Banche USA in fuga dal clima? Ecco perché il green vince lo stesso

Redazione Money Premium

16 Febbraio 2025 - 06:40

La ritirata delle grandi banche USA dagli accordi climatici dell’ONU e il disimpegno di Trump dall’Accordo di Parigi non cambieranno il corso dell’energia globale.

Banche USA in fuga dal clima? Ecco perché il green vince lo stesso

L’abbandono da parte di Citigroup, Bank of America, JP Morgan e Goldman Sachs dall’alleanza climatica delle Nazioni Unite rappresenta più una mossa politica che un evento in grado di influenzare significativamente la transizione energetica globale.

La scelta di questi colossi bancari di distaccarsi dagli impegni verdi per allinearsi al revival fossile di Donald Trump non avrà effetti misurabili né sul mercato energetico né sui livelli di emissioni di carbonio.

Negli ultimi anni, la tecnologia pulita ha compiuto progressi straordinari. Dal 2015, anno della firma dell’Accordo di Parigi, gli investimenti in energie rinnovabili hanno superato i 2.000 miliardi di dollari l’anno, mentre gli investimenti nell’industria dei combustibili fossili si attestano attorno ai 1.000 miliardi di dollari. Questo slancio non è guidato tanto dalle politiche climatiche quanto dalla logica di mercato: le energie rinnovabili sono semplicemente più redditizie.

I costi delle fonti rinnovabili sono crollati ben oltre le previsioni più ottimistiche. Oggi, solare ed eolico sono più economici del carbone e del gas naturale nella maggior parte delle aree del mondo, incluse regioni tipicamente legate ai combustibili fossili come il Texas.

Secondo Lord Turner, presidente della Energy Transitions Commission, «siamo di fronte a una corsa al solare con batterie, la vera killer application dell’era dell’energia pulita». Nel 2010, il Dipartimento dell’Energia USA stimava che raggiungere un costo del solare di 1 dollaro per watt avrebbe garantito la parità con i combustibili fossili. Oggi, grazie alla produzione cinese, il costo dei pannelli solari si attesta a 9 centesimi per watt.

L’adozione delle energie rinnovabili nei Paesi emergenti procede a ritmi vertiginosi. In Pakistan, la capacità solare è aumentata di 22 GW in un solo anno, mentre il consumo di elettricità dalla rete è diminuito a doppia cifra. Il governo non ha giocato alcun ruolo in questo cambiamento: è stato il mercato a parlare.

Questa dinamica si replica in tutto il mondo, specialmente nelle regioni comprese tra i 40° di latitudine Nord e Sud, dove il sole splende quasi ogni giorno. In Africa, per esempio, l’energia solare con accumulo è ormai più conveniente della costruzione di nuove centrali a carbone o gas naturale.

Il costo delle batterie è sceso drasticamente, da 1.100 dollari per kWh nel 2010 a meno di 50 dollari per kWh per le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) cinesi. Le batterie al sodio per l’accumulo solare potrebbero presto scendere sotto i 25 dollari per kWh. Questi progressi eliminano la dipendenza da materiali critici come il cobalto e il nichel, spesso associati a problemi ambientali e di diritti umani.

Parallelamente, i veicoli elettrici (EV) stanno vivendo un’espansione inarrestabile. Nel 2023, le vendite globali di EV sono aumentate del 24%. In Asia, il mercato sta esplodendo: in India, la MG Comet parte da 7.000 dollari, mentre la Tata Tiago da 9.000 dollari. L’accoppiata EV a basso costo e solare domestico cambierà irreversibilmente la mobilità globale.

L’idea che Trump possa resuscitare l’industria fossile è priva di fondamento. La sua amministrazione potrebbe rallentare la transizione con ordini esecutivi – bloccando l’eolico offshore o limitando le infrastrutture di ricarica EV – ma il mercato energetico USA è regolato da dinamiche locali e private.

Ad esempio, in Texas, cuore dell’energia americana, l’energia eolica e solare dominano il mix elettrico. I contratti di acquisto di energia (PPA) nella regione del Texas Panhandle si attestano a 20 dollari per MWh, un valore inavvicinabile per il gas naturale. In Iowa, il vento fornisce il 59% dell’elettricità e lo stato è governato da una maggioranza repubblicana.

Il destino dell’energia fossile è segnato, indipendentemente dalle scelte politiche di breve termine. Gli investimenti, i costi in calo delle tecnologie pulite e la competitività delle energie rinnovabili stanno spingendo il mondo verso un futuro a basse emissioni di carbonio. Trump e le grandi banche americane possono provare a rallentare il cambiamento, ma non possono fermarlo.