Bonus agricoltura 2026 per chi fa “riposare” la terra, come fare domanda e avere fino a € 600 per ettaro

Nadia Pascale

23 Aprile 2026 - 14:32

C’è tempo fino al 15 maggio per presentare domanda e avere fino a € 600 per ogni ettaro di terreno per non coltivare. Ecco cosa fare e chi può ottenere il bonus agricoltura.

Bonus agricoltura 2026 per chi fa “riposare” la terra, come fare domanda e avere fino a € 600 per ettaro

Bonus agricoltura nel 2026 per chi lascia i terreni a riposo, c’è tempo fino al 15 maggio per presentare la domanda e ottenere fino a € 600 per ogni ettaro di terreno. Ecco come ottenere importanti contributi economici senza lavorare i terreni.

La PAC, Politica Agricola Comune, prevede diversi aiuti per le aziende agricole. Gli aiuti stessi sono però condizionati dal rispetto di alcuni requisiti. Tra questi vi sono le condizioni della BCAA8. Questa prevede l’obbligo, per accedere agli aiuti, di lasciare incolti terreni pari al 4% dell’intera superficie per la quale si richiede il bonus agricolo.

L’obiettivo è tutelare la biodiversità, ma ecco nel dettaglio cosa prevede questa misura e come gli agricoltori possono ricevere contributi per lasciare i terreni a riposo.

Bonus agricoltura per i terreni a riposo, ecco perché

Ripristinare condizioni di coltivazione “rurali”, cioè senza un uso eccessivo di concimi chimici, pesticidi, aiuta a creare un ambiente utile per la sopravvivenza di molte specie, ad esempio uccelli, api, insetti che possono essere considerati “amici” della natura.

Proprio per questo si cerca di agevolare lo sviluppo di tali condizioni attraverso degli aiuti economici che compensano la perdita di reddito derivante dall’adozione di tali accorgimenti. Rispettare le condizionalità è necessario per accedere ai pagamenti base della PAC che sono la parte più consistente degli aiuti previsti.

La BCAA 8 prevede tre impegni:

  • percentuale minima della superficie agricola destinata a superfici o elementi non produttivi;
  • mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio;
  • divieto di potare le siepi e gli alberi nella stagione della riproduzione e della nidificazione degli uccelli.

La prima condizione è sicuramente la più importante, è necessaria al fine di preservare la biodiversità attraverso protezione degli uccelli e degli impollinatori e richiede che almeno il 4% dei terreni resti a riposo, cioè non sia coltivata.
La percentuale del 4% può essere raggiunta anche con superfici non produttive permanenti presenti in azienda.

Si possono, inoltre, creare fasce tampone e inerbite. Per fascia inerbita si intende una sezione del terreno ad andamento trasversale rispetto alla massima pendenza, realizzata sui seminativi oltre il 10% di pendenza media.
Per fasce tampone si intendono fasce di almeno 5 metri di larghezza vicino a torrenti, fiumi o altri apparati idrici.

Chiariti i limiti del 4% della superficie a riposo, deve essere ricordato che il Reg. 2024/1468 del 14 maggio 2024 ha tolto tale l’obbligo. Per i coltivatori si tratta di un vantaggio perché diventa più facile accedere ai contributi PAC e perché non si perdono quote di terreni da coltivare e quindi non c’è perdita di raccolto.

Incentivi per chi lascia i terreni a riposo

Al fine però di incentivare la creazione di tali percentuali di terreno a riposo, che come detto hanno la funzione di tutelare la biodiversità, sono stati introdotti degli incentivi per chi decide comunque di mantenere tale condizione. In cosa consistono? Per indurre gli agricoltori a lasciare a riposo i terreni nasce l’Ecoschema 5 che ha 2 livelli.

Nel livello 1 sono previsti sostegni economici per chi lascia superfici improduttive. In alternativa, è possibile accedere agli aiuti installando stagni, boschetti, fasce alberate e alberi isolati, siepi e filari, muretti a secco, terrazzamenti, sistemazioni idraulico-agrarie caratteristiche, margini dei campi, alberi monumentali. Tali elementi, una volta costituiti, sono soggetti all’obbligo di non eliminazione ai sensi della BCAA 8. Per il livello 1 è previsto un fondo di 10,2 milioni di euro.

L’importo previsto è di 85 €/ha, aumentato a 102 €/ha per le Zone Vulnerabili da Nitrati (Zvn) e per le aree Natura 2000.

Nel livello 2 sono previsti incentivi per chi non solo lascia terreni incolti, ma si occupa del mantenimento di una copertura dedicata con piante di interesse apistico (nettarifere e pollinifere) a perdere, spontanee o seminate, nelle superfici con colture arboree o a seminativo. Le colture di interesse apistico devono essere presenti in miscugli.

Per chi aderisce al livello 2 è prevista la possibilità di cumulare i titoli base con l’ecoschema 4 che prevede ulteriori sostegni economici. L’ecoschema 4 prevede aiuti per chi effettua la rotazione delle colture, in particolare si possono ottenere fino a 77,20 €/ha per l’avvicendamento delle colture.
Si sommano i 500 €/ha per ettaro di terreno per chi semina specie nettarifere e pollinifere utili alle api e agli impollinatori.

Per poter avere i contributi non si può seminare cosa e come si vuole, ma è necessario scegliere da una lista ben precisa di piante e coltivarle seguendo delle indicazioni e delle condizioni specifiche. Tra le coltivazioni ammesse vi sono: basilico, calendula officinale, 3 varietà di girasole (varietà Elena, Peredovick e Peredovick Open Pollinated), grano saraceno, erba medica, colza, trifoglio.

Come presentare domanda per accedere ai contributi per terreni incolti

La domanda deve essere presentata ogni anno entro il 15 maggio, questo è il termine ordinario. La domanda può essere presentata anche nei 25 giorni seguenti rispetto alla scadenza, ma con una riduzione dell’1% degli importi per ogni giorno di ritardo.

La domanda può essere presentata presso gli uffici della Regione se sono stati istituiti. In alternativa può essere presentata attraverso Agea e, infine, attraverso i CAA. Nelle campagne degli anni passati i termini sono stati più volte prorogati, per il 2026 sembra che questa possibilità sia stata esclusa.

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