Bitcoin, stablecoin e altro: la Banca d’Italia tra scetticismo e spiragli per il futuro digitale

Pietro Pisello

11/05/2025

Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha affrontato il tema delle criptovalute: apertura verso le stablecoin, ma forti critiche al Bitcoin.

Bitcoin, stablecoin e altro: la Banca d’Italia tra scetticismo e spiragli per il futuro digitale

Durante un evento speciale tenutosi a Trento, in vista del Festival dell’Economia, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha risposto a una domanda del pubblico affrontando un tema quanto mai attuale: le criptovalute.

Le sue considerazioni hanno sorpreso molti osservatori, soprattutto perché provenienti da una figura di vertice di un’istituzione tradizionalmente prudente e conservatrice in ambito finanziario.

Ci si sarebbe potuti aspettare un giudizio nettamente negativo, ma l’approccio di Panetta è stato più articolato del previsto.

Pur non mancando critiche, il governatore ha mostrato una certa apertura verso alcuni strumenti digitali, come le stablecoin, riconoscendone potenziali utilizzi futuri, se adeguatamente regolamentati. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Criptovalute, cosa ne pensa il governatore della Banca d’Italia?

Secondo il governatore, nel panorama delle criptovalute esistono migliaia di progetti differenti, ognuno con caratteristiche e obiettivi diversi. Alcuni di questi, ha spiegato, potrebbero anche avere un ruolo positivo nell’economia reale, a condizione che il loro utilizzo venga regolamentato in modo chiaro e che vengano garantite tutele efficaci per i risparmiatori. Panetta, nel suo intervento durante l’evento di Trento, in vista del Festival dell’Economia, ha poi posto l’attenzione su una specifica categoria di cripto-attività: le stablecoin, ovvero quelle valute digitali ancorate a un valore stabile come il dollaro o l’euro. A suo avviso, proprio queste potrebbero essere le più adatte a superare la prova del tempo e ad affermarsi come strumenti utili all’interno del sistema finanziario, purché ben regolamentate e controllate.
Il Governatore ha però voluto precisare un punto fondamentale: nemmeno le stablecoin più affidabili possono essere considerate vere e proprie monete, almeno non nel senso in cui lo sono le valute ufficiali come l’euro.

La ragione di questa distinzione risiede nella natura stessa di questi strumenti digitali. Anche se le stablecoin sono progettate per mantenere un valore stabile, esse restano comunque legate a beni o attività sottostanti, il cui valore può variare nel tempo. In altre parole, il valore di una stablecoin può comunque oscillare, seppur in misura contenuta. E questa è una caratteristica che mal si concilia con le funzioni di una moneta, soprattutto come mezzo di pagamento.

Bitcoin: la posizione critica di Fabio Panetta

Se da un lato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha mostrato una certa apertura nei confronti di alcune forme di criptovalute, come le stablecoin, dall’altro il suo giudizio su molte altre valute digitali è stato decisamente più severo. In particolare, Panetta ha espresso forti perplessità riguardo a quelle criptovalute che non possiedono alcun valore intrinseco né una garanzia alle spalle da parte di enti regolatori o istituzioni affidabili. Secondo lui, molte di queste non sono altro che semplici «scritture criptografiche», prive di un reale fondamento economico o patrimoniale.

Tra queste, Panetta ha parlato esplicitamente anche di Bitcoin, definendolo una vera e propria “scommessa”, cioè uno strumento altamente speculativo il cui valore si basa esclusivamente sulla fiducia (o sulla speranza) che qualcun altro sia disposto a pagare di più in futuro. Questo tipo di dinamica, ha sottolineato, non offre alcuna certezza né stabilità, due caratteristiche fondamentali per un sistema monetario sano e affidabile. Proprio per questo, ha ribadito, solo la moneta pubblica emessa dalle banche centrali può garantire con sicurezza il valore nominale di uno strumento di pagamento.

Criptovalute, tra scetticismo e opportunità

Le parole del governatore Fabio Panetta tracciano una linea chiara ma equilibrata: le criptovalute non vanno demonizzate in blocco, ma è fondamentale distinguerne rischi e potenzialità. Se da un lato strumenti come il Bitcoin restano, a suo avviso, operazioni speculative prive di garanzie reali, dall’altro le stablecoin e, più in generale, l’innovazione digitale nel campo monetario possono offrire nuove opportunità, a patto che siano inserite in un quadro normativo solido e trasparente. La sfida per il futuro sarà proprio questa: coniugare tecnologia e fiducia, libertà e sicurezza.