere di compensazione finanziaria del mondo e gestisce la custodia e il regolamento di titoli per conto di banche centrali, governi e istituzioni finanziarie internazionali. Quando l’Unione Europea ha deciso di congelare i beni russi dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, Euroclear si è trovata a gestire la parte più consistente di questi asset bloccati: circa 200 miliardi di euro di attività sovrane russe detenute in Europa. Complessivamente, l’Unione Europea controlla circa 210 miliardi di euro appartenenti alla Banca centrale russa.
Dal febbraio 2022 il regime sanzionatorio europeo consente già a Euroclear di compensare eventuali perdite. In pratica, se un tribunale russo ordinasse il sequestro delle attività della società presenti sul territorio russo, Euroclear potrebbe teoricamente recuperare il danno attingendo ai beni appartenenti alla controparte russa congelati in Europa.
Nel frattempo, Euroclear non si è limitata a custodire gli asset congelati, ma li ha anche reinvestiti generando profitti rilevanti. Una parte di questi proventi è stata destinata dall’Europa al sostegno finanziario dell’Ucraina, mentre un’altra quota è stata accantonata come fondo di sicurezza per coprire eventuali rischi futuri, incluse controversie legali di questo tipo.
La mossa di Mosca era nell’aria da mesi
La mossa legale della Russia era nell’aria da mesi ed è arrivata pochi giorni dopo una decisione significativa dell’Unione Europea: rendere a tempo indeterminato il congelamento dei circa 210 miliardi di euro di beni russi presenti sul territorio europeo. In precedenza il rinnovo della misura doveva avvenire ogni sei mesi; ora il blocco non prevede più una scadenza definita.
Mosca ha interpretato questa decisione come una dichiarazione di guerra economica permanente e ha risposto portando avanti il contenzioso in tribunale. La Banca centrale russa aveva già avviato la causa da oltre 18.000 miliardi di rubli nel dicembre 2025, in risposta al piano europeo che prevede l’utilizzo degli asset sovrani congelati come garanzia per sostenere finanziariamente l’Ucraina.
La logica giuridica della Russia è precisa: la cifra richiesta non sarebbe casuale, ma corrisponderebbe in modo approssimativo al valore totale degli asset russi congelati attraverso Euroclear.
Euroclear contesta la decisione del tribunale russo
Naturalmente Euroclear ha dichiarato, attraverso un comunicato ufficiale, di contestare fermamente la decisione e ha già annunciato che presenterà ricorso. Anche la posizione di Bruxelles è netta: secondo la Commissione europea, la sentenza non ha alcun valore giuridico al di fuori della Russia ed è stata definita una decisione speculativa e priva di fondamento. Bruxelles sostiene inoltre che il congelamento degli asset sia pienamente conforme al diritto europeo e internazionale.
La sentenza, pur essendo inapplicabile in Europa, non è però priva di conseguenze pratiche. Euroclear detiene ancora circa 16 miliardi di euro di attività dei propri clienti sul territorio russo, beni che le autorità di Mosca potrebbero tentare di sequestrare come forma di compensazione. Ed è proprio questo il rischio operativo più concreto che emerge dalla decisione del tribunale.
La sentenza di Mosca non appare come un episodio isolato. Si inserisce in una strategia più ampia con cui la Russia cerca di logorare l’Occidente sul piano legale e finanziario, aprendo diversi fronti contemporaneamente. La Banca centrale russa ha infatti presentato ricorso anche al Tribunale dell’Unione Europea in Lussemburgo per contestare il regolamento che ha reso permanente il congelamento degli asset e ha annunciato nuove azioni legali contro banche europee presso i tribunali russi.
Il risultato è una guerra parallela a quella militare: una battaglia senza armi ma con conseguenze potenzialmente enormi per la stabilità del sistema finanziario globale. Se da un lato l’Unione Europea sostiene di agire nel rispetto del diritto internazionale, dall’altro Mosca sta costruendo una narrativa alternativa, un tribunale alla volta. La sentenza da oltre 200 miliardi rappresenta, almeno per ora, l’ultimo tassello di questa strategia.
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