Non è più, come era stato per decenni, un “semplice” problema di immigrazione clandestina dal Messico.
O da Cuba e da qualche altro staterello sudamericano. Anche se avevano raggiunto e superato la cifra, stimata al ribasso ma più che ragguardevole di una dozzina di milioni, gli irregolari che vivevano in America fino a qualche tempo fa erano soprattutto una questione politica interna usata dai Democratici, elettoralmente, per vantarsi della propria superiorità morale nell’accoglierli, e dai conservatori per denunciare un fenomeno inaccettabile di illegalità di massa da respingere.
Ora, lo si vede dagli arrivi di stranieri nell’ultimo periodo, con Biden paladino di una perversa “globalizzazione” ai danni degli USA, la situazione è precipitata, ed è diventata anche una seria questione di sicurezza nazionale. In un periodo di alta tensione con Pechino, aumenta il pericolo di infiltrazioni di spie cinesi.
Il 20 gennaio 2021, suo primo giorno in carica, il presidente aveva smantellato le politiche di Trump, a partire dal blocco dei lavori per completare il Muro fino a promuovere la sostanziale apertura dei confini, con ordini esecutivi e dichiarazioni pubbliche che sono state un formale invito a presentarsi ai confini e ad entrare: a chiunque, da qualunque parte del mondo. Il fenomeno, da messicano e, poi, centro e sud americano, è diventato globale. Siccome chi si consegna alle guardie di confine senza documenti legittimi per varcarlo sa che lo fanno entrare - basta che dica di voler fare richiesta di asilo politico - la gente arriva da ogni parte del globo. Infatti, a dispetto della propaganda chiassosa degli anti-americani e anti-capitalisti che rimbomba dalle università e dalle piazze in tutto il mondo, l’esercito di coloro che, invece, l’America continuano a sognarsela come meta per una vita migliore, non smette mai di reclutare.
I nuovi filoni di fuggiaschi sono una sorpresa. Dall’1 ottobre 2023, data d’inizio dell’anno fiscale americano, al 17 novembre, ossia in sole sette settimane, le autorità di frontiera USA hanno registrato l’ingresso di oltre 6500 cittadini cinesi, e il trend è in crescita esponenziale. Basti dire che i cinesi fermati ai confini USA erano stati - i dati sono dell’ufficio governativo di competenza - 1.157 nell’intero 2010, 1.327 nel 2015, 2.134 nel 2019. Da qui il decollo, anche letterale.
I migranti cinesi volano per lo più in Ecuador e a Panama, e poi si dirigono fino al confine tra Messico e Stati Uniti. Quelli intervistati nei mesi scorsi dall’Associated Press al loro ingresso in America hanno affermato che stavano cercando di sfuggire a un clima politico sempre più repressivo e a prospettive economiche cupe.
La possibilità di fuga data dai viaggi internazionali facilita il trend, e l’agenzia dei flussi migratori delle Nazioni Unite ha rilevato che il numero di cinesi che lasciano il paese – legalmente e illegalmente – è in aumento. La stima fatta dall’ONU un paio di mesi fa era che la Cina avrebbe perso 310.000 persone a causa dell’emigrazione nel 2023, rispetto alle 120.000 del 2012. La destinazione americana è ora quella sempre più gettonata, anche se la rotta da seguire è pericolosa. Secondo i dati pubblicati dalle autorità panamensi per l’immigrazione, i cinesi sono stati la quarta nazionalità più numerosa, dopo venezuelani, ecuadoriani e haitiani, ad attraversare la giungla del Darien Gap durante i primi nove mesi del 2023. È un percorso rischioso, prima in autobus e poi a piedi verso il Costa Rica e infine al confine tra Stati Uniti e Messico.
Il numero di “incontri”, come sono registrati i casi di persone che vengono presi o si consegnano agli agenti della Customs and Border Protection (CBP) degli Stati Uniti che pattugliano i confini, ha registrato una impennata di 17 mila persone dai 28mila dell’anno fiscale 2022 ai 45mila del 2023. Molti di questi incontri sono avvenuti al confine terrestre meridionale con il Messico e la stragrande maggioranza erano adulti non accompagnati. Un esperto di emigrazione, in una intervista a Newsweek, ha avvertito che questa drammatica crescita è un rischio per la sicurezza nazionale. Infatti, la domanda inevitabile è: c’è qualcuno di questi migranti che è qui per ordine della Cina?
A me la risposta appare ovvia. Si deve prendere atto che l’intento spionistico e di infiltrazione a tutti i livelli sul territorio e nella società americana da parte di entità cinesi è ovvio, e documentato. Il pallone aerostatico che ha attraversato coast to coast l’intero paese è il caso più spettacolare. Ma poi ci sono gli acquisti di terreni agricoli, per lo più nei pressi di installazioni militari, al punto che il governatore della Florida Ron DeSantis, Repubblicano in corsa per la Casa Bianca, ha deciso di vietare ai cinesi di acquistare terreni nel suo Stato. Non meno clamorosa, e ancora più grave, è l’azione esercitata da TikTok. Il social media “è posseduto da ByteDance, una compagnia cinese con base a Pechino”, ha lanciato l’allarme il giornalista del Wall Street Journal Gerald Baker nel suo libro appena uscito “American Breakdown” (Il degrado americano). “Anche se gode del sostegno finanziario delle maggiori società di investimento americane, TikTok è controllata dal governo cinese attraverso una golden share, e come in tutte le grandi società cinesi il partito comunista cinese ha nominato un membro nel consiglio di amministrazione”.
Se è vero che TikTok, via Internet, fa una sistematica raccolta di dati personali tra i milioni di utenti americani, anche una piccola percentuale dei 45.437 di cinesi in carne ed ossa arrivati nel paese negli ultimi 11 mesi, e dei quali ben 39.427 sono adulti single, può costituire una cellula umana, rilevante, di spionaggio politico, commerciale, industriale e culturale. “Sappiamo che la Cina sta usando tutto ciò che ha, ogni minimo elemento di spionaggio, per spiare le nostre forze armate e la nostra alta tecnologia”, ha affermato Rebecca Grant, analista di sicurezza nazionale presso IRIS Independent Research. “E sappiamo che il governo cinese non è nostro amico. Quindi, questo drammatico balzo nei numeri potrebbe sicuramente presentare un potenziale rischio per la sicurezza nazionale”.