L’ultimo sondaggio della NBC sulla sfida tra Biden e Trump è devastante per il presidente, e darò i dettagli a seguire. Ma il risultato che evidenzio qui, in apertura, sull’orientamento giovanile verso il voto, si segnala per due motivi. Il primo è terribile di per sé, come gli altri dati del sondaggio, per le sorti elettorali del presidente in carica. Ma il secondo è peggio: ha causato una reazione assurda di Biden che sta minacciando gli interessi economici e l’indipendenza energetica degli Stati Uniti e dei suoi alleati.
È stato il New York Times a spiegare che l’idea di fermare la costruzione dei porti per l’export del gas liquefatto americano, allo scopo di segnalare gli sforzi dell’amministrazione per salvare il mondo, è stata data alla Casa Bianca dalla visita di un influencer di 25 anni, noto per il seguito tra i giovanissimi delle sue battaglie verdi via TikTok.
Ecco i numeri. Solo il 29% dei giovani (dai 18 ai 34 anni) approvano il lavoro del presidente e ciò si riflette in un impensabile pareggio con Trump: il 42% degli elettori dai 18 ai 34 anni, infatti, dice oggi che voterà Biden, con una identica percentuale che dice che voterà il Repubblicano. Ma alle urne del 2020, questo è il dato significativo, Biden vincitore aveva staccato Trump di ben 24 punti, il 60% contro il 36%, negli exit poll tra gli elettori dai 18 ai 29 anni.
Il crollo di favori tra i giovani, che era già stato parzialmente anticipato in altre recenti rilevazioni, fa così tanta paura a Biden che lui, o chi per lui, hanno pensato ad un rimedio disperato per riconquistare i ventenni. Quale? Rispolverare la trita questione del global warming (o “cambio di clima” se fa troppo freddo) intervenendo con una dichiarazione di indirizzo politico punitiva del business del gas naturale americano attraverso una insensata moratoria allo sviluppo di porti per l’export. Peccato che il gas “pulito” sia il fattore fondamentale per la conquista e il mantenimento della autosufficienza energetica del Paese. E che, quindi, lo stop di Biden sia contrario agli interessi dell’America e dei suoi amici.
Come ha denunciato l’editoriale del 30 gennaio della National Review, “raramente un cambiamento politico non ha senso di per sé, contraddice altre politiche della stessa amministrazione e danneggia gli interessi interni ed esteri dell’America. Ma l’amministrazione Biden è riuscita a fare tutto questo con la sua decisione di ostacolare l’approvazione di nuovi terminali di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL)”.
In sostanza il presidente, per segnalare alle Grete Thunberg americane, prima del voto di novembre, che il governo fa tutto quello che può per salvare il pianeta colpendo l’energia fossile, si è accanito contro gli imprenditori che investono nei porti attrezzati per l’esportazione di GNL. In Congresso, a denunciare i guasti di una politica che, tra l’altro, avrebbe la conseguenza di tagliare la chance di futuri invii di gas naturale agli alleati europei, Italia compresa, è stato il senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy.
Lo ha fatto parlando in Senato, dove ha minacciato di bloccare con il suo veto tutte le nomine del ministero dell’energia, e poi con un op-editoriale ospitato il 30 gennaio dal Wall Street Journal. “Una volta completato”, ha scritto Kennedy, “il Calcasieu Pass sarà il terminal più grande del paese. Negare il suo permesso metterebbe a repentaglio 20 miliardi di dollari di investimenti per l’industria statunitense e ucciderebbe migliaia di buoni posti di lavoro nel mio Stato (Louisiana NdA). Non esiste alcuna giustificazione ambientale per uccidere questi posti di lavoro. Il gas naturale è la ragione per cui l’America è leader mondiale nella riduzione delle emissioni di carbonio”, ha spiegato il senatore. “Dal 2005 al 2019 il gas naturale ha portato a una riduzione del 32% delle emissioni di carbonio americane, creando 1,4 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero e garantendo che le famiglie pagassero la metà per riscaldare le proprie case”.
Non solo gli americani, “ma anche i loro alleati soffriranno per gli attacchi di Biden al natural gas”, ha scritto il senatore del GOP. “Quando la guerra scoppiò in Ucraina il presidente promise ai nostri amici in Europa e altrove che essi potevano fare affidamento sul fatto che gli USA avrebbero continuato a far arrivare il gas naturale. I nostri alleati non dovrebbero dipendere dalla Russia, dall’Iran e dalla Cina per accendere la luce in casa”.
Infine Kennedy ha anche usato il sarcasmo per sbeffeggiare l’uscita di Biden. “A quanto pare, qualunque influencer di TikTok abbia convinto l’amministrazione Biden a vietare i permessi per il GNL si è dimenticato di menzionare la parte positiva del gas naturale”. E il riferimento a Tik Tok non è una battuta. Effettivamente, per decidere la sua politica ambientale la Casa Bianca si è “documentata” ascoltando i voleri degli attivisti verdi, e ubbidendo: il New York Times ha riportato che la “moratoria” imposta ai lavori di costruzione dei porti per l’export del gas liquefatto è nata dagli incontri dei consiglieri di Biden con un influencer di 25 anni ben noto per il suo attivismo verde su TikTok. Il social, diffuso tra i giovanissimi, ha un membro del partito comunista cinese che siede nel consiglio d’amministrazione e detiene la golden share.
Biden può illudersi che ammiccare al pubblico giovane e anti-fossile di TikTok, etero diretto da Pechino, gli permetta di riconquistare il favore liquefatto dalle sue politiche nella fascia under 30. Ma per il resto? I buchi nel suo elettorato che emergono dal sondaggio di NBC News citato sopra sono da paura per i Democratici. Attualmente, solo il 35% degli ispanici e il 27% degli indipendenti approvano il lavoro svolto da Biden. A livello nazionale, Trump sta ora superando Biden con un vantaggio di cinque punti, dal 47% al 42%. Rispetto al luglio del 2023, quando Trump era dietro con il 45% e Biden davanti con il 49%, è un ribaltone clamoroso di nove punti.
L’indice di approvazione del lavoro di Biden è al 37%, con l’opposto indice, di disapprovazione, svettato al 60%. I due numeri rappresentano il suo peggior risultato storico in questo sondaggio, un distacco di -23 punti tra favorevoli e contrari. E la tv NBC è notoriamente favorevole ai DEM e contraria al GOP. Nel gennaio dello scorso anno, Biden era sotto di (soli) quattro punti con un divario approvazione/disapprovazione di 46 a 50.
Al contrario, in questo stesso sondaggio dell’inizio del 2020, a 10 mesi dalle elezioni che poi avrebbe perso, Trump aveva un indice di gradimento del 46%. Nessun presidente nella storia di questo sondaggio ha visto il proprio indice di gradimento scendere al 37% dai tempi del presidente George W. Bush durante il crollo del suo secondo mandato. In una potenziale rivincita nel 2024, solo il 75% degli elettori neri dice oggi di sostenere Biden, mentre il 16% tifa per Trump. Ma va ricordato che nel 2020 Trump aveva avuto solo l’8% dei voti neri.
Da nessuna parte, nella dichiarazione di Biden che ha annunciato la moratoria, “è spiegato perché l’esistenza di nuovi terminali di esportazione di GNL danneggerebbe il clima”, si legge ancora sulla National Review. “Secondo la metodologia dell’EPA (Ente USA di protezione dell’ambiente) l’annullamento per sempre di tutte le esportazioni di GNL degli Stati Uniti ridurrebbe le temperature globali di 0,013% gradi centigradi entro il 2100. Questo minuscolo effetto si avrebbe con una politica molto più draconiana di quella di Biden”. Come dire: le esportazioni di GNL semplicemente non contribuiscono a cambiare il clima in modo significativo. Del resto, la realtà è che il GNL verrà comunque prodotto, venduto sul mercato globale, e quindi utilizzato. E ciò accadrà indipendentemente dalla nuova costruzione di terminali per l’export. La domanda vera è se gli USA vogliono rendere le proprie esportazioni più facili o più difficili, sapendo bene che il renderle più difficili non raffredda le temperature. I paesi che avrebbero acquistato il GNL statunitense lo possono fare da altri paesi. E i paesi che non sono in grado di procurarsi il GNL useranno probabilmente il carbone, molto più “sporco” da bruciare. La ragione principale del calo di emissioni di carbonio degli Stati Uniti negli ultimi anni è proprio il passaggio dal carbone al gas naturale per la produzione di elettricità, come ha detto il senatore Kennedy.
Complicare le esportazioni di GNL americano danneggia insomma soltanto gli sforzi di altri paesi di ridurre le loro emissioni.
“Gli Stati Uniti non hanno esportato gas naturale fino al 2016”, ricorda la National Review. “Ora sono il principale esportatore mondiale. Il dominio americano del GNL è principalmente una funzione della rivoluzione del fracking”. E questa non è solo una manifestazione dell’innovazione negli Stati Uniti, ma li dota di una nuova arma in ambito geopolitico. “Fornire un’alternativa al gas naturale russo dovrebbe essere un obiettivo primario della politica statunitense in Europa. L’amministrazione Biden ama vantarsi di aver ripristinato la fiducia degli alleati degli Stati Uniti, ma i nostri alleati europei sono ora preoccupati per il futuro se la capacità di esportazione di GNL non verrà ampliata oltre i progetti già approvati”.
Tutto per arruffianarsi un influencer di TikTok di 25 anni.