Inviare soldi ai figli può far scattare accertamenti fiscali. Scopri quali causali usare per giustificare regali e prestiti ed evitare che il Fisco li tassi come reddito.
Bonifico ai figli e controlli del Fisco. Aiutare un figlio che ancora non lavora o sostenerne uno che, pur essendo indipendente, sta attraversando un momento di difficoltà economica è uno dei gesti più naturali per un genitore. Spesso la solidarietà familiare passa per un semplice bonifico, un’operazione che all’apparenza può sembrare del tutto innocua. Eppure anche dietro al bonifico possono nascondersi insidie fiscali: se non si presta la massima attenzione a quello che si scrive nella causale, infatti, si rischia di trasformare un atto d’amore in un pesante grattacapo con l’Agenzia delle Entrate.
Nell’attuale scenario di controlli fiscali automatizzati, infatti, nulla deve essere lasciato al caso: per evitare che il Fisco scambi un regalo o un prestito per reddito non dichiarato, la scelta della corretta causale diventa lo strumento di difesa principale in caso di accertamento fiscale.
La causale serve in parte a giustificare il bonifico, ma in parte è utile come promemoria per chi lo effettua (poter collegare velocemente l’importo al motivo per cui si è trasferito permette di trovare le prove documentali giuste in caso di accertamento fiscale).
I bonifici espongono al rischio di controlli fiscali
Il rischio maggiore, in caso di bonifico dai genitori ai figli, lo corre il figlio. La legge vuole che qualsiasi somma che entri nel conto corrente di un contribuente può essere considerata reddito, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario. A dover dimostrare che non si tratta di reddito, tramite documenti con data certa, in questo caso è il contribuente.
Supponiamo di ricevere un bonifico di 10.000 euro per il quale non abbiamo prove documentali a dimostrazione che si tratta di un prestito, di un regalo o di una donazione. L’Agenzia delle Entrate può presumere che si tratti di reddito non dichiarato e può procedere ad avviare un accertamento fiscale con il quale chiedere al contribuente il pagamento delle imposte sul bonifico ricevuto, se non ne trova traccia sulla dichiarazione dei redditi.
Ricevere un bonifico senza una motivazione, quindi, può esporre al rischio di dover versare le imposte sulla somma che si riceve, anche se dovrebbe essere esentasse (non si pagano le imposte su regali o prestiti).
Bonifici dai parenti, sparisce la presunzione
La presunzione del Fisco, di considerare le somme ricevute come reddito da assoggettare a imposta, non si applica più automaticamente per i bonifici ricevuti dai parenti. La sentenza 4378 del 31 dicembre 2024 della Corte di Giustizia Tributaria ribadisce che i bonifici ricevuti dai familiari non devono assumere automaticamente rilevanza reddituale e che la tendenza giurisprudenziale recente (consolidatasi nel 2025-2026) limita lo strapotere delle presunzioni bancarie quando il legame di parentela è stretto.
Nella maggior parte dei casi, fanno notare i giudici, i bonifici che si ricevono dai parenti hanno finalità affettive o solidaristiche. Gli importi bonificati dai parenti, quindi, superano la presunzione bancaria con cui l’Agenzia delle Entrate considera reddito qualsiasi somma ricevuta sul conto corrente, a meno che l’amministrazione tributaria non dimostri in modo analitico che si tratta di somme connesse ad attività imponibili.
Il padre e il figlio potrebbero avere un’attività insieme e il padre potrebbe bonificare al figlio la sua parte di guadagno per l’attività svolta. In questo caso, anche se il bonifico proviene da un parente, le somme devono essere dichiarate e assoggettate a tassazione.
Ma bisogna in ogni caso fare attenzione: se la tassazione non si applica automaticamente sui bonifici ricevuti dai parenti, questo non significa che l’accertamento fiscale non venga avviato. L’Agenzia delle Entrate dispone in ogni caso l’accertamento nei confronti del contribuente per il quale ha rilevato discrepanze tra quanto dichiarato e quanto speso, solo che deve tenere in debito conto le giustificazioni portate dal cittadino per i movimenti contestati.
L’onere della prova contraria resta in capo al contribuente. Il Fisco non può tassare il reddito automaticamente nelle operazioni tra parenti, ma può comunque chiedere spiegazioni. Ecco, quindi, che la causale diventa fondamentale per risalire alla motivazione dell’operazione.
Per evitare problemi sempre meglio utilizzare una causale chiara
Per prevenire problemi con il Fisco, quindi, è sempre bene indicare nel bonifico dal genitore al figlio una causale semplice che chiarisca il motivo del trasferimento di denaro.
- se si decide di regalare 10.000 euro a un figlio per permettergli di comprare un’auto o la casa, sulla causale del bonifico è bene scrivere “Aiuto per acquisto auto/casa” ed è bene specificare anche, se si può, la data di acquisto dell’auto o dell’immobile (sarà più semplice fornire le prove documentali in caso di accertamento);
- se si trasferiscono soldi a un figlio in difficoltà economiche la causale potrebbe essere “Contributo spese quotidiane”, così come se si bonificano al figlio i soldi per pagare l’affitto o il mutuo, sulla causale è bene scrivere “Canone locazione/rata mutuo mese/anno”;
- se il bonifico, invece, è per un regalo indicarlo nella causale, chiarendo anche l’evento per il quale si donano le somme “Regalo compleanno/laurea/matrimonio”;
- si possono bonificare al figlio anche soldi per saldare la fattura di un professionista (idraulico, elettricista, avvocato, dentista), in questo caso specificare nella causale «Aiuto spese, saldo fattura n. XY del giorno/mese/anno per avvocato/idraulico/elettricista/dentista».
Anche se la causale non è un elemento obbligatorio del bonifico (lo è per il bonifico parlante), è bene scrivere in essa le informazioni più chiare possibili perché, in caso di accertamento fiscale, si potrà dimostrare la motivazione che ha portato al trasferimento di denaro: a distanza di anni, infatti, potrebbe essere difficile ricordare perché sono stati bonificati 1.500 euro al figlio.
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