Banche Italia: ecco cosa consigliano di fare gli analisti di Equita

Per le banche italiane è ancora necessaria una riduzione del profilo di rischio. Lo dicono gli analisti di Equita Sim. Due gli strumenti a disposizione degli istituti.

Banche Italia: ecco cosa consigliano di fare gli analisti di Equita

Ridurre ulteriormente il profilo di rischio. Questa la ricetta elaborata da Equita Sim per il comparto bancario italiano.

Anche a costo di rinunciare a parte degli utili futuri, quello della riduzione del rischio rappresenta un passaggio fondamentale in vista dell’unione bancaria.

Due sono gli strumenti, rilevano gli analisti, che permetteranno di effettuare questa riduzione.

Equita: meno rischio anche a costo di rinunciare a utili

Quella elaborata da Equita è una ricetta “per consentire al settore di uscire da una value trap (trappola di valore) data da un prezzo/tangible equity di 0,58 volte (con molti titoli sotto 0,4 volte) e uno scenario per i ricavi non confortante".

L’unito modo per migliorare le valutazioni è spingere “sull’ulteriore riduzione del profilo di rischio, anche a costo di rinunciare a utili futuri”.

Questo perché si tratta di uno scenario coerente “con le linee guida di medio termine del regolatore, necessarie ad uniformare il profilo di rischio delle banche in Europa e creare le condizioni dell’unione bancaria”.

I rischi da armonizzare riguardano gli NPE (Non Performing Exposures), i crediti deteriorati, e l’esposizione ai titoli di Stato.

Equita: ecco quanti NPE dovranno essere ceduti

Sulla base delle stime di Equita, entro il 2026 le banche dovranno cedere almeno 68 miliardi di NPE (-55%, di cui 29 miliardi di inadempienze probabili, UTP, Unlikely To Pay) “che contribuiscono al 12% del margine di interesse (NII- Net Interest Income) via effetto time reversal”.

“Stimiamo che le vendite genereranno una riduzione proporzionale di ricavi con un impatto negativo del 10% sugli utili di settore”. Però, le vendite di NPE, rileva Equita, consentiranno di ridurre il costo del credito da 60 a 45 punti base (+13% utile settore).

“Abbiamo stimato una riduzione dei titoli governativi domestici di 69 miliardi di euro (-44%) data dall’introduzione di una doppio limite all’esposizione (100% del CET e 25% totale portafoglio): ne deriva un impatto negativo sull’utile di settore del 2%”.

Il calo medio di 2 punti percentuali è caratterizzato da un’elevata dose di dispersione: UniCredit, Ubi e il Credito Emiliano “non registrano impatti negativi dal derisking” mentre altre banche, come Banco BPM e Creval, “nonostante una riduzione dell`utile del 20% secondo noi mantengono upside a due cifre perché il mercato sovrastima il costo dell’equity (>7 pp) rispetto ai rendimenti degli AT1 (Additional Tier 1, le obbligazioni “perpetue” che assicurano alle banche emittenti la stabilità patrimoniale, ndr)”.

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