Un crollo dei mercati fino al 25% non è lo scenario più probabile, ma non è nemmeno un rischio che gli investitori possono escludere. Secondo gli analisti, il conflitto in Medio Oriente dovrebbe durare ancora qualche settimana. Se così non fosse, le tensioni internazionali potrebbero sfociare in un’escalation destinata a durare diversi mesi, spingendo i prezzi del petrolio verso 150 dollari al barile. Ipotesi che riaccenderebbe timori su inflazione e crescita.
A descrivere lo scenario peggiore è Morgan Stanley. Non tutte le grandi banche d’affari, però, sono d’accordo: JP Morgan e Barclays restano più caute, ma concordano sulla possibilità di una correzione.
Intanto i mercati azionari hanno già mandato dei segnali chiari. Marzo sta per chiudersi con il peggior ribasso mensile dal 2022: dal FTSE Mib all’S&P 500, dal Dax al FTSE 100, le perdite sfiorano il 7% circa. Ancora più profondo il calo del Nikkei (-13%).
Petrolio a 150 dollari: il detonatore dei mercati
Il rischio maggiore per i mercati è un petrolio a 150 dollari. Questo è lo scenario peggiore delineato da Morgan Stanley, che vede un mercato ormai strutturalmente più tirato, con prezzi sopra gli 80 dollari per tutto il 2026, anche senza un’escalation estrema.
La crisi nello Stretto di Hormuz ha già ridotto l’offerta globale e per la banca l’impatto potrebbe durare nel tempo. In caso di blocco prolungato, il Brent potrebbe spingersi oltre i 120 dollari anche secondo Macquarie e UBS.
La view di JP Morgan è meno allarmista: nel breve termine il Brent può muoversi intorno a 100 dollari, per poi scendere gradualmente verso gli 80 dollari, senza però uno shock strutturale.
Bank of America, Barclays e Goldman Sachs riconoscono che il mercato è diventato più vulnerabile e, nel breve periodo, si aspettano ulteriori rialzi, con effetti diretti su inflazione, crescita e mercati finanziari.
In ogni caso, il petrolio è il vero ago della bilancia. Se rimane alto, lo scenario di correzione azionaria (anche a doppia cifra) diventa sempre più concreto.
Previsioni S&P 500
Fonte Reuters
Borse a rischio -25%? Ecco cosa dicono davvero le banche d’affari
Le tensioni in Medio Oriente e il rialzo del petrolio hanno interrotto la corsa degli indici globali, ma nel complesso, le principali banche d’affari restano costruttive sull’azionario nel 2026. La crescita trainata dall’intelligenza artificiale e la solidità degli utili societari sostengono lo scenario di base e, per il momento, compensano l’impatto del conflitto sui mercati.
Il quadro resta però più fragile. E accanto alle previsioni di base delle principali case d’investimento si inseriscono scenari alternativi che, in caso di shock energetico prolungato, prevedono ribassi a doppia cifra.
| Banca d’affari | Target base S&P 500 per il 2026 | Scenario petrolio alto (150$) |
|---|---|---|
| BofA Global Research | 7.100 | 6.000–6.400 (-10%/-15%) |
| JP Morgan | 7.200 | 6.100–6.400 (-10%/-15%) |
| Société Générale | 7.300 | 6.200–6.600 (-10%/-15%) |
| UBS Global Research | 7.500 | 6.400–6.800 (-10%/-15%) |
| Jefferies | 7.500 | 6.400–6.800 (-10%/-15%) |
| HSBC | 7.500 | 6.500–6.900 (-8%/-13%) |
| Canaccord Genuity | 7.500 | 6.400–6.800 (-10%/-15%) |
| BNP Paribas | 7.500 | 6.400–6.800 (-10%/-15%) |
| Wells Fargo Investment Institute | 7.400–7.600 | 6.400–6.800 (-10% circa) |
| Goldman Sachs | 7.600 | 6.600–6.900 (-10% circa) |
| Barclays | 7.650 | 6.500–6.900 (-10% circa) |
| Citigroup | 7.700 | 6.600–7.000 (-9%/-14%) |
| UBS Global Wealth Management | 7.700 | 6.600–7.000 (-9%/-14%) |
| Evercore ISI | 7.750 | 6.700–7.000 (-10% circa) |
| Morgan Stanley | 7.800 | 5.800–6.200 (-20%/-25%) |
| Seaport Research Partners | 7.800 | 6.700–7.000 (-10% circa) |
| Deutsche Bank | 8.000 | 6.800–7.200 (-10%/-15%) |
| Oppenheimer Asset Management | 8.100 | 7.000–7.300 (-10%/-15%) |
Nonostante la previsione estrema di un crollo del 25%, per Morgan Stanley il mercato americano resta difensivo, con una maggiore capacità di assorbire gli shock rispetto ad altri mercati.
L’Europa, invece, è più esposta a ribassi se la crisi energetica dovesse perdurare e banche come UBS hanno già iniziato a tagliare le stime. Secondo Goldman Sachs, anche con utili in crescita, i mercati europei potrebbero scendere nell’ordine del 10-15%. Anche Bank of America stima un downside potenziale del 15% sullo STOXX 600 legato a prezzi del petrolio elevati. In uno scenario di shock energetico, Barclays prevede ribassi fino ad area 550 per lo STOXX 600.
Crescita del PIL reale
Fonte Reuters
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