Il passaggio al mercato libero non convince sindacati e associazioni. Per mesi si è parlato di possibile “bomba sociale” in merito al costo delle bollette in seguito allo stop del mercato a maggior tutela, ma dopo tante preoccupazioni è arrivato l’ok. Non si temono difficoltà per i clienti, almeno secondo il governo.
I sindacati e le associazioni la pensano diversamente. Quella del governo è, a detta di Amadeo Testa alla guida di Flaei Cisl, una decisione ideologica che porterà tanti cittadini e clienti a perdere i vantaggi del mercato tutelato e a finire in condizioni di disagio.
Cgil e Filctem Cgil sono quindi convinti che il passaggio obbligatorio al mercato libero sia un errore. E non sono gli unici. Ma perché penalizzerebbe i clienti?
No al passaggio obbligato al mercato libero: cosa dicono i sindacati
Cgil e Filctem Cgil hanno preso posizione contro il passaggio obbligatorio dal mercato tutelato al mercato libero. Se non ci saranno proroghe, dal 10 gennaio 2024 tutti i clienti domestici (non considerati vulnerabili) saranno costretti ad abbandonare il mercato tutelato verso il libero mercato dell’energia elettrica. Una prima fase di passaggio al mercato libero, che sarà concluso ad aprile con il passaggio al mercato libero anche della fornitura del gas.
Secondo associazioni dei consumatori e sindacati però questa scelta del governo, oltre a essere ideologica, è anche problematica. Come hanno sottolineato il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo e il segretario generale della Filctem Cgil Marco Falcinelli:
Questa scelta interessa circa 10.600.000 utenze sul totale dei 31,1 milioni di utenze domestiche e rischia di gravare sulle fasce più deboli della popolazione che già soffrono per gli aumenti dell’inflazione. A conferma di ciò sono i consumi unitari delle famiglie attualmente nel mercato tutelato, che risultano più bassi di oltre il 15% annuo di quelli delle famiglie a mercato libero, con un divario che è in aumento rispetto al 2021.
Il passaggio obbligato al mercato tutelato: una scelta ideologia?
Cgil e Filctem dicono di non vedere né la necessità né l’urgenza di tale tassativo processo di superamento della maggior tutela. Anzi, come dimostrano le percentuali sopra riportate, l’attuale segmento del mercato a maggior tutela assorbe solo l’8,7% dei volumi dell’intero mercato elettrico.
Una scelta che, in altri Paesi, è stata lasciata al cliente e senza obblighi con tempistiche strette, che la stessa Arera aveva messo in dubbio. Si temono quindi non sono problemi legali alla possibilità di attuare il passaggio, ma anche i tempi.
L’appello dei sindacati risponde alle criticità dietro l’obbligo del passaggio al mercato libero per 3,1 milioni di utenze domestiche. Le sigle sindacati sono chiare: bisogna impedire di aumentare le bollette in questo momento ai ceti popolari usando dirigismo ideologico per difendere un sistema che prima si riconsidera e meglio è.
“Ci sembra il momento meno idoneo per spostare dei costi a carico dei cittadini volendo astrattamente avvantaggiare un mercato che non funziona”, dice ancora Testa. La politica, quindi, non può non considerare la condizione globale attuale. “Quella del settore elettrico è l’unica liberalizzazione in cui chi passa al mercato libero, ci rimette”, ha detto infine Testa.