BlueFocus licenzia i suoi dipendenti per sostituirli con l’intelligenza artificiale

Enrica Perucchietti

18 Aprile 2023 - 08:00

Uno dei più importanti gruppi di media e pubbliche relazioni della Cina è convinto che l’intelligenza artificiale possa ideare comunicati e annunci migliori di quanto possano mai fare gli umani.

BlueFocus licenzia i suoi dipendenti per sostituirli con l’intelligenza artificiale

«Per abbracciare la nuova ondata di contenuti generati dall’intelligenza artificiale (IA), a partire da oggi abbiamo deciso di interrompere tutte le spese per copywriter e designer di terze parti».

Questa la comunicazione di Bluefocus Intelligent Communications Group Co., uno dei più noti gruppi di media e pubbliche relazioni della Cina, contenuta in un promemoria interno del personale che è stato visto e pubblicato da Bloomberg News.

La società da 3 miliardi di dollari prevede di sostituire i suoi copywriter e grafici esterni con modelli di intelligenza artificiale generativa simili a ChatGPT e ha contattato Alibaba Group Holding Ltd. e Baidu Inc. per esplorare la concessione in licenza della loro tecnologia.

Il caso dell’azienda cinese è l’ennesimo campanello d’allarme che denuncia la volontà di sostituire i lavoratori umani attraverso l’intelligenza artificiale generativa per automatizzare i processi chiave e massimizzare i risultati, riducendo i costi.

La notizia del promemoria ha innescato inoltre un aumento di quasi il 19% delle azioni dell’agenzia. Ciò significa che gli investitori considerano promettente l’automazione e l’investimento sull’IA. La reazione del mercato azionario potrebbe stimolare le aziende a impiegare sempre di più la tecnologia nel sistema di produzione.

Il caso non è neppure isolato. Come spiegavamo in questo articolo, Axel Springer e CNET hanno già deciso di soppiantare alcuni giornalisti, sostituendoli con l’intelligenza artificiale, mentre Kuwait news ha presentato Fedha, la prima giornalista completamente creata dall’intelligenza artificiale, con il compito di leggere le notizie online.

È questo il futuro che attende i media?