Per la prima volta nell’era Cardinale il Milan chiude un bilancio in rosso, complici i mancati ricavi dalle coppe europee. Ecco tutti i numeri spiegati
Senza coppe europee, i conti non tornano. O almeno, non del tutto. Il bilancio del Milan 2026 si chiude con 464,6 milioni di euro di ricavi e una perdita netta di circa 24 milioni: è il primo rosso dell’era di Gerry Cardinale, arrivato dopo tre esercizi consecutivi in utile. Il motivo è presto detto: nella stagione 2025/26 i rossoneri non hanno giocato le competizioni UEFA, rinunciando a introiti stimati tra i 70 e gli 80 milioni di euro.
In realtà, più che un campanello d’allarme, il passivo è il prezzo di un’annata senza Europa. Il fatturato ha tenuto, le sponsorizzazioni hanno sfondato per la prima volta quota 100 milioni e il patrimonio netto resta ampiamente positivo. Ma c’è un dato che merita attenzione, quello del debito, salito di oltre 50 milioni in un solo anno.
Insomma, il Milan non è in crisi, ma il 2025/26 dimostra quanto pesi, ancora oggi, una stagione lontano dalla Champions.
Ricavi a 464,6 milioni: il fatturato tiene anche senza Europa
Il Consiglio di amministrazione presieduto da Paolo Scaroni ha approvato il 28 settembre 2026 il progetto di bilancio dell’esercizio chiuso al 30 giugno 2026, che passerà ora al vaglio dell’Assemblea degli azionisti in programma a ottobre. I ricavi si fermano a 464,6 milioni di euro: il 6% in meno rispetto ai 494,5 milioni record del 2024/25, quasi 30 milioni in meno, ma l’1,7% in più rispetto al 2023/24.
E pensare che l’ammanco europeo stimato valeva più del doppio. Se il fatturato è sceso di circa 30 milioni, il merito è di due fattori: i ricavi meno legati alle coppe, ancora in crescita, e un ricorso importante al player trading, cioè alle plusvalenze da cessione dei calciatori. Il club, però, non ha diffuso il dettaglio delle singole voci né l’ammontare delle plusvalenze.
Allargando lo sguardo, la fotografia cambia. Nel 2021/22, l’ultimo esercizio prima dell’ingresso di RedBird, il fatturato rossonero era di 297,7 milioni: rispetto ad allora la crescita è del 56,1%.
Sponsor oltre i 100 milioni e San Siro pieno (il mix che salva i conti)
A sostenere il bilancio sono state soprattutto le entrate che non dipendono dal cammino europeo. Per la prima volta nella storia del club le sponsorizzazioni hanno superato i 100 milioni di euro, mentre sono aumentati anche i ricavi da biglietteria di Serie A.
Qui entra in gioco il pubblico. Per il secondo anno consecutivo il Milan ha registrato la media spettatori più alta del campionato, oltre 72mila presenze a partita. Un capitale che oggi si traduce in incassi e che domani, con il nuovo stadio, potrebbe pesare ancora di più.
Cresce anche il marchio. Secondo Brand Finance, nel 2026 il brand Milan ha toccato il massimo storico di 514 milioni di euro, con un balzo del 28% nell’ultimo anno: è il club calcistico con la crescita più rapida a livello globale dal 2021.
La perdita da 24 milioni (e i tre utili che l’hanno preceduta)
Il risultato netto negativo per circa 24 milioni di euro interrompe una serie che, per il Milan, era una novità: tre utili consecutivi, pari a circa 6 milioni nel 2022/23, 4 milioni nel 2023/24 e 3 milioni nel 2024/25. Cifre contenute, ma arrivate dopo una lunga fase di bilanci in rosso.
Letto nel contesto, il passivo resta limitato. Nella nota ufficiale il club spiega che la solidità costruita negli ultimi anni ha permesso di assorbire una parte significativa dell’impatto dell’assenza dalle coppe. Tradotto: la crescita dei ricavi caratteristici ha fatto da cuscinetto, evitando che l’annata senza Europa si trasformasse in un buco ben più profondo.
Patrimonio solido, ma il debito sale
Il vero punto di forza resta lo stato patrimoniale. Il patrimonio netto è positivo per 176,4 milioni di euro, in calo rispetto ai 199 milioni di un anno fa ma ampiamente sufficiente ad assorbire la perdita. Una dote costruita nel tempo grazie alle iniezioni di capitale di Elliott e, in parte, di RedBird.
Il dato da monitorare è un altro. La posizione finanziaria netta sale a 145,3 milioni di euro, dai circa 92 milioni del 2024/25: oltre 53 milioni in più, pari a un aumento di circa il 58%. Secondo il club, l’incremento riflette soprattutto il maggiore utilizzo di linee di credito a supporto di investimenti, crescita e progetti strategici.
In altre parole, il Milan ricorre di più alla leva finanziaria per accompagnare lo sviluppo. Una scelta coerente con il piano di investimenti, ma che rende i prossimi bilanci più esposti alle oscillazioni dei risultati sportivi.
Il nuovo San Siro, la vera scommessa di RedBird
Il capitolo decisivo per il futuro resta lo stadio. Il 5 novembre 2025 Milan e Inter hanno acquisito la Grande Funzione Urbana San Siro, che comprende il Meazza e le aree circostanti, per circa 197 milioni di euro. Il nuovo impianto, affidato a Foster + Partners e MANICA Architecture, dovrà far crescere le entrate da matchday, hospitality e attività commerciali. Un progetto il cui costo complessivo, secondo le stime, può arrivare a 1,5 miliardi di euro.
Cardinale lo ha spiegato senza giri di parole:
Il nuovo stadio non è un’operazione immobiliare, non è un progetto di ego. Si tratta di migliorare il profilo finanziario del Milan per poter competere per i migliori giocatori del mondo.
Nel corso dell’esercizio, inoltre, Massimo Calvelli è diventato amministratore delegato, mantenendo il ruolo di Operating Partner di RedBird: un collegamento diretto tra il club e le competenze operative della proprietà.
Milan e Inter, i bilanci a confronto
Il confronto con l’Inter, che ha approvato il proprio progetto di bilancio quattro giorni prima, restituisce due modelli quasi speculari. Con una premessa: si tratta di un raffronto indicativo, basato sui dati comunicati dai due club.
- Ricavi: 518 milioni per l’Inter, 464,6 milioni per il Milan, con una differenza di oltre 53 milioni;
- Risultato netto: utile di 22,7 milioni per i nerazzurri, perdita di circa 24 milioni per i rossoneri;
- Patrimonio netto: 10,4 milioni per l’Inter, appena tornato positivo, contro i 176,4 milioni del Milan.
L’Inter ha il conto economico migliore, grazie a una Champions League comunque giocata, seppur chiusa agli spareggi, a ricavi commerciali in crescita del 7% e a oneri finanziari dimezzati, con 19 milioni risparmiati. Il Milan, invece, vanta una struttura patrimoniale nettamente più robusta, ma con un indebitamento netto in aumento.
A fare la differenza, alla fine, è stata ancora una volta l’Europa. Le due milanesi condividono il futuro stadio e un modello fondato sui ricavi commerciali, ma il 2025/26 conferma che, senza le coppe, anche il fatturato più solido fatica a restare in utile.