Banconota da 0 euro, è boom tra i collezionisti. A cosa serve e come averla?

Giacomo Astaldi

4 Settembre 2026 - 14:55

Sì, le banconote da 0 euro esistono davvero. Ma a cosa servono, quanto valgono e, soprattutto, come averle?

Banconota da 0 euro, è boom tra i collezionisti. A cosa serve e come averla?

Chi sente parlare per la prima volta di banconota da 0 euro storce il naso, convinto che si tratti di un falso. Ed è più che comprensibile. Ma è tutto vero: esistono banconote da 0 euro autentiche in tutto e per tutto, o quasi. Hanno filigrana, ologrammi, numero seriale, filo di sicurezza e perfino una carta di puro cotone simile a quella utilizzata per gli euro ufficiali. Solo che al posto del valore compare uno zero enorme.

Non sono false, non sono giocattoli e la loro emissione è stata autorizzata dalla Banca Centrale Europea. Dietro queste banconote c’è un progetto privato europeo nato nel 2015 che, anno dopo anno, è diventato un vero e proprio fenomeno apprezzato da turisti e collezionisti.

Non hanno valore nominale, perché valgono zero, ma alcune vengono rivendute online a decine o perfino centinaia di euro.

Cosa sono le banconote da 0 euro?

L’idea è del francese Richard Faille, imprenditore appassionato di numismatica che già dagli anni Novanta produceva monete commemorative destinate ai bookshop dei musei e ai siti turistici. Nel 2015 immaginò un souvenir diverso dal solito: altro che la classica cartolina o la calamita da frigorifero, lui voleva una vera e propria “banconota da collezione”.

Le banconote “0 Euro Souvenir” vengono stampate dalla Oberthur Fiduciaire, azienda francese accreditata anche per la produzione di cartamoneta europea circolante. È un dettaglio che spiega molte cose, a partire dalla qualità del prodotto finito.

Lo ribadiamo, pur non avendo alcun valore legale, queste banconote vengono realizzate con standard praticamente identici a quelli delle banconote vere. Includono infatti quasi tutti gli elementi di sicurezza presenti negli euro autentici: filigrana, microstampa, ologramma, inchiostri visibili sotto luce ultravioletta, filo di sicurezza, rilievo tattile e numero seriale unico.

Anche il colore richiama volutamente la vecchia banconota da 500 euro, quella violacea ormai sparita quasi del tutto dalla circolazione.

La differenza principale è tutta nel valore nominale: al posto dei classici 10, 20 o 50 euro compare uno “0” ben visibile su entrambi i lati, proprio per evitare qualsiasi uso fraudolento. Il formato standard indicato nelle schede tecniche del progetto è di 135x74 millimetri, misura che non corrisponde a nessun taglio in circolazione.

Perché è servita l’autorizzazione della BCE

Riprodurre una banconota in euro non è un gesto libero, la Banca Centrale Europea ha fissato regole precise sulle riproduzioni proprio per impedire che un oggetto stampato possa essere scambiato per denaro autentico, e chi le viola commette un illecito. Non conta l’intenzione di chi stampa quanto invece la possibilità che qualcuno, anche in buona fede, confonda la riproduzione con l’originale.

Le 0 Euro Souvenir nascono da un prodotto che assomiglia moltissimo a una banconota vera, per carta, tecniche di stampa ed elementi di sicurezza. Ed è esattamente per questo che Faille dovette presentare il progetto a Francoforte e ottenere il via libera prima di partire.

Il risultato è un oggetto costruito su un equilibrio preciso: massima somiglianza nei materiali e nella lavorazione, massima distanza nel valore facciale e nel formato. Lo zero gigantesco e le dimensioni fuori standard sono le due garanzie che rendono impossibile spacciare il souvenir per contante.

A cosa serve una banconota da 0 euro, allora?

Il suo scopo è principalmente turistico e collezionistico. Ogni banconota celebra un luogo famoso, un monumento, un anniversario storico, un evento culturale o un personaggio celebre.

Il meccanismo è semplice e spiega la rapidità con cui il fenomeno si è diffuso: qualsiasi museo, comune, associazione o attrazione turistica può commissionare la propria emissione personalizzata, scegliendo soggetto e tiratura. Prima viene l’attrazione, poi la banconota, infine il mercato dei collezionisti che le cataloga per anno, Paese e soggetto.

Partito dalla Francia, il progetto si è allargato ad altri Paesi europei dal 2016 ed è arrivato in Italia dal 2017. Oggi le emissioni si contano ormai a centinaia e continuano ad aumentare.

Vi sono molti turisti che le comprano come ricordo di viaggio, mentre altri le collezionano come fossero monete rare o francobolli.

E, intanto, l’Italia è diventata uno dei Paesi europei con il maggior numero di emissioni dedicate ai monumenti storici e alle città d’arte. Tra i soggetti italiani comparsi sulle banconote da 0 euro troviamo il Colosseo, la Basilica di San Pietro, la Torre di Pisa, il Duomo di Milano, il Ponte di Rialto, Piazza San Marco a Venezia, il David di Michelangelo, l’Arena di Verona, Pompei, la Reggia di Caserta, i Trulli di Alberobello, il Canal Grande, il Vesuvio, Castel del Monte, le Cinque Terre e la Mole Antonelliana.

Accanto ai monumenti si sono affiancate nel tempo emissioni dedicate a personaggi e ricorrenze, da Stanlio e Ollio fino alle banconote commemorative legate a eventi di attualità.

Come averle (e quanto costano?)

Non si tratta di banconote classiche, non si trovano in banca né negli uffici postali. Si acquistano soprattutto nei bookshop dei musei, nei siti archeologici e, più in generale, nei negozi di souvenir o all’interno di distributori automatici collocati nei luoghi ad alto flusso turistico. Nel mercato secondario, tra i principali canali trovi eBay e i marketplace di collezionismo.

In Francia e Germania i distributori dedicati alle “0 Euro Souvenir” sono ormai diffusissimi. Anche in Italia stanno aumentando, soprattutto nelle città d’arte e nei luoghi più visitati dai turisti.
Il prezzo di partenza è generalmente tra i 2 e i 5 euro, ed è il livello a cui si trovano tuttora online la gran parte delle emissioni italiane recenti. Alcune edizioni limitate, però, vengono rivendute a cifre molto più alte.

Le banconote da 0 euro che valgono di più oggi

Nel mercato del collezionismo, e in particolare nel mondo della numismatica, contano soprattutto la rarità, il soggetto raffigurato, le condizioni della banconota e il numero seriale.

Le serie con tirature molto basse o con numerazioni particolari, come i numeri bassi o le sequenze ripetute, possono far salire rapidamente il valore di una banconota da 0 euro. Vale lo stesso principio della cartamoneta da collezione tradizionale: una tiratura di cinquemila pezzi che va esaurita in una settimana genera una scarsità che una tiratura da centomila non produrrà mai.

Uno dei casi più famosi? Quello della banconota da 0 euro dedicata alla città tedesca di Kiel, andata esaurita in pochissimi giorni e diventata immediatamente un oggetto di culto tra i collezionisti europei, con richieste arrivate nell’ordine delle centinaia di euro.

Su questo punto, però, serve un chiarimento onesto. Le cifre che circolano sono prezzi richiesti dai venditori, non quotazioni ufficiali: un annuncio online o una singola vendita eccezionale non fissano il valore di un’intera categoria. Non esiste un listino delle banconote da 0 euro paragonabile a quello di un titolo quotato, e la stragrande maggioranza delle emissioni resta ferma intorno al prezzo di copertina.

Chi le acquista pensando a un investimento sta facendo una scommessa su un mercato piccolo, illiquido e senza prezzi di riferimento verificabili. Chi le acquista come ricordo di viaggio, invece, spende tra i 2 e i 5 euro e porta a casa esattamente quello che si aspettava.

Oggi esistono cataloghi specializzati dedicati esclusivamente alle banconote da 0 euro, tra cui quello curato dal tedesco Hans-Ludwig Grabowski, e gruppi online che seguono con grande interesse le nuove uscite, anche nel 2026.

Nel frattempo il tema delle banconote è tornato centrale anche per un altro motivo, e questa volta con una scadenza vicina. La BCE ha presentato lo scorso 23 luglio i dieci disegni finalisti della nuova serie di banconote in euro e ha aperto un sondaggio online rivolto a tutti i residenti dell’area euro, che possono esprimere la propria preferenza fino al 21 settembre 2026.

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